USA, Giappone e Unione Europea contro il “diritto alla pace” nel Consiglio dei Diritti UmaniTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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USA, Giappone e Unione Europea contro il “diritto alla pace” nel Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU

I paesi dell’Unione Europea, non dimentichiamo premiata con il Nobel della Pace, non hanno sostenuto il 13 giugno al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, a Ginevra, la risoluzione sulla promozione del diritto alla pace, patrocinata da sedici paesi membri del Consiglio.

Fonte: www.publico.es

In totale, la proposta è stata appoggiata da trenta paesi, la maggioranza del Terzo Mondo, mentre le nazioni europee, insieme a Stati Uniti, Giappone e India si sono astenute (8) o hanno votato contro (9). Tra gli europei astenuti Polonia e Italia, oltre alla Svizzera che non appartiene all’UE. La Spagna, insieme a Germania, Repubblica Ceca e Austria, ha votato No.

La risoluzione è un’iniziativa di Cuba, in seguito assunta dalla Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), che, per raccogliere il maggior consenso possibile, si limita a chiedere che si collabori con il gruppo di lavoro e un comitato consultivo già esistente perché, mediante la consultazione con gli Stati membri, la società civile, il mondo accademico e tutti gli altri operatori di rilievo, si prepari un progetto di Dichiarazione sul Diritto dei popoli alla pace.

Il citato Comitato Consultivo ha presentato lo scorso anno un progetto di dichiarazione che raccoglie la maggior parte dei suggerimenti ricevuti da esperti, governi e società civile. Questo comitato ha suggerito di cambiare la formulazione originale “Diritto dei popoli alla pace” con la più breve “Diritto alla pace”, considerandola più opportuno in quanto permette di includere tanto la dimensione individuale quanto quella collettiva di tale diritto. Ad opinione di Micol Savia, rappresentante nel Consiglio dei Diritti Umani dell’Associazione Internazionale dei Giuristi (link), “il progetto supera la tendenza restrittiva a considerare la pace principalmente come un diritto collettivo e a metterla in relazione esclusivamente con temi come guerra e disarmo. Il diritto alla pace è un diritto inerente a tutti gli esseri umani senza alcuna distinzione o discriminazione” (art. 1). E la pace non è solo assenza di violenza: ‘ogni persona ha diritto a vivere senza paura e senza miseria’ e ‘vivere senza miseria implica il godimento del diritto allo sviluppo sostenibile e ai diritti economici, sociali e culturali’ (art. 2)”.

Secondo Savia, “la Dichiarazione si occupa di varie questioni relative alla pace e alla sicurezza internazionale (disarmo, educazione e realizzazione della pace, diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, imprese militari e di sicurezza privata, resistenza e opposizione all’oppressione, conservazione della pace, ecc.). Ma, riconoscendo che ‘la disuguaglianza, l’esclusione e la povertà generano violenza strutturale che è incompatibile con la pace e devono essere eliminate’, il testo include anche standard di pace in ambiti come sviluppo, ambiente, rifugiati e migranti, ecc”.

Quando nel giugno del 2012 il Comitato Consultivo presentò il progetto al Consiglio dei Diritti Umani, la grande maggioranza degli Stati e la società civile reagirono con entusiasmo. L’UE si limitò a prendere nota, ribadendo la sua posizione di non includere il diritto alla pace nel diritto internazionale.

Il progetto votato lo scorso 13 giugno conta sull’appoggio di numerose organizzazioni della società civile, capeggiate dalla Fondazione Pace senza Frontiere (link) copresieduta dal cantante spagnolo Miguel Bosé e dal colombiano Juanes. Lo stesso Bosé ha partecipato a una manifestazione pubblica organizzata dai paesi latinoamericani nel Consiglio. In una conferenza stampa a Ginevra ha affermato di non capire perché esistano nazioni che resistono al fatto che la pace venga codificata come un diritto umano, quando rappresenta insieme alla sicurezza la garanzia fondamentale per lo sviluppo, uno dei quattro fondamenti del lavoro delle Nazioni Unite (link).

A parere della Missione Permanente di Cuba a Ginevra (link), “in un mondo in cui determinate potenze promuovono guerre e interventi in varie regioni, risulta imprescindibile la codificazione del diritto alla pace, che costituisce la condizione fondamentale per la fruizione di tutti i diritti umani, in particolare il diritto alla vita. In virtù della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ogni persona ha diritto ad un ordine in cui tutti i diritti possano essere pienamente realizzabili. La pace, senza alcun dubbio, è una componente essenziale di questo ordine”.

Ci si attende che il gruppo di lavoro, presieduto dal Costa Rica, concluda i suoi lavori nel 2014 affinché il progetto di dichiarazione possa essere approvato nel Consiglio dei Diritti Umani e, in seguito, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

di Pascual Serrano | da www.rebelion.org
traduzione a cura di Marx21.it

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