Uno schiaffo alla presunta superiorità morale dell'OccidenteTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Uno schiaffo alla presunta superiorità morale dell’Occidente

E’ connaturata in un certo tipo di Occidente la sensazione di poter guardare il resto del mondo dall’alto di una presunta superiorità morale. Oggi il concetto di “schiavitù” è giustamente etichettato negativamente, eppure quegli stessi che per secoli si sono avvantaggiati dello schiavismo creando le basi per il proprio benessere oggi non sono disposti a rinunciarvi, ammettendo nella sostanza di continuare a pensare di essere “speciali”. 

Oggi il concetto di schiavitù evoca giustamente pensieri negativi, eppure fino a pochissimi decenni fa nel paese considerato (da loro stessi peraltro) la patria della libertà, ovvero gli Stati Uniti, la popolazione di colore mancava dei principali diritti ed era sostanzialmente ghettizzata ed esclusa dalla società. Ironia della sorte quello stesso sistema che opprimeva le persone di colore si permetteva di dare lezioni su scala globale contro l’Unione Sovietica, mostrando ancora una volta che dopotutto il luogo comune per cui la storia viene scritta dai vincitori è in realtà molto veritiero. In pochi infatti ricordano che mentre in Germania vi era Hitler negli Stati Uniti i neri venivano considerati poco più che schiavi, non a caso lo stesso illuminato presidente Roosvelt al termine delle Olimpiadi di Monaco del 1936 non volle incontrare Jessie Owens, forse il più formidabile atleta della storia, proprio a causa del colore della sua pelle che avrebbe potuto turbare alcuni elettori (quest’ultima storia viene raccontata nel film recente Race-il colore della vittoria).

Del resto anche oggi che per fortuna i tempi della segregazione razziale sono stati superati la popolazione di colore non gode propriamente di pace e tranquillità negli Stati Uniti, basti pensare ai continui abusi della polizia e alle proteste che si sono scatenate in risposta. Ancora oggi purtroppo essere di colore in America non è facile per molti motivi ed è un dato di fatto che migliaia di persone di colore vivono in condizioni di degrado senza poter accedere a tutta una serie di servizi pubblici. Eppure nonostante questi giganteschi scheletri di dinosauro nell’armadio per qualche motivo gli Stati Uniti e l’Occidente in generale si ritengono in diritto di giudicare il resto il mondo e di deciderne i buoni e i cattivi, questo però senza aver mai realmente fatto i conti con il proprio passato.

Nel 1925 veniva allestita una mostra al Belle Vue Zoo di Manchester, in Inghilterra. Si chiamava i “cannibali”, e mostrava africani di colore rappresentati alla stregua di selvaggi per sollazzare il pubblico. Tutto questo mentre in Unione Sovietica tra mille difficoltà la rivoluzione bolscevica sopravviveva teorizzando comunque l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e realizzando la costruzione di un modello alternativo. Ma a certificare come quello del “razzismo” sia una sorta di ossessione dell’Occidente basti pensare che gli “zoo umani” sono sopravvissuti persino alla Seconda Guerra Mondiale, non a caso gira su internet una foto dello Zoo umano allestito in Belgio nel 1958 che ritrae una bambina in gabbia circondata da spettatori entusiasti e divertiti. (guarda la foto). L’antirazzismo così come lo conosciamo è divenuto una realtà solo negli anni Sessanta e Settanta, ovvero quando sull’onda della decolonizzazione nell’ottica anticapitalistica una parte di Occidente, quella affascinata dal socialismo, si schierò decisamente dalla parte dei popoli oppressi che cercavano di liberarsi dal secolare giogo coloniale.

Non bisognerebbe infatti dimenticare che il colonialismo non è finito nel 1945 e che quelle stesse potenze occidentali che ritenevano Hitler il male assoluto non avevano in realtà alcuna intenzione di interrompere lo sfruttamento massivo delle colonie, lo dimostra il fatto che ancora negli anni Ottanta l’Inghilterra riteneva Nelson Mandela un terrorista e che ancora per decenni i neri negli Stati Uniti sarebbero stati brutalmente esclusi dalla vita civile. Tutto questo ci serve non tanto per rimarcare l’ovvio quanto per ricordare come l’Occidente debba la sua presunta “superiorità” solo e unicamente alla forza militare e che ha costruito le premesse del proprio benessere sullo sfruttamento, la guerra e i colonialismo. Non proprio cose di cui andare fieri insomma. Eppure chi controlla i media controlla la realtà e quindi come in un carnevale le cose diventano il loro opposto e viceversa. Così l’Occidente diventa la terra della “libertà” mentre l’Urss era l’impero del male.

Photo Credithttps://www.flickr.com/photos/bensutherland/

tribuno del Popolo

 

 

 

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