Venezuela e Cina vanno avanti con i piani di cooperazioneTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Venezuela e Cina vanno avanti con i piani di cooperazione

Il mainstream ha già cominciato il suo attacco quotidiano al governo del Venezuela di Nicolas Maduro da diversi mesi. Non passa giorno che non si parla della difficile situazione economica del Paese mentre invece si elude di parlare del significativo processo di cooperazione in atto tra Caracas e Pechino. Il presidente Maduro infatti è diretto in Cina dove terrà colloqui riservati con la sua controparte cinese Xi Jinping.

Non passa giorno, e noi ne rendiamo conto quasi sempre, che non ci si imbatte in un nuovo attacco a mezzo stampa nei confronti del Venezuela. Tutto cominciò con la morte di Hugo Chàvez e le successive elezioni presidenziali che videro la vittoria del successore di Chàvez, Nicolas Maduro. Da quel momento in poi gli Stati Uniti e l’Ue hanno cominciato ad attaccare il governo venezuelano utilizzando ogni genere di destabilizzazione e prendendo per vere, senza alcuna verifica, tutte le testimonianze dell’opposizione ostile al socialismo bolivariano di Chàvez e Maduro. Così quasi quotidianamente si rende conto della superinflazione e della penuria di alcuni beni nei supermercati mentre si ignora che il governo di Maduro da mesi denuncia vere e proprie campagne di destabilizzazione foraggiate dall’esterno che fanno perno sulla destra eversiva di una certa opposizione interna. Non sorprende dunque che non si parli dello storico viaggio compiuto in queste ore dal presidente venezuelano Maduro in Cina, dove si reca per incontrarsi con il presidente cinese Xi Jinping. Molti i temi da affrontare e tutti di importanza capitale per il futuro del socialismo di Chàvez e Maduro in Venezuela dal momento che secondo molti il paese sarebbe vicino al collasso economico a causa del ribasso dei prezzi del petrolio, un ribasso per nulla casuale e mirato proprio a mettere in ginocchio quei paesi come Russia, Iran e Venezuela che basano gran parte della loro economia sulle esportazioni di energia. Sicuramente il discorso dell’energia sarà al centro dei colloqui con la Cina dal momento che Maduro ha necessità di trovare nuovi sbocchi per la vendita del petrolio. Anche per questo Maduro ha cominciato un tour dei paesi OPEC per provare a elaborare una strategia per rafforzare il potere contrattuale