Venezuela. Arrestati tre generali golpistiTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Venezuela. Arrestati tre generali golpisti

Ben tre generali dell’aeronautica militare sono stati arrestati a Caracas, in Venezuela, con l’accusa di aver architettato un golpe. A darne notizia lo stesso Maduro, che ha annunciato come i tre siano stati condotti di fronte al tribunale militare. 

Non si arrestano i tentativi di destabilizzazione del governo democraticamente eletto del Venezuela, con l’opposizione che da diverse settimane è passata alle vie di fatto. Il presidente Maduro, partecipando a un incontro dei ministri degli Esteri del Sudamerica ha annunciato l’arresto da parte delle autorità di ben tre generali golpisti dell’aeronautica militare, colpevoli di aver architettato un colpo di Stato. I tre sarebbero già stati portati davanti a un tribunale militare e Maduro ha annunciato che il golpe è fallito in quanto gli ufficiali più giovani si sono allarmati e gli hanno denunciati. Secondo le ultime indiscrezioni i tre golpisti avrebbero sviluppato collegamenti con diversi capi dell’opposizione di destra, al punto che in alcune intercettazioni telefoniche parlavano tra di loro parlando di questa settimana come di quella “decisiva”. In sostanza i tre generali avrebbero voluto approfittare del caos generato dalle manifestazione per realizzare un golpe. Del resto proprio l’opposizione di destra è responsabile di aver alzato i toni in piazza, provocando scontri che hanno già causato 36 morti.

Secondo Maduro ”è stato da tempo predisposto un piano per destabilizzare il paese e creare incidenti  e provocazioni  per poi accusare il governo di repressione brutale, arrivare ad un colpo di Stato, omicidio del presidente ed alcuni sognano l’intervento di una potenza straniera nella vita interna del paese”. “Mai ci consegneremo e che combatteremo tutti insieme , le forze militari, sociali e politiche per il Venezuela nello scenario che si vada a verificare con l’America Latina e l’area dei Caraibi che stanno vivendo un processo di destabilizzazione grave ed acuta” ha dichiarato Maduro. Negli ultimi 43 giorni, 10 persone sono state assassinate a colpi di arma da fuoco mentre tentavano di eludere, impedire o sgomberare le barricate costruite dalle bande paramilitari al servizio dell’estrema destra, l’ultimo in ordine di tempo è stato iguel Antonio Parra, Sergente Maggiore della Guardia Nazionale Bolivariana di 42 anni, assassinato lunedì scorso, e la giovane Adriana Urquiola, di 28 anni e incinta di cinque mesi, raggiunta da una pallottola domenica sera nello stato di Miranda. Il 17 marzo inoltre il capitano della Guardia nazionale, José Guillén Araque, è stato ucciso a colpi di pistola mentre tentava di impedire a un gruppo di manifestanti di bloccare una strada a Maracay. Non solo, ovviamente i media occidentali non ne parlano, addossando le colpe delle violenze a Maduro, ma Gisella Rubilar, una educatrice di 47 anni, è stata freddata con un colpo di pistola a Merida mentre cercava di sgomberare una piazza occupata dall’estrema destra. Altri venezuelani sono morti a causa di incidenti causati dal blocco del traffico e dalle barricate sistemate dall’opposizione. Intanto continuano gli arresti da parte del governo che, oltre ai tre golpisti, hanno arrestato anche altri esponenti delle forze di sicurezza in combutta con l’opposizione, tra cui anche alcuni esponenti dei servizi segreti probabilmente messi a libro paga dalla Casa Bianca. 

Come se non bastasse diversi estremisti di estrema destra arrestati dalla polizia hanno confessato di aver percepito una somma vicina a 5000 bolivares alla settimana da parte di imprenditori e settori vicini alla destra venezuelana in cambio della loro partecipazione alle manifestazioni e agli assalti alle sedi governative. Ad alcuni di loro lo scorso 14 marzo sono state sequestrate armi da fuoco (comprese alcune pistole con mirino laser), munizioni di diverso calibro, esplosivo C4 e altri 2900 artefatti esplosivi di vario tipo, bombe lacrimogene e lanciarazzi artigianali. Tutto questo ovviamente non compare nei tg occidentali, che preferiscono raccontare un’altra storia, esattamente come abbiamo visto a Kiev e Damasco.

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