Veneto-Mose. Una classe dirigente corrotta che affossa il paeseTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Veneto-Mose. Una classe dirigente corrotta che affossa il paese

Un altro scandalo. Un ulteriore inchiesta ha portato all’arresto del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, dell’assessore regionale Renato Chisso e alla richiesta d’arresto dell’ex presidente della regione Giancarlo Galan.

Un indagine che vede coinvolti oltre 100 personaggi (tra i quali si leggono i nomi di Lia Sartori e di Marco Mario Milanese, ex consigliere di Tremonti) in una faccenda di corruzione e tangenti legata alla realizzazione del Mose di Venezia. L’accusa è pesantissima. Gli indagati i sarebbero fatti comperare per garantire alla Mantovani gli appalti e sarebbero entrati nel libro paga della ditta costruttrice. Le notizie ci parlano di oltre 500.000 euro a Orsoni per la sua campagna elettorale, di un milione di euro all’anno a Galan (oltre ai lavori di restauro della sua villa di Cinto Euganeo per un valore di oltre 1.000.000 di euro). Milioni di euro distribuiti a destra e a manca Un intreccio tra affari e politica che è ormai abituale nel nostro paese e nella nostra regione. Basta pensare ai recenti fatti dell’Expo milanese e al coinvolgimento, tra gli altri, del vicentino Enrico Maltauro.

Spesso, i “nostri” politicanti e i “grandi” imprenditori ci spiegano come, per rilanciare l’economia, sia necessario abbattere il costo del lavoro. A partire dai salari che costano troppo per arrivare alle privatizzazioni dei servizi (dalla sanità alla scuola) e di quel che rimane dell’industria pubblica. Lo Stato sociale e i diritti costituzionali, per “lorsignori”, sono “una palla al piede” che impedisce la “ripresa” e la “crescita”. E, allora, tutti a ribadire che ci vogliono le “riforme” istituzionali, che bisogna “snellire” lo Stato, che è necessario aumentare l’età pensionabile perché, altrimenti, il sistema crolla, che si devono tagliare i lacci e i laccioli che frenano la possibilità di “fare impresa”.

Ma, davanti a tanti e tali esempi di corruzione e di collegamenti perversi tra affari e politica (i “loro affari” e la “loro politica”) come si può continuare con quella menzogna? I veri costi che gravano sul paese e, quindi, su ogni cittadino onesto, gli sprechi reali che affossano l’economia italiana, sono l’evasione fiscale, le speculazioni, le delocalizzazioni selvagge, le tangenti e la corruzione dilagante. Un sistema criminale che impoverisce il nostro paese e arricchisce i soliti furbi. Ed è inutile che Renzi, come riferisce il presidente dell’autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone a una radio, sia “turbato dalla vicenda” e che “questi due scandali (Expo e Mose) non fanno certo bene all’immagine del Paese”. Non è una questione di immagine, ma di sostanza, di sistema. È un sistema sbagliato e irrimediabilmente malato che è necessario abbattere. Bisogna agire e in fretta.

Si colpiscano le grandi ricchezze accumulate illecitamente, si ripristini il reato di falso in bilancio, si metta in galera chi corrompe, chi è corrotto, chi dà e chi riceve mazzette e tangenti. Senza attenuanti, senza ricorso a “servizi sociali” o “pene alternative”. Difficilmente si è visto, nel nostro paese, grandi corrotti e corruttori scontare la pena nella maniera giusta. Ci sono sempre giustificazioni, una specie “rispetto”, per i cognomi e i personaggi eccellenti coinvolti, che sconfina con l’impunità.

È ora di distinguere tra onesti e delinquenti. È ora di ripristinare la legalità e cominciare a fare giustizia.

Fonte: Pdci.it

Giorgio Langella

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