Usa. Clinton o Trump? E' proprio la domanda il problemaTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Usa. Clinton o Trump? E’ proprio la domanda il problema

Hillary Clinton o Donald Trump? Mai una scelta nella storia recente è stata così tragica, mai il rischio di un mondo sempre più instabile e in guerra è stato così forte. Ma che sistema economico e politico lascia che le sorti del mondo siano decise da uno scontro tra due dei candidati più pericolosi e impresentabili di sempre?

I nostri media continuano a presentarci gli Stati Uniti come modello assoluto di libertà e democrazia, e lo fanno talmente bene che io modelli di cultura made in Usa sono ormai entrati di prepotenza anche nel nostro quotidiano, e inutile ricordare come guardacaso le nostre società siano peggiorate sotto tutti i punti di vista proprio negli ultimi 20 o 30 anni. I vari intellettuali che ci ricordano ogni tre per due quanto sono bravi, furbi e belli gli americani però dovrebbero oggi essere chiamati a spiegarci come mai il destino del futuro del mondo è nelle mani di Donald Trump e Hillary Clinton, due personaggi a dir poco discutibili che per motivi differenti potrebbero spingere l’umanità ancora di più verso il baratro. Due personaggi, Donald e Hillary, che se a voce si massacrano, nella realtà sono due facce della stessa medaglia.

Del resto Bush, l’esecutore delle politiche dei Neocon, ha annunciato di votare Hillary Clinton, mostrando quindi che esistono delle affinità trasversali che rendono ormai degli inutili orpelli le definizioni “democratici” e “repubblicani”. E’ poi ferma convinzione di chi scrive che i presidenti americani altro non siano che semplici burattini e che, aldilà della propaganda, in realtà non abbiano alcuna possibilità di imporre delle scelte, almeno nei settori considerati chiavi per la politica americana, vedi la politica economica e la politica estera, che poi sono anche in questo caso due facce della stessa medaglia. Dimostrazione di questa affermazione è che la politica estera americana con Obama non è diventata meno aggressiva rispetto a quella di Bush, anzi, possiamo dire che il “re-shaping of the Middle East” cominciato nel 2011 è stato un frutto avvelenato per certi versi ancora peggiore delle guerre scatenate dall’amministrazione precedente in Iraq e Afghanistan.

Le ambiguità della politica americana sono ormai sotto gli occhi di tutti, basti pensare a Bernie Sanders che ha provato a sfidare la Clinton come rappresentante democratico per le presidenziali alle primarie, e ha perso. Peccato che il buon Bernie avesse giocato a fare il socialista vero, quello contro la grande finanza e contro il turbocapitalismo neoliberista di cui Hillary è evidente emanazione. Poco dopo la sconfitta Sanders ha annunciato di appoggiare la Clinton, mostrando quindi ancora una volta come sia tutto un gioco di specchi per impedire che qualcuno metta in discussione un sistema ormai marcio dove il lobbysmo e i miliardi contano ben di più della rappresentanza democratica.

Tribuno del Popolo

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