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martedì , 17 ottobre 2017
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Uruguay, il laboratorio del progresso alternativo

11 Dicembre 2013, il senato dell’Uruguay dice si alla produzione di stato della Marijuana. E’ il primo paese al mondo a gestire la coltivazione, la distribuzione e la vendita. Ennesima svolta voluta dal Presidente Mujica.

Fonte: Oltremedianews

All’ombra delle palme di Montevideo, i ciclisti pedalano senza affanno buttando un occhio distratto al sole che annega nelle acque scure del rio de la Plata. La maggior parte dei passanti tiene del matè in mano, altri tengono la loro canna tra le labbra. In Uruguay il consumo di marijuana non è considerato perseguibile. La costituzione lo garantisce all’articolo 10: “Le azioni dei privati, che non attaccano in alcuna maniera l’ordine pubblico o che non recano danni a terzi, sono esenti dall’operato dei magistrati”.

Premesso questo, l’11 Dicembre 2013 rimarrà  una data storica per il piccolo stato Sud Americano, infatti con una delibera il senato ha approvato definitivamente il progetto di legge che prevede che sarà lo Stato a farsi carico della produzione, distribuzione e vendita della marijuana.

Una legge pioniera, che rende l’Uruguay il primo paese del mondo a legalizzare e gestire la produzione di cannabis. Questa esperienza supera i limiti legislativi degli altri stati che hanno tentato la via della legalizzazione, come quelle di Colorado e Washington negli Stati uniti o i Paesi Bassi e la Spagna, che autorizzano o tollerano la produzione e la distribuzione ma in un ambito strettamente privato.

La legge approvata ieri si articola in diversi punti,  in particolare verrà creato un istituto di regolamentazione della cannabis, Inc, che concederà licenze ai privati per la coltivazione delle piante da parte dei singoli, per un massimo di sei piante a testa, alle associazioni di consumatori(massimo 45 soci e 99 piante) e produttori, che distribuiranno la marijuana attraverso una rete di farmacie, per un massimo di 40 grammi mensili a persona.

Tutto questo è stato reso possibile grazie ad una delle poche menti illuminate al potere nel nostro secolo, Josè “Pepe” Mujica, presidente dell’Uruguay. Ex guerrigliero sotto la dittatura (1973-1985) è stato eletto nel 2009 alla guida del Paese, con il suo partito Frente Amplio.

Da allora si è dimostrato l’unico leader mondiale capace di andare in direzione ostinata e contraria per difendere gli interessi del suo popolo, e non unicamente del Paese, inteso come apparato economico e amministrativo. Concetto che nella democrazia occidentale, e non solo, sembra essere decisamente estinto.

Questa legge incontrerà diversi problemi, tutti ne sono consapevoli, l’opposizione grida all’incostituzionalità, lo stesso Mujica si è detto dubbioso:“Ci sono molti dubbi. Il dubbio è legittimo, ma non può paralizzarci impedendo di realizzare nuove politiche che risolvano i nostri problemi efficacemente. Vogliamo tentare un esperimento al di fuori del proibizionismo, che è stato fallimentare, per riuscire a strappare un mercato importante ai narcotrafficanti”.

L’Uruguay di Pepe Mujica, sta diventando di fatto però l’unico paese del mondo in cui si tenta un’esperienza legislativa meno rigida e rivolta totalmente ad un futuro ed un progresso alternativi alla dottrina capitalista. Cercando di costruire barrire contro il consumismo sfrenato, e la globalizzazione sregolata. La legalizzazione della marijuana è solo l’ultima delle molte proposte innovatrici di questa legislatura uruguagia.

“Non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali, veniamo alla vita cercando di essere felici.
Perché la vita è breve e se ne va. E nessun bene vale quanto la vita, questo è elementare. Però se la vita mi sfugge lavorando e lavorando per consumare un di più. La società del consumo è il motore perché, in definitiva, se si paralizza il consumo o si ferma, si ferma l’economia. E se si ferma l’economia, c’è il fantasma della stagnazione per ognuno di noi. Lo sviluppo non può essere contro la felicità, dev’essere a favore della felicità umana, dell’amore, della Terra, delle relazioni umane, del prendersi cura dei figli, dell’avere amici, di avere ciò che è fondamentale.
Perché questo è il tesoro più importante che abbiamo. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: la felicità umana”. (Josè Pepe Mujica, discorso al G20 in Brasile. Giugno 2012)

Giulio Mario Morucci

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