Uno spettacolo insopportabileTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Uno spettacolo insopportabile

Stiamo assistendo a uno spettacolo insopportabile. Gli attori sono quei politicanti che siedono in parlamento o quelli che, standone fuori ma controllando i partiti maggiori, si accordano per modificare la Costituzione e le regole democratiche del nostro paese.

Fonte: Marx21.it

In senso autoritario. E allora si vedono “ghigliottine” (cioè la decisione di interrompere d’imperio l’ostruzionismo parlamentare) per poter approvare un decreto che regala miliardi alle banche accorpandolo a quello che conferma il non pagamento della rata dell’IMU, schiamazzi, urla, botte, schiaffi, volgarità, insulti via internet secondo le regole dei peggiori film di infimo ordine. Oppure le incivili proteste della destra che protesta perché il Senato si costituisce parte civile in un processo che vede imputato Silvio Berlusconi (già condannato in forma definitiva per frode fiscale ai danni dello stato) accusato di aver dato qualche milione di euro a qualche senatore per “convincerlo” a passare dalla sua parte. Uno spettacolo indegno di un paese civile. La fotografia impietosa di un paese in grave crisi politica, dove la democrazia è a rischio, dove corruzione e malaffare sono “normali”, dove si nascondono i problemi reali dietro la volgarità di battute da avanspettacolo indecente.

Il dibattito politico si avvita su quali siano le più proficue alleanze da fare in vista della nuova legge elettorale concordata da Renzi e Berlusconi e sugli insulti scagliati dal M5S verso chi occupa alte cariche istituzionali. Al di là dei metodi inquietanti di azione politica messe in atto dai rappresentanti del M5S, restano le decisioni della maggioranza di governo di mettere assieme, in un’unica votazione, provvedimenti tra loro diversi come quello sull’IMU e sul finanziamento “mascherato” alle banche private tramite la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia, cosa che ha scatenato la bagarre dei deputati diretti da Grillo e Casaleggio. E resta, soprattutto, la presentazione di una legge elettorale (concordata fuori dal parlamento tra Renzi e il pregiudicato Berlusconi) che, guarda caso, favorisce le coalizioni e i partiti più forti (e, quindi, PD e FI). Il risultato dell’applicazione della “nuova” legge elettorale (l’italicum) potrebbe essere quello di avere un parlamento formato da un partito di destra (FI e vari alleati “rientranti” sotto l’ala berlusconiana), un partito del fu centro sinistra diventato sempre più autoritario e contiguo a posizioni di centro-destra (il PD), un movimento (ma perché, poi, non chiamarlo partito?) come il M5S che mescola giuste proteste ad atteggiamenti fascistoidi in un minestrone i cui ingredienti principali sono populismo e qualunquismo. A guardar bene, tutte queste tre forze hanno una visione “aziendale” dell’organizzazione politica. Da questa deriva una gestione autoritaria, l’assenza di dibattito e discussione, il decisionismo del “capo”, la criminalizzazione del dissenso interno ed esterno. Tutte tre hanno “leader” che impongono il proprio volere a militanti e quadri intermedi che sembrano incapaci di pensare autonomamente. Questa situazione verrà “stabilizzata” da una legge elettorale molto poco democratica che cancellerà le forze alternative al sistema grazie a soglie di sbarramento che impediranno a milioni di cittadini di essere rappresentati in parlamento. Un parlamento così costituito, risultato dei voti cancellati dalle soglie di sbarramento e delle crescenti astensioni, rappresenterà non la complessità dell’intero paese ma una minoranza. Ci troveremo ad essere governati da oligarchie. Vivremo in una sorta di dittatura (blanda o feroce a seconda dei temi trattati) che servirà a mantenere un “equilibrio immobile” tra pochi partiti, ormai poco distinguibili tra loro, che risponderanno a quei gruppi di interesse che saranno i veri padroni del paese. Con la scusa della “governabilità” il dissenso verrà soppresso, si cancelleranno le minoranze “scomode”, si imporrà una “pace sociale” ottenuta con il silenzio che soffocherà chi non la pensa come la maggioranza.

Una situazione drammatica.

Intanto, la commissione europea fa sapere che la corruzione in Italia è pari a 60 miliardi di euro. La metà del totale della UE.

