Usa-Cina: Alta tensione sulle isole conteseTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Usa-Cina: Alta tensione sulle isole contese

Gli Stati Uniti sembrano affrontare una crisi dopo l’altra; mentre sono ai ferri corti con Mosca per l’Ucraina e in Europa dell’Est sembra aprirsi un nuovo “fronte” nel mar Meridionale della Cina, dove accusa Pechino di voler colonizzare delle isole contese. Pechino, da parte sua, ha fatto sapere che completerà la colonizzazione, uno schiaffo per la Casa Bianca e i suoi alleati regionali.

Ce la farà la Casa Bianca a tenere contemporaneamente su tutti i fronti? Se da un lato infatti gli Usa stanno portando avanti una vera e propria offensiva mediatica e logistica nei confronti della Russia in Ucraina ed Europa dell’Est (Washington Post ha parlato di 5000 soldati americani da inviare nei prossimi mesi), dall’altro si trova ad affrontare sempre nuovi fronti di tensione, l’ultimo dei quali direttamente in Asia. Giù da un pò gli Usa avevano espresso tutto il loro fastidio nei confronti di Pechino per via della colonizzazione messa in campo dalla Cina nelle isole contese nel mar Meridionale della Cina. Beninteso si tratta per l’appunto di isole contese, su cui hanno delle pretese paesi come Malesia, Brunei, Vietnam, Taiwan e Filippine, ma non il Giappone, lo storico alleato degli Stati Uniti in chiave anticinese. Per quale motivo quindi alla Casa Bianca stanno così a cuore le isole contese della regione? Per denaro ad esempio dato che si tratta di un luogo sensibile per il commercio globale dato che la metà dei carghi commerciali diretti verso l’Europa e il Medio Oriente passa proprio di qui. E dato che Reuters ha stimato in cinque trilioni di euro il traffico nelle isole contese ecco che si spiega molto bene l’interesse americano a tenere lontana la Cina. Tutto questo tacendo dei giacimenti di gas che si troverebbero al fondo di questo tratto di mare, giacimenti che fanno come si può ben intuire gola a molti dato che si parla di giacimenti per 7 milioni di barili e 900 trilioni di metri cubi di gas naturale.

Da parte sua la Cina sostiene di possedere la quasi totalità del mar Meridionale della Cina, come suggerisce peraltro lo stesso nome, ma chiaramente paesi come Filippine, Malesia, Brunei e Taiwan, sapendo di avere alle spalle gli Stati Uniti, sostengono a loro volta di avere dei diritti nella regione. Ad aprile alcune immagini satellitari americane hanno messo in luce che Pechino ha cominciato la costruzione di una lingua di terra sulle isole Spratly, all’interno dei territori contesi. Con un nervosismo verboso palpabile subito Washington si è scagliata contro la Cina, accusata anche di costruire altre lingue di terra a Johnson South Reef sia sulle isole Spratlys che su Woody Island e sulle isole Paracel. Il 26 maggio però la stessa Cina ha deciso di reagire duramente implementando la propria strategia navale nella regione e minacciando ritorsioni in caso di provocazioni. Mentre gli Usa accusano la Cina infatti, a Pechino si accusano gli stessi americani di utilizzare i suoi “satelliti” nella regione per danneggiare gli interessi cinesi, e in questo senso le autorità hanno fatto sapere di aver scoperto due fari in acque contese, altro fatto che rischia di esacerbare ulteriormente gli animi.

Quello che gli Stati Uniti non immaginavano però è che la Cina questa volta non sembra avere alcuna intenzione di fare concessioni e di cedere alle minacce. In questo senso  il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang ha detto chiaramente che la Cina completerà nei prossimi giorni  l’operazione di colonizzazione di una serie di isole contese, un autentico schiaffo agli interessi americani nella zona che quasi sicuramente non resterà senza conseguenze e porterà a una possibile escalation di tensione. Come riferito da Adnkronos infatti il portavoce ha aggiunto: “Oltre a soddisfare le necessità di difesa militare, il principale obiettivo delle attività di costruzione della Cina è di rispondere a diverse necessità civili e… assolvere meglio agli obblighi e le responsabilità internazionali”. Lu ha poi detto di ritenere le costruzioni edificate dalla Cina nelle isole contese come assolutamente ragionevoli e giustificate, ammonendo poi gli Stati Uniti che la Cina “lavorerà fermamente per salvaguardare la propria sovranità territoriale e i propri diritti marittimi, oltre che per risolvere le dispute attraverso i negoziati“. Se poi si pensa che proprio pochi giorni da la marina cinese aveva avvistato un aereo americano sorvolare un isolotto artificiale costruito dai cinesi nell’area delle Spratly, ecco che si può comprendere quanto la tensione sia palpabile e quanto esista il rischio di provocazioni.

Gb

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