Una "sinistra" che si sieda dalla "parte del torto"Tribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Una “sinistra” che si sieda dalla “parte del torto”

Parafrasando B.Brecht alla sinistra dell’Occidente non resta che una possibilità: prendere atto del fallimento e ricominciare da zero, magari senza vergognarsi della propria identità e sedendosi in quella che il Mainstream propone come “la parte del torto”.

Chio stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato? Ciò che oggi viene considerato giusto magari non lo era cinquanta anni fa, e viceversa. Il motivo di questi cambiamenti è che la realtà non è immobile e immutabile bensì cambia continuamente, così come cambiano anche le percezioni della stessa a seconda dei rapporti di forza messi in campo dai diversi segmenti della società. Così cinquant’anni fa era ritenuto sacrosanto sognare una società più giusta ed egualitaria mentre oggi questa stessa aspirazione viene percepita come una mera “utopia”, con lo stesso significato della parola “utopia” che ha acquisito una forte connotazione negativa, e non potrebbe essere altrimenti in una società dove tutto ciò che conta è il “tutto e subito qui e ora”. In una società dove ha vinto il concetto dell’ “io” contro il “noi”, dove l’individualismo e il soddisfacimento delle aspirazioni del singolo sono l’unico valore che si deve imporre su qualsiasi cosa, non sorprende che i movimenti sociali e politici che richiamano a un senso di comunità, giustizia sociale e redistribuzione siano ai minimi storici in paesi come l’Italia ad esempio. Le motivazioni che spieghino come ciò sia potuto accadere sono svariate e non basterebbe un saggio per lumeggiarne i vari aspetti, quello che qui vorremmo fare è semplicemente sottolineare come la scelta operata da una certa “sinistra” in Occidente di accettare il campo ideologico degli avversari di un tempo, ovvero l’accettazione di semplice ruolo di riformismo all’interno del capitalismo globale, sia stata una strada fallimentare sotto tutti i punti di vista. Proseguire su questa strada come una locomotiva impazzita, accettando sostanzialmente valori e interpretazioni della storia degli avversari politici di un tempo ha portato a un progressivo ma inevitabile svuotamento concettuale della stessa categoria di “sinistra“, al punto che oggi va persino di moda sostenere che, dopotutto, sinistra e destra sono solamente due facce della stessa medaglia. Questo percorso ha portato a uno sgretolamento totale del sistema valoriale della sinistra, che ha ormai perso ogni aspetto di critica al capitalismo diventando sostanzialmente un “poliziotto buono” da contrapporre a quello cattivo incarnato dalle destre. Che fare dunque per invertire la rotta? Secondo chi vi scrive coloro che vorrebbero realmente rianimare e ricreare una sinistra degna di questo nome dovrebbero nientemeno che “sedersi dalla parte del torto”, ovvero occupare quello spazio politico lasciato scoperto da troppi anni, lo spazio della critica radicale al capitalismo. Il che potrebbe avvenire anche solo invertendo la tendenza presa dalla “sinistra” contemporanea e rivalutando quei punti forti che hanno contrassegnato la crescita della sinistra mondiale nel XX secolo e lasciati per strada non tanto perchè fallimentari, ma perchè il capitalismo vincente ha avuto tutto l’interesse a definirli tali, garantendo così il “disinnesco” della pericolosità della stessa sinistra. Temi come “sovranità”, come “redistribuzione”, come “giustizia sociale”, sono diventati quasi temi “negativi” e sono stati abbandonati per abbracciare altri temi, tutti condivisibili, ma innocui per il potere costituito. Stiamo parlando dei diritti individuali, importantissimi, ma che sono inevitabilmente condizionati dal sistema generale che, al contrario, non verrà mai intaccato  con questo modo di procedere. Insomma la sinistra dovrebbe “sedersi dalla parte del torto” recuperando temi e modus operandi che il capitalismo ha deciso non essere accettabili per i propri interessi. Ma, dal momento che gli interessi del capitalismo non sono i nostri, perchè farsi imporre i temi da quelli che dovrebbero essere “avversari politici”? Dalla risposta a questa domanda, secondo noi, si può trarre linfa per risorgere.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/alandenney/6314865571/”>Alan Denney</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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