Con la corruzione e l’evasione fiscale a livelli insopportabili per un paese civile, mentre la politica parlamentare parla d’altro, nonostante le dichiarazioni ottimistiche dei rappresentanti del governo, il lavoro manca e la crisi impoverisce lavoratori e pensionati. L’assenza dello Stato (di questo stato liberista) è evidente. Basta pensare al “caso Fiat” con l’azienda torinese che cambia nome (diventa FCA) e sposta la sede legale in Olanda, la residenza nel Regno Unito (la sede fiscale è a Londra) per pagare meno tasse e sarà quotata a New York. Il governo non dice nulla. Un silenzio complice di chi ha prodotto la frana produttiva e industriale del nostro paese. Alcuni esponenti del partito di maggioranza come il sindaco di Torino (Piero Fassino PD), dichiarano che sono “orgogliosi della Fiat mondiale” e che questa fuga dell’azienda torinese dall’Italia non è grave, anzi. Non si accorgono “lorsignori” che si sta puntualmente verificando quanto già era stato denunciato dalla Fiom e dai partiti di sinistra (quelli non presenti in Parlamento) qualche anno fa? Perché si lascia fare a Marchionne e ai rampolli della famiglia Agnelli tutto quello che vogliono? Perché non si attua la Costituzione e lo Stato interviene direttamente nella questione? Perché non si chiede alla Fiat il rientro dei soldi che la collettività le ha dato negli anni? Perché il governo latita quando di mezzo ci sono famiglie importanti o sedicenti “grandi imprenditori”?

La stessa malinconica assenza (che, forse, sarebbe più giusto definire connivenza?) la si può percepire anche nel caso Electrolux. Infatti, mentre Renzi e gli altri capi dei partiti che sono in Parlamento sono “prudentemente” silenziosi, Davide Serra, uno dei “consiglieri economici” più ascoltati dal segretario del PD, dichiara di comprendere la pretesa padronale di tagliare di centinaia di euro al mese i salari mensili dei lavoratori, una scelta questa che, secondo lui, è razionale e realistica. È facile per chi vive nell’agiatezza parlare con distacco e superficialità della povertà altrui. Ma come potranno vivere quei lavoratori con il drastico taglio di salari già oggi insufficienti? Il governo si dimostra timido, spaesato, senza una linea precisa se non quella di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. Non agisce con il coraggio e la determinazione necessarie per impedire la desertificazione produttiva e industriale del nostro paese. Rinvia, attende, tergiversa. È inadeguato, inutile.

Così, mentre importanti esponenti del governo si affrettano a dichiararsi ottimisti, la crisi non dà tregua a chi vive del proprio lavoro e della propria pensione. I dati sono lo specchio del dramma che si vive nel paese. A livello nazionale il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,7%, il numero degli occupati continua a diminuire, i giovani non hanno lavoro né prospettive, i senza lavoro non iscritti nelle liste di disoccupazione sono in aumento. Ci sono più di 6.000.000 di persone che vorrebbero lavorare e non trovano occupazione. Nel 2013, in Veneto, ci sono state 1.930 aziende entrate in crisi (furono 1.502 nel 2012). A Vicenza (sempre nel 2013) le aperture di crisi hanno colpito 320 aziende (nel 2012 furono 271). In Veneto (nel 2013) sono state autorizzate 26.380.484 ore di cassa integrazione ordinaria (28.098.705 ore nel 2012) e 94.226.540 quelle di cassa integrazione straordinaria (75.938.311 ore nel 2012). A Vicenza (nel 2013) le ore di cassa integrazione ordinaria sono state 4.067.682 (4.160.281 ore nel 2012) e 6.133.590 quelle di straordinaria (5.733.721 ore nel 2012). Come si può vedere la piccola diminuzione di ore di cassa integrazione ordinaria non pareggiano affatto il consistente aumento di cassa integrazione straordinaria che, spesso, significa l’anticamera della mobilità e del licenziamento. Per quanto riguarda la mobilità, i licenziamenti collettivi (legge 223/91) hanno colpito, in Veneto, 12.483 lavoratori (nel 2012 furono 8.503) e a Vicenza 2.371 persone (1.581 nel 2012). Un aumento drammatico che dà l’idea di un sistema produttivo allo stremo. Anni (se non decenni) di mancati interventi pubblici, l’assenza di un serio piano per il lavoro, la miopia e l’ingordigia dei capitalisti nostrani attenti soprattutto a fare cassa con speculazioni varie, la riduzione drastica degli investimenti nella ricerca e nello sviluppo, hanno prodotto macerie.

