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venerdì , 21 luglio 2017
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Ungheria. La sfida di Orban all’Ue spaventa l’Europa

Viktor Orban, presidente nazional-populista dell’Ungheria riprova a cambiare la Costituzione sfidando l’Ue. Monta la marea nera nel cuore dell’Europa.

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Il pericolo fascismo viene sbandierato da anni in concomitanza della crisi, ma purtroppo per noi tutti sembra essere già in realtà nel cuore dell’Europa, in Ungheria, dove il premier nazional-populista Viktor Orban ha da tempo allungato un’inquietante ombra nera sul Paese magiaro. Orban ora si è sentito abbastanza forte per tentare un vero e proprio “golpe bianco” che potrebbe abrogare per sempre la democrazia a Budapest. Si tratta di un vero e proprio tentativo eversivo di modificare l’equilibrio tra i poteri, sbilanciandolo ovviamente a proprio esclusivo favore. Orban, amico di Berlusconi, vuole porre il suo partito, il Fidesz, come unico controllore del Parlamento, lo stesso Parlamento che ha votato nelle scorse ore a favore di emendamenti di fondo alla Costituzione che cambiano ben 14 pagine su 45 del testo costituzionale ungherese. Il Fidesz, assieme ai suoi alleati, ha la maggioranza di due terzi in Parlamento, e questo ha concesso a Orban di votare l’introduzione del principio che la libertà di espressione può essere limitata. La Corte costituzionale è stata de facto esautorata, e il matrimonio ufficiale tra uomo e donna diventerà un vero e proprio contratto per fare figli. Una torsione autoritaria dal sapore fascista che ha spinto dissidenti, sinistra e ong ungheresi a reagire inviando un disperato appello alla Commissione europea, personalmente al suo presidente Barroso e alla Corte europea di giustizia.

Ma cosa cambierà nel paese magiaro? Esautorando la Consulta, di fatto Orban ha eliminato ogni residuo di autonomia dei poteri dall’esecutivo, impedendo d’ora in poi che si possa tornare indietro. Non si potrà più infatti contestare gli emendamenti stessi dal punto di vista del contenuto. Ecco i punti più significativi delle gravi modifiche costituzionali volute dal premier nazionalpopulista magiaro, tutte leggi che egli aveva fatto passare ma che la Consulta aveva respinto. Ora i giudici supremi non possono più rigettarle, perché appunto sono nella Costituzione:

1-L’esecutivo ha diritto di limitare la libertà d’espressione. La formulazione è abbastanza vaga da aprire spazio a pericolosi abusi. Si autorizzano questi superpoteri in nome della difesa “della dignità della Nazione, dello Stato e della persona”, oltre che vietare i “discorsi di odio”.

2-La Corte costituzionale non potrà più sollevare obiezioni di sostanza ma solo di forma su emendamenti alla Costituzione, e decadono le sue decisioni precedenti il gennaio 2012, cioè soprattutto ricusazioni di leggi liberticide su stampa o giustizia o scuola volute da Orbàn.

3-La famiglia riconosciuta dallo Stato è solo l’unione ufficializzata da matrimonio di una coppia eterosessuale che si sposa al fine di fare figli. Nessun altro tipo di unione avrà pari dignità con la famiglia sposata etero che vuole prole.

4-Non tutte le religioni saranno riconosciute come tali a pari dignità, bensì soltanto quelle definite come tali dalle recenti leggi del governo.

5-Il vecchio partito comunista del passato (che nel 1988-89 divenne Partito socialista e attualmente è divenuto una forza politica affiliata ai socialisti europei come Pd o Spd o il ps francese o il New labour) è definito nella costituzione “associazione criminale”, quindi di fatto processi politici diverranno possibili.

Insomma, si tratta di un vero e proprio strappo nei confronti dei valori europei, uno strappo che è arrivato a pochi giorni dalla decisione di Orban di imporre come capo della Banca centrale magiara il suo braccio destro, Gyorgy Matolcsi, ritenuto un uomo messo lì unicamente per regalare al governo l’autonomia dell’Istituto. Matolcsi, come se non bastasse, è un discendente di un funzionario del regime filonazista di Horthy, che avrebbe collaborato tra le altre cose all’Olocausto. Insomma trema Budapest e trema anche l’Europa perchè il timore è che Orban abbia semplicemente fatto da apripista. E mentre tutto il mondo si scaglia contro i “dittatori” nemici dell’Occidente, sempre troppo poco viene scritto per prendere le distanze dai nuovi fascismi che crescono tra le macerie della crisi.

D.C.

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2 commenti

  1. Gli Stati Uniti non sono più il gendarme del mondo. Il loro potere economico sta diminuendo e con esso anche il potere politico. Il ritiro degli Stati Uniti dalla gestione dell’Europa è palpabile in tanti fatti. La Germania ha ripreso il tradizionale ruolo egemone, la Francia è stata apripista negli interventi militari degli ultimi anni, l’Ungheria fa quello che vuole, la Catalogna è pronta alla secessione mentre l’Unione Europea non sa far di meglio che stritolare le economie e i diritti sociali dei paesi del sud, dalla Grecia all’Italia mentre la Cina sta facendo shopping di aziende, porti e altre installazioni strategiche in Europa, Africa e Sud America. Come al solito, i governanti italiani sembrano più attenti a trovarsi dei nuovi padroni da servire che di approfittare della debolezza del gendarme americano per farci ridiventare un popolo libero e sovrano.

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