Venezuela. Continuano le violenze ma il governo ora sembra più stabileTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Venezuela. Continuano le violenze ma il governo ora sembra più stabile

Continua la rivolta antigovernativa in Venezuela con l’opposizione che ha causato duri scontri con la polizia e i sostenitori di Maduro. Nella giornata di ieri sono morte tre persone, due manifestanti e un agente della guardia nazionale, mentre le autorità hanno arrestato il sindaco di San Cristobal, considerato uno dei leader delle proteste.

A protestare in Venezuela non sono i cittadini più poveri, quelli che non hanno niente, bensì gli studenti e altre categorie sociali che rappresentano comunque una minoranza all’interno della società venezuelana. Può sembrare una semplificazione, ma fino a un certo punto dal momento che il governo chavista nell’ultimo decennio ha realizzato progetti importanti proprio per migliorare la condizione dei più umili, che in Venezuela rappresentano una porzione consistente della popolazione. Ne sa qualcosa la Fao che ha premiato Maduro e il Venezuela per aver compiuto sforzi giganteschi per sconfiggere l’estrema povertà e la fame, ne sanno qualcosa le decine di migliaia di venezuelani che prima di Chavez non avevano nemmeno i documenti e oggi possono avere un tetto e un istruzione, tutti aspetti che al mainstream occidentale ovviamente non interessano minimamente. A rivoltarsi contro Maduro e il governo sono quegli stessi settori che avevano dato vita, nel 2002, al golpe antichavista foraggiato dagli Stati Uniti e dall’estrema destra locale e sudamericana, un golpe che venne sconfitto rinsaldando la rivoluzione bolivariana voluta da Chavez. Ora quegli stessi settori stanno riprovando lo stesso copione, ma stanno trovando un governo pronto ad affrontare la situazione, con esercito, forze di sicurezza e cittadini pronti a controbattere ai tumulti di piazza che, in Ucraina, hanno portato a un vero e proprio golpe. Anche per questo Maduro non vuole trattare con chi strumentalizza rivendicazioni anche giuste mirando però al sovvertimento della democrazia, democrazia che dai chavisti è sempre stata rispettata dal momento che Chavez prima, e Maduro poi, hanno sempre vinto alle urne regolarmente.

Nella giornata di ieri comunque la rivolta anti-chavista è tornata violenta in diverse zone del Paese, con tre persone che sono morte portando a 29 il numero delle vittime dall’inizio dei tumulti. Nella giornata di ieri le autorità hanno arrestato il  sindaco di San Cristobal, nello Stato di Tàchira, l’oppositore Daniel Ceballos, accusato dalle autorità di Caracas di ribellione civile e di aver fomentato le violenze nella sua città. Secondo il Ministro dell’Interno Miguel Rodrìguez sempre a San Cristobal è inoltre stato ucciso un agente della guardia nazionale, mentre ieri mattina era l’uccisione di uno studente di 18 anni ad aver fatto insorgere l’opposizione, che comunque è ben lontana dall’essere pacifica e democratica come i media vorrebbero farci credere dal momento che dall’inizio delle proteste sono morti già 4 agenti delle forze dell’ordine e 79 sono stati feriti. Il pericolo per la democrazia del Venezuela insomma sembra venire ancora dagli stessi settori del 2002, quelli dei settori finanziari e bancari vicini agli Stati Uniti, e infatti nel 2002 vi furono pesanti indicazioni del coinvolgimento dell’Us Navy. Dopo che Chavez venne rimosso dal golpe, solo una rabbiosa reazione del popolo venezuelano lo riportò al potere, con il 5 dicembre il leader della rivoluzione bolivarania che parlava chiaramente di mire Usa per “prendersi l’industria petrolifera del Paese”. A distanza di dodici anni il film sembra lo stesso, ma Maduro a differenza di Chavez può raccogliere i frutti seminati negli ultimi dieci anni dal chavismo, e non sarà così facile destituirlo.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/oasoea/7395725660/”>OEA – OAS</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/”>cc</a>

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