Ungheria. Orban e quel muro che spaventa l'EuropaTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Ungheria. Un muro contro i migranti

Il tema dell’immigrazione è attuale in tutta Europa ma in Ungheria hanno deciso di affrontarlo in modo drastico annunciando la costruzione di un vero e proprio muro al confine con la Serbia per impedire l’afflusso di migranti. L’annuncio ha ingenerato forti polemiche ma può anche sembrare una sorta di epilogo naturale per il governo populista di Viktor Orban. 

L’Europa che deve fronteggiare i flussi migratori più imponenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi non è riuscita ad adottare una risposta unitaria ed efficace per fronteggiare il fenomeno. Così i singoli paesi hanno potuto elaborare delle risposte indipendenti, è un pò quanto hanno pensato di fare a Budapest, in Ungheria, dove il governo di Viktor Orban ha deciso di blindare letteralmente il confine meridionale con la Serbia al fine di impedire l’afflusso di migranti proveniente dai Balcani. Chiaramente tale decisione ha subito sollevato diverse polemiche in Europa ma Orban non sembra curarsene, del resto non governa di certo l’Ungheria da ieri e quella dell’edificazione del muro secondo molti non è che la conseguenza naturale delle sue politiche e del suo modello di governo. Non caso il premier ungherese Orban ha da sempre parlato di quello dell’immigrazione come uno dei problemi primari per l’Ungheria, e l’edificazione del muro sembra un modo per risolverlo sul nascere.

Attualmente in Ungheria il governo è in mano al partito Fidesz, l’Alleanza dei Giovani Democratici fondato nel 1988. Inizialmente si trattava di un partito molto diverso da quello di oggi, e pur avendo una forte identità nazionalista ed anticomunista rappresentava tutto sommato un partito liberale e libertario. Con il passare degli anni però Fidesz ha progressivamente subito una mutazione genetica sempre più a destra che ha lo ha portato sulle posizione odierne che sono molto più conservatrici del passato. Una “svolta a destra” che ha pagato in termini elettorali dal momento che nel 1998 Viktor Orban è divenuto il primo ministro di un governo molto debole dato che la maggioranza in Parlamento era garantita dall’Alleanza dei Liberi Democratici e dal Partito dei Contadini indipendenti. Negli anni successivi però il suo partito, Fidesz, ha perso l’appoggio dell’Alleanza dei Liberi Democratici e ha preso la storica decisione di passare all’opposizione. Si arriva poi al 2006, una data importantissima per l’Ungheria dato che fu proprio allora che l’ex premier socialista e leader dell’MSZP, Ferenc Gyurcsány, confessò nel corso di una riunione di partito di aver vinto costruendo il suo successo sulle menzogne e nascondendo al Paese la crisi economica che stava fermentando. Chiaramente questo venne interpretato dalla società ungherese come uno scandalo clamoroso e la popolazione si indignò preparando così il campo a futuri cambiamenti. Nemmeno due anni dopo infatti, nel 2008, proprio mentre l’Occidente piombava nella crisi a causa del crac di Lehman Brothers, Budapest venne investita da una crisi molto grave che finì per avvantaggiare proprio Orban, e infatti nel 2009 il suo partito, il Fidesz, riuscì a vincere da solo ottenendo un governo monocolore.

Dopo la schiacciante vittoria elettorale ci si sarebbe potuti aspettare che Fidesz per certi versi si moderasse, e invece il partito di Orban, se possibile, ha assunto posizioni ancora più conservatrici e populiste, al punto da porsi in aperta conflittualità con l’Unione Europea. Fidesz è sempre stato saldamente parte del PPE, rimanendo gomito a gomito con Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy, tuttavia nella politica interna ungherese Orban è stato accusato di aver letteralmente guidato una deriva autoritaria e reazionaria. In particolare Orban ha fatto cambiare la Costituzione a botte di maggioranza, una decisione molto importante che ha però spaventato molti, compresa l’opposizione. Ma la vera novità all’interno del quadro politico ungherese, a parte il crollo dei socialisti, è stata, in parallelo all’ascesa di Orban, la crescita a oltranza del partito ultranazionalista di estrema destra Jobbik. All’ultima tornata elettorale Jobbik ha ottenuto il 20% dei consensi, segno che la società ungherese appare molto permeabile al nazionalismo e al populismo di destra. A questo punto Orban ha dovuto scegliere e ha deciso di non cercare alcuna alleanza con l’estrema destra, un gioco difficile dato che lo stesso premier però vuole anche continuare a fare la voce grossa con l’Unione Europea. Bisogna però anche riconoscere che Orban ha avuto il merito di favorire l’alleanza internazionale di Budapest con Mosca, soprattutto dal punto di vista economico ed energetico, e infatti in questo senso proprio il premier ungherese aveva raggiunto un accordo con il Cremlino per il rinnovamento della centrale nucleare di Paks e per il raggiungimento progressivo dell’indipendenza energetica nei prossimi cinquant’anni.

In questo senso, alla luce della natura del governo di Orban e del contesto entro cui si trova ad operare, ecco che la notizia della costruzione del muro al confine con la Serbia suona meno strana. Del resto nei giorni scorsi proprio il governo di Budapest aveva fatto disseminare la città di manifesti contro i lavoratori immigrati, l’ennesima trovata propagandistica dato che l’economia ungherese si trova in crescita solo grazie alle multinazionali che spostano le loro sedi in Ungheria facendo così lavorare migliaia di persone. Il governo ungherese comunque sembra quasi avere due volti: uno intollerante nei confronti degli immigrati, e uno sorridente che serve a Orban a ottenere i fondi europei con i quali molte città sono state quasi ricostruite. Inoltre molti giovani ungheresi prendono a loro volta la via dell’emigrazione per ottenere gratificazione economica e sociale altrove, segno che comunque la ripresa in Ungheria appare appesa a un filo, e una eventuale torsione nazionalistica ed antieuropeista potrebbe anche aggravare di molto la situazione economica del Paese. Anche per questo forse molti analisti accusano Orban di aver voluto cavalcare la questione dei migranti in modo da evitare che si parli di altro, una tattica molto oliata e che soprattutto porta consensi elettorali dato che i media e la propaganda riescono perfettamente a far introiettare la paura dei migranti a gran parte dei cittadini. Così in un paese come l’Ungheria nel cuore dell’Europa un governo può candidamente annunciare la costruzione di un muro di 175 chilometri per impedire a degli esseri umani di muoversi, e sembra che nessuno farà poi molto per impedirlo. E dire che secondo Budapest dal 2012 a oggi attraverso il confine con la Serbia sarebbero entrati nel Paese migliaia di migranti, molti dei quali sono giunti fino in Ungheria dai Balcani, scappando magari dalla Siria, dove la loro vecchia casa ora è un cumulo di macerie.

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