Venezuela. Continuano le violenze degli antichavistiTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Venezuela. Continuano le violenze degli antichavisti

c Sono undici le vittime dei supporter di Capriles nell’ultimo mese, eppure si dà spazio sempre e solo ai diritti umani di una sola parte del Paese.

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Da quando in Venenzuela Hugo Chàvez prima, e Nicolas Maduro poi, hanno portato avanti il socialismo bolivariano, comprensibilmente Caracas ha cominciato a subire i consueti attacchi a trecentosessanta gradi del Mainstream. Le bocche di fuoco dell’Occidente hanno aperto tutte le bocche da fuoco per screditare lo straordinario lavoro fatto dal socialismo venezuelano, peraltro in un totale rispetto della democrazia. Il 14 aprile in molti avrebbero sperato che Maduro, il delfino di Chàvez, perdesse contro il “nuovo che avanza”, quell’Enrique Capriles tanto amato a Washington e nei salotti capitalisti. Capriles invece ha perso e, come prevedibile, non ha accettato il responso delle urne, nonostante tutti gli osservatori internazionali abbiano certificato che non si siano verificati brogli di alcun tipo.

I sostenitori di Capriles dopo aver perso le elezioni hanno scatenato violenze per le strade del Venezuela, causando diversi feriti e uccidendo anche undici persone nei giorni e nelle settimane successive, il tutto nel totale silenzio dei media internazionali che, dopo aver dato ampio risalto alle accuse di brogli, hanno preferito tacere su questo aspetto per evitare di rovinare l’immagine di Capriles di campione della libertà contro l’oppressione statalista di Maduro e del Chàvismo. Nelle scorse ore Gerardo Rico è morto dopo 23 giorni di coma a causa  delle percosse subite da alcuni vicini usciti in strada per ‘sfogare la loro rabbia’ su di lui. I suoi vicini erano sostenitori di Capriles e hanno sfogato la loro rabbia per la sconfitta del loro candidato sul poveretto, uccidendolo. Ma non è finita qui, a Tàchira sono stati uccisi altri tre uomini a colpi di arma da fuoco da parte di fan infuriati di Capriles; a Zulia un tale chiamato Antonio Vides Bravo ha pensato bene di uccidere due bambini di 11 e 12 anni, e un adulto, passando più volte con il suo camion sopra i loro corpi. Non contento ha poi sparato sulla folla che festeggiava il trionfo di Maduro, ferendone una decina. Già il 7 ottobre del 2012, quando all’epoca c’era ancora Chavez, i chavisti esultanti per la vittoria delle elezioni erano stati aggrediti con un bilancio finale di cinque morti. A Cumanacoa, Ender Agreda è stato assassinato a colpi di arma da fuoco. Oltre a lui, nel corso della sparatoria, sono stati ferite altre persone. A Baruta, Josè Luis Ponce, Rosiris Reyes e Johnny Pacheco hanno pagato con la vita la difesa del Centro Medico (CDI) La Limonera che stava subendo un assedio da parte degli oppositori. Queste tre persone sono state crivellate dai proiettili degli oppositori politici che volevano in questo modo semplicemente sfogare la loro rabbia.

Undici venezuelani chavisti uccisi solo per le loro opinioni politiche nel silenzio assordante dei media mondiali che invece continuano a presentare il chavismo come una dittatura nonostante abbia subito anche un golpe, nel 2001. Nessuna Ong parlerà della loro morte, come se fosse un dettaglio inutile da nascondere sotto il tappeto. E intanto il chavismo ha continuato a vincere democraticamente, elezione dopo elezioni, incalzando le bugie raccontante sul Venezuela dal mainstream. E intanto proprio Maduro, il successore di Chàvez, ha delineato quelle che sono le sfide da portare avanti con il suo governo: incremento della produzione, crescita economica, distribuzione opportuna e adeguata degli alimenti e lotta all’inflazione. Il capo dello Stato, che ha annunciato che domani firmerà un accordo con gli imprenditori dello Stato Barinas, ha sottolineato che l’obiettivo è moltiplicare la produzione agricola con il contributo dell’Argentina, dell’Uruguay, del Brasile, e della Cina, con i quali sono stati firmati accordi di cooperazione.

D.C.

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