Uruguay. Mujica il presidente "buono", un bilancio dopo la fine del mandatoTribuno del Popolo
martedì , 12 dicembre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Uruguay. Mujica il presidente “buono”, un bilancio dopo la fine del mandato

Pepe Mujica è ormai l’ex presidente dell’Uruguay, il suo mandato è finito a dicembre e il suo posto è stato preso da Tabarè Vazquez, esponente di punta del Frente Amplio della sinistra, lo stesso partito di Mujica. A poco più di un mese dalla fine del suo mandato è possibile tracciare un bilancio sull’operato di Pepe Mujica, il presidente “buono” che con la sua onestà e il suo pragmatismo ha cambiato per sempre l’Uruguay.

Tutti in qualche modo hanno sentito parlare di Pepe Mujica, l’uomo che ha esercitato la carica di presidente dell’Uruguay e che è riuscito a guadagnarsi le prime pagine dei giornali grazie alle sue qualità al punto da venire considerato una sorta di mosca bianca nel deprimente contesto politico globale. Ora Mujica è un ex presidente in quanto a dicembre il suo mandato è scaduto e si sono svolte nel Paese le elezioni per decidere il suo successore. Alla fine la gara elettorale se l’è aggiudicata il Frente Amplio con Tabarè Vazquez che sarà il futuro presidente del’Uruguay e ha ereditato il fardello importante di essere il successore di un uomo dal peso e dal carisma di Mujica. Del resto con Vazquez il paese sembra muoversi in continuità con la direzione già data da Mujica, e la dice lunga il fatto che il vicepresidente è Raul Sendic, ovvero il figlio dello scomparso leader dei Tupamaros, confermando così l’allineamento progressista internazionale di Montevideo che si ascrive all’interno dei nuovi processi di cooperazione interni all’America Latina e che spesso e volentieri vanno contro gli interessi della Casa Bianca e dei potentati internazionali, allineando quindi il paese all’interno del più vasto schieramento di paesi come il Brasile, la Bolivia, l’Ecuador, Venezuela e Cuba.

Ma Pepe Mujica, ex guerrigliero prestato alla politica, semplice quasi fino all’ascetismo e sempre saggio e onesto, è stato davvero un bravo presidente oppure come spesso accade la sua fama mediatica ha enfatizzato il suo operato creandone un’icona? Si tratta di una domanda lecita cui però si può rispondere sostenendo con vigore che Mujica sia stato un grande presidente, un presidente rivoluzionario per un piccolo paese che conta meno di quattro milioni di abitanti e si trova nel suore del Sudamerica. Con la sua presidenza l’Uruguay è diventato in pochi anni una delle nazioni più progressiste del mondo, e tutto questo in meno di cinque anni di presidenza. Ovunque, in Uruguay, ci sono segni del suo operato, basti pensare alle energie rinnovabili con le quali Montevideo conta entro pochi anni di soddisfare il 30% del fabbisogno energetico. Ma questa è solo una piccolissima parte dell’operato di “Pepe”, uomo che ha trascorso ben 13 anni nei carceri della dittatura tra gli anni Settanta e Ottanta. Nel corso della prigionia subì torture e periodi di isolamento, ma a differenza di molti Mujica non ha trasformato le sofferenze subite in odio semmai nella maturazione della consapevolezza dell’inutilità della violenza. Da prigioniero politico a presidente, in mezzo una vita, una vita che lo ha portato a non dare importanza ai beni materiali e alla ricchezza ma semmai ai sentimenti, ai valori e alle persone. Per questo non si trattava di propaganda quando Mujica accoglieva i giornalisti nella sua casa di campagna, una piccola fattoria a Rincòn del Cerro a venti minuti da Montevideo dove l’ex presidente viveva rifiutando di sistemarsi nella lussuosa dimora presidenziale nel centro di Montevideo. Non credo nel cosiddetto ‘torturometro’. In altre parole, la tortura non definisce ciò che sei, l’averla subita non dovrebbe darti un’aura di prestigio“, aveva detto Mujica in un’intervista, ennesimo esempio di semplicità e saggezza, “Se non fossero stati loro, sarebbero stati altri. È inevitabile. Se pesti i piedi ad alcune classi sociali, si scatena l’inferno, ma l’odio non ha senso, è un veleno. Non puoi passare la vita a cercare di riscuotere debiti che nessuno pagherà. Quella non è vita. Si deve voltare pagina“.

E con lui l’Uruguay ha davvero voltato pagina. Dal 2009 al 2014 Mujica ha saputo dimostrare che la sinistra può anche essere sinistra di governo e soprattutto può governare bene e lasciando il segno. Con lui il Fronte Amplio, il partito della sinistra, ha rotto il bipolarismo tra Blanco e Colorado che da sempre aveva contraddistinto la politica interna uruguayana. A differenza di molti Mujica ha inoltre accettato di rispettare la Costituzione che non prevede che il presidente possa ricandidarsi per un secondo mandato consecutivo, di conseguenza ha accettato di rimanere senatore, confermando ancora una volta di aver interpretato la politica come un “servizio” da rendere alla società più che come un trampolino o un mezzo per acquistare potere. Pepe comunque non ha mai rinnegato le idee progressiste che negli anni Settanta lo portarono a diventare un guerrigliero, ha semplicemente cambiato il modo di portarle avanti, rinnegando la violenza nella certezza che con la politica si possa comunque realizzare lo stesso sogno di una società diversa e migliore. Ma con Mujica l’Uruguay non è diventato solo un paese icona per via della simpatia del suo presidente, nel paese si sono realizzati dei reali miglioramenti sociali con una grossa spinta verso una maggiore uguaglianza. Solo nel 2004 circa il 39% degli uruguayani viveva sotto la soglia di povertà contro l’11% di oggi, cifre che dimostrano quanto si sia impegnato il governo di Montevideo nel migliorare la vita degli ultimi. Anche la povertà estrema è stata quasi azzerata passando dal 5% allo 0,5%, risultati reali che vanno combinati con l’aumento degli investimenti dal 13% del Pil al 25%. Combinando ancora questi dati con i parchi eolici e di energia rinnovabile che ha fatto costruire nella sua presidenza, si scopre che l’Uruguay è diventato persino esportatore di energia venendo elettricità al Brasile.

Infine impossibile non menzionare le conquiste sociali come l’aborto, legale solo a Cuba e in Messico in tutta l’America Latina, e soprattutto la vendita della marijuana. Mujica ha rotto il paradigma del proibizionismo ed è stato il primo presidente al mondo a prendere di petto la questione della cannabis sostenendo apertamente che il narcotraffico è una piaga di gran lunga maggiore del consumo di marijuana. I fatti ancora una volta gli stanno dando e gli daranno ragione dimostrando come sia possibile fare una politica di sinistra in modo pacato, convincente, e realista. Insomma, Mujica è un presidente con la P maiuscola, uno di quei presidenti che si merita ampiamente la fama che i media gli hanno dato. Si tratta però anche di un personaggio scomodo per i potentati internazionali in quanto rappresenta un pericoloso precedente per i loro interessi in quanto prima o poi il “modello Mujica” di un socialismo progressista, democratico e rispettoso delle regole istituzionali, potrebbe trovare imitatori anche fuori dall’America Latina.

Gracchus Babeuf

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top