Università di Atene: Distruzione dell'Istruzione?Tribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Università di Atene: Distruzione dell’Istruzione?

In Grecia, a seguito dei sempre più estremi tentativi di “salvataggio” dalla crisi, continuano i tagli. Questa volta, a risentirne, è l’istruzione pubblica, tanto che per l’Università di Atene è diventato insostenibile lo svolgimento di qualunque attività didattica e accademica.

Fonte: Oltremedianews

In un comunicato a seguito della sessione straordinaria del 23 settembre, il Senato dell’Università Nazionale Capodistriana di Atene (EKPA) ha dichiarato “l’oggettiva e assoluta impossibilità dell’Università di svolgere le sue funzioni didattiche, di ricerca e amministrative”. Termina così l’attività di una delle istituzioni universitarie più importanti del paese, aperta nel 1837, in quella stessa polis che nell’età classica era stata lo scenario dell’Accademia di Platone prima, e dopo del Liceo di Aristotele. La “paidèia”, cioé l’arte pedagogica per eccellenza che costruisce l’Uomo, attraverso un processo di formazione, sia in senso morale, sia in senso conoscitivo, è un valore da secoli radicato nella cultura occidentale, attualmente oscurato dalle contromisure adottate dal Governo greco, troppo debole di fronte ai decisionismi dellaTroika.

L’Università ha chiuso tra le polemiche sorte nell’opinione pubblica, dichiarandosi “costretta contro la propria volontà a dover cessare l’immatricolazione di nuovi studenti, lo svolgimento degli appelli, le sessioni di laurea e in generale qualsiasi altra attività accademica e sociale, nonché dell’impossibilità di adempiere ai suoi compiti internazionali”. Il Senato Accademico ha rivolto un appello alla comunità internazionale e “a qualunque istituzione competente affinché anche all’ultimo momento vengano sospese le dolorose misure a danno dell’Università di Atene” affermando inoltre la propria intenzione di “ricorrere ai tribunali competenti del paese e a quelli europei, sulla base dei suoi diritti costituzionali e delle Convenzioni Internazionali sullo spazio comune nell’istruzione superiore.”

Chiudere un luogo destinato alla Ricerca significa disinteressarsi al progresso umano tout court, unica garanzia contro l’ignoranza e il disagio sociale. Detto con le parole di J.J. Rousseau: “Si migliorano le piante con la coltivazione, e gli uomini con l’educazione. Se l’uomo nascesse grande e forte, la sua natura e la sua forza gli sarebbero inutili fino a che non avesse imparato a servirsene. Esse gli sarebbero state dannose, impedendo agli altri di imparare ad assisterlo e, abbandonato a se stesso, morrebbe di miseria, prima di aver conosciuto i suoi bisogni” (tratto da “Emilio”, 1762 ). Questa decisione, costretta da una politica assolutamente miope, non ha quindi tenuto in debito conto i concreti bisogni formativi delle nuove generazioni negando quel fondamentale “diritto allo studio”, tanto rivendicato e tutelato, fin dal lontano 387 a.C.

  Luisa Lupo

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