Venerdì 8 novembre incrociano le braccia i portualiTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Venerdì 8 novembre incrociano le braccia i portuali

Per venerdì 8 novembre i portuali di tutta Italia hanno indetto 24 ore di sciopero nel’ambito della protesta nazionale per protestare contro lo stallo dietro la firma del nuovo contratto nazionale.

La protesta sociale si allarga a macchia d’olio in tutto il Paese coinvolgendo ora anche il settore dei lavoratori portuali di tutta Italia, il cui contratto nazionale è, ad oggi, scaduto. I portuali hanno indetto nella giornata di venerdì 8 novembre uno sciopero totale di 24 ore, questo per contestare lo stallo e l’attendismo del governo, una fase di stallo che perdura ormai da oltre dieci mesi. Insomma questo nuovo contratto nazionale che riguarda i lavoratori dei comparti portuali ancora non si vede, e i lavoratori hanno deciso di lanciare un messaggio ben preciso. I portuali vogliono l’estensione ai dipendenti delle Autorità Portuali delle norme riferite ai dipendenti pubblici (con tanto di blocco dei salari), ma anche la gestione della malattia, la quale subirebbe un cambiamento sostanziale. Le autorità portuali nell’ambito del trattamento economico in caso di malattia e anche le aziende del settore vorrebbero una soluzione considerata assolutamente inaccettabile da parte dei lavoratori. In sostanza infatti se un lavoratore dovesse ammalarsi, dopo 3-4 giorni l’azienda dovrebbe smettere di coprire i costi. Visto e considerato che il lavoro portuale è un lavoro usurante e pericoloso e che, a differenza di altri settori la percentuale di assenteismo non supera il 4% contro la media nazionale del 6%, ciò viene percepito come l’ennesima ingiustizia. Dulcis in fundo una circolare del novembre 2012 stabilisce che il salario dei portuali nel biennio 2011-2013 non dovrebbe superare quello del 2010. Se questa norma dovesse venire esercitata retroattivamente, i lavoratori saranno obbligati a restituire una somma piuttosto consistente. Da qui la decisione di incrociare e braccia. 

Confermato venerdi’ 8 novembre lo sciopero nazionale di 24 ore tutti i lavoratori dei porti“, a riferirlo le segreterie nazionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, sottolineando che “le motivazioni risiedono principalmente nella fase di stallo in cui il negoziato per il rinnovo del contratto nazionale si e’ venuto a trovare con le posizioni dalle nostre controparti, a oltre dieci mesi dall’inizio della trattativa, che rimangono distanti Ci rifiutiamo di ‘contrattualizzare’ elementi che possano snaturare l’impianto originario che, da tutta la comunita’ portuale nazionale, e’ stato fino ad oggi considerato un fattore importante per il rilancio dell’economia portuale fin dal 2000 e che dovra’ esserlo anche per il futuro. Con lo sciopero diciamo no anche al tentativo di smembramento dell’impianto regolatorio della legge sui porti 84/94 che produrrebbe effetti devastanti sull’organizzazione del lavoro e sul mercato delle imprese a spese dei lavoratori dei porti. Serve, invece, il consolidamento  del modello di organizzazione del lavoro che vede la propria centralita’ nelle imprese autorizzate ai sensi dell’articolo 18 della legge 84 e nell’articolo 17, l’ unico soggetto al quale i terminalisti possono fare ricorso per lo svolgimento di lavoro portuale temporaneo ed inoltre serve la definitiva soluzione al problema legato alla irragionevole estensione ai dipendenti delle Autorita’ Portuali di norme riferite ai dipendenti pubblici. abbiamo impegnato il Governo ed il Parlamento presentando specifici emendamenti, chiedendo risposte concrete, efficaci e condivise per uscire dalla crisi economica il piu’ rapidamente possibile e per i porti, in quanto fattore moltiplicatore per l’economia e l’occupazione del Paese“, hanno scritto in una nota  Filt, Fit e Uilt.

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