Usa e nazismo, il filo nero di una storia nascostaTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Usa e nazismo, il filo nero di una storia nascosta

No, non stiamo parlando di complottismo, scie chimiche e rettiliani ma di fatti. Fatti che vennero messi nero su bianco anche dal New York Times di qualche anno fa, e che parlano degli Stati Uniti che divennero una vera e propria “terra promessa” per tutti i criminali di guerra nazisti all’indomani della sconfitta del Terzo Reich.

Quando l’Armata Rossa entrò a Berlino ed espugnò il Reichstag pose fine anche materialmente alla Seconda Guerra Mondiale e al Terzo Reich che, con il suo folle disegno etnico ed esoterico, provocò decine di milioni di morti e la devastazione dell’Europa e della Russia. Dopo la sconfitta del nazismo è però risaputo che il grande nemico per gli Usa diventarono i pericolosi comunisti russi e non solo, e in questo senso molti ex nazisti vennero accolti nella “democrazia” sulla base del contenimento del comunismo, divenuto il vero spauracchio degli Usa e non solo. Come emerso da un rapporto pubblicato dal New York Times e di cui nel 2010 diede notizia il Corriere della Sera, dopo la sconfitta del Terzo Reich furono moltissimi i criminali di guerra nazisti che ricevettero ospitalità, denaro e accoglienza negli Stati Uniti. Non solo, Washington avrebbe anche nascosto questa terribile realtà agli alleati. Ad assicurarsi che i nazisti potessero raggiungere gli Usa in tranquillità ovviamente la Cia, ma anche la Nasa. A svelarlo un rapporto del Ministero della giustizia, l’Office of Special Investigation, finito in possesso del Ny Times. Come prevedibile però la notizia non girò molto, se ne parlò un pò nel 2010 quando il Ny Times ne diede notizia, ma come spesso accade il rapporto finì ben presto nel dimenticatoio, e ovviamente nessuno ne ha analizzato la portata esplosiva. Un rapporto di circa 600 pagine che racconta la storia di personaggi come Josef Mengele, soprannominato l’ “angelo della morte”, ovvero il medico che fece esperimenti su esseri umani ad Aushwitz. Secondo il rapporto l’Osi avrebbe tenuto per anni in laboratorio frammenti della pelle del cranio e dei capelli di Mengele, dandoli poi al governo brasiliano nel 1985. Tramite quei resti fu possibile stabilire che Mengele si sarebbe rifugiato in Brasile per morire solo nel 1979.

Ma il caso di Mengele è solo uno dei tanti, il rapporto ad esempio cita i casi di Otto Von Bolschwing e di Arthur Rudolph, con il primo che era il collaboratore preferito di Adolph Eichmann. Bolschwing si era stabilita negli Usa nel 1954 e venne assunto nientemeno che dalla Cia che preparò persino un dossier a suo discarico nel caso qualcuno avesse dovuto riconoscerlo. Insomma nessuno negli Usa era imbarazzato dal fatto di collaborare con gli architetti della Shoah. Rudolph, come ricordò anche il Corriere della Sera, era invece l’ex direttore della  Mittelwerk, la fabbrica del Terzo Reich responsabile della produzione dei razzi V2. Nel 1945 venne portato negli Usa per lavorare alla produzione di missili. L’operazione che lo portò negli Usa si chiamava Operation paperclip e consisteva nel portare negli Usa una serie di scienziati nazisti per metterli al servizio dell’industria americana. Rudolph, venne addirittura assunto dalla Nasa, che del resto si era già affidata in passato allo scienziato Von Braun per il programma spaziale. Citando il Corriere del 2010: “Anni dopo, la Nasa lo onorò come «il padre del missile Saturno» per le esplorazioni spaziali. L’Osi accertò che Rudolph aveva impiegato manodopera schiava e cercò di deportarlo. Come Bolschwing, lo scienziato morì prima che vi riuscisse“.

Impossibile poi non citare Tscherim Soobzokov, ex membro delle Ss che prese residenza nel New Jersey e venne protetto per tutto il corso della sua vita dal Ministero della Giustizia. Solo negli anni Ottanta si scoprì il suo ingombrante passato ma l’uomo incredibilmente non venne processato nonostante la mobilitazione della comunità ebraica. Nel 1985 Soobzokov venne ucciso da un attentato e i suoi assassini non vennero mai scoperti. Infine, secondo il New York Times il comportamento del ministero della Giustizia americana dell’epoca meriterebbe di essere oggetto di una inchiesta in quanto tra i documenti sarebbero state trovate le prove che nel corso della Seconda Guerra Mondiale la Svizzera acquistò dai nazisti l’oro degli ebrei vittime dell’Olocausto. “Questa circostanza fu sempre tenuta nascosta, ma di essa sarebbe stato al corrente il Dipartimento di stato.”, ricordava ancora il Corriere. Insomma, altro che antinazismo e antifascismo, la sensazione è che il vero nemico da sconfiggere per gli Usa sia sempre stato il comunismo, non a caso il fatto che Hitler avesse invaso l’Urss non era stata vista come una disgrazia in certi salotti che evidentemente contavano di usare indirettamente il nazismo per sconfiggere la minaccia del comunismo sovietico una volta per sempre.
Gracchus Babeuf
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