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sabato , 25 marzo 2017
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Usa. Allarme poveri: Mai così tanti da mezzo secolo a oggi

Il quotidiano Business insider ha lanciato l’allarme: in Usa il numero complessivo di poveri sarebbe quello più alto mai registrato dal 1960 a oggi. Una situazione, quella americana, resa molto grave dalla crisi economica che si è abbattuta su tutto l’Occidente, e anche una bella gatta da pelare per Obama in vista delle elezioni.

L’America si riscopre più povera. Secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Business Insider infatti, il numero complessivo di poveri statunitensi sarebbe nel 2012 il più alto mai registrato dal 1960 a oggi. Insomma una bella grana per Barack Obama che si appresta a novembre ad affacciarsi alle elezioni presidenziali che lo vedranno opposto al repubblicano Mitt Romney. L’Associated Press ha intervistato più di una dozzina di economisti, think tank e accademici, e ha trovato un consenso unanime: il tasso ufficiale di povertà salirà dal 15,1 per cento nel 2010, fino al 15,7%. In sostanza la povertà si starebbe diffondendo a livelli record in tutta la società americana, andando a infierire soprattutto tra i lavoratori sottoccupati e sulle famiglie suburbane già povere. Sarebbero sempre di più anche i lavoratori “scoraggiati”, appesi a un sussidio di disoccupazione che comincia ad esaurirsi. Gli Stati più colpiti al momento sono il Colorado, la Florida e il Nevada, ma nessuna parte degli Stati Uniti è stata risparmiata. Sono molti i “nuovi poveri” figli di famiglie benestanti che si sono rovinate a causa del crollo del settore immobiliare, spesso per loro l’unica valvola di sfogo offerta dal Paese è l’arruolamento nell’esercito, ma basta un lieve acciacco di salute e anche questa prospettiva svanisce. E sarà proprio la classe media quella che farà, quasi certamente, da ago della bilancia in vista delle elezioni di novembre. Sono milioni i cittadini del “ceto medio” che nei prossimi mesi avranno bisogno dei sussidi statali per arrivar a fine mese. Quali sono stati i fattori che hanno determinato questa nuova ondata di povertà? Gli esperti non hanno alcun dubbio: la globalizzazione, la automatizzazione, l’outsourcing, l’immigrazione e soprattutto la fine della sindacalizzazione che ha lasciato i lavoratori atomizzati e alla mercè della concorrenza spietata. Era dai tempi del presidente democratico Lyndon Johnson, colui che creò Medicaid e altri programmi di assistenza sociale, che la povertà non tornava uno dei problemi principali sul tavolo della Casa Bianca, non fosse che questa volta ha assunto una gravità e una incidenza persino maggiore di allora. Secondo le stime di alcuni analisti ci sarebbero circa 47 milioni di poveri negli Stati Uniti, circa un decimo in più rispetto al 15,2% del 1983, la cifra più alta fino a oggi dal 1965. La povertà è strettamente legata alla disoccupazione. Mentre il tasso di disoccupazione è migliorato dal 9,6%nel 2010 a 8.7% nel 2011, il rapporto occupazione/popolazione è rimasto sostanzialmente invariato, il che significa che semplicemente molti lavoratori scoraggiati hanno semplicemente smesso di cercare lavoro. Insomma, il sogno americano sembra essere finito con la grande recessione del XXI secolo, e anche se l‘economia americana presenta valori superiori a quelli europei, la condizione di milioni di americani è quella di una povertà estrema. Gli Stati Uniti quindi si affacciano a questo nuovo secolo con il problema reale di milioni di famiglie che non sanno, materialmente, come sfamarsi e curarsi alla fine del mese.

 

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