Di fronte a questa situazione i segretari dei tre maggiori sindacati italiani firmano, assieme a confindustria il “Testo Unico sulla Rappresentanza”, un accordo tra privati che fissa vincoli che limitano la libertà di ogni lavoratore di scegliere i propri rappresentanti e che fissa sanzioni a chi non segue (o seguirà) i dettami della maggioranza di chi ha firmato tale accordo. La firma del “Testo Unico sulla Rappresentanza” dimostra lo stato confusionale nel quale si trovano organizzazioni dei lavoratori che hanno smarrito il proprio obiettivo di lottare per i diritti e gli interessi della classe lavoratrice e che prestano attenzione esagerata alle esigenze di quelle forze politiche che governano il paese. Siamo di fronte a una resa senza condizioni del movimento dei lavoratori del nostro paese, una sconfitta accettata come inevitabile che deve preoccupare. Preoccupazione che viene aggravata dalle notizie che trapelano circa il tentativo della segretaria generale della CGIL Susanna Camusso di mettere sotto accusa Landini e chiedere provvedimenti disciplinari nei confronti del segretario della Fiom (1).

L’Italia sembra una nazione che chiude gli occhi per non vedere il disastro sociale ed economico che soffoca chi vive del proprio lavoro. Un disastro prodotto da una classe dirigente inadeguata, incapace e corrotta. Sembra un impazzimento generale che fa si che si parli d’altro, che si impongano leggi e regole inutili e dannose, che si tentino di risolvere i problemi con l’apparenza e non con la sostanza. Tutte cose che servono a non cambiare nulla, a consolidare le rendite di posizione, a perpetuare il sacco delle istituzioni. Sembra di vivere la “fine dell’impero”.

La necessità di cambiamento.

L’unica speranza è in un cambiamento profondo, radicale. Si lavori per attuare la Costituzione e non per tentare di stravolgerla. Si risolvano i veri problemi del paese a partire da quello del lavoro ridando dignità e forza al ruolo dello Stato nell’economia e nella produzione industriale. Si inverta la rotta cancellando le pessime (contro)riforme del sistema pensionistico e del mercato del lavoro firmate dal ministro Fornero e la possibilità di derogare, in tema di rapporti di lavoro, qualsiasi legge dello Stato (come prevede il famigerato articolo 8 dell’ultima finanziaria approvata dal governo Berlusconi). Si colpiscano severamente corruzione ed evasione fiscale. Si ripristini il falso in bilancio. Si facciano riforme serie, vere, strutturali, che permettano una equa distribuzione della ricchezza. Senza ambiguità, senza bizantinismi, senza timori di essere considerati “troppo di sinistra”.

Questo è il compito della sinistra. Perché è della sinistra che il paese ha bisogno. Di quella sinistra vera che, oggi, è esclusa dal parlamento e che fonda le sue radici in quel grande progetto di cambiamento della società che fu di persone integerrime, veri giganti della Politica, come Antonio Gramsci, Giuseppe Di Vittorio, Ferruccio Parri, Enrico Berlinguer …

(1) da il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2014:

Il segretario della Cgil Susanna Camusso ha scritto di suo pugno una lettera per chiedere al Collegio Statuario di valutare il comportamento del numero uno della Fiom Maurizio Landini. Al centro delle polemiche, le dure critiche del leader dei metalmeccanici per l’accordo firmato con Confindustria sulla rappresentanza. Ecco il testo della lettera: “Io sottoscritta Susanna Camusso, tessera numero 718519 del 2013 (non essendomi ancora stata consegnata la tessera 2014), chiedo al Collegio Statutario di appurare se è coerente o consentito che il Segretario Generale di una Categoria, nel caso Fiom-Cgil, affermi che le decisioni del Comitato Direttivo non sono per lui e per la sua categoria un vincolo, e che non essendo vincolato discuterà con la Fiom-Cgil e i delegati quello che c’è da fare. Dichiarazioni rese nell’intervento al Comitato Direttivo e reiterate ripetutamente alla stampa. Chiedo, inoltre, al Collegio Statutario se si è in violazione della norma, come si possa determinare il rimedio o la sanzionabilità del comportamento stesso“

Giorgio Langella* per Marx21.it | *Segretario regionale PdCI Veneto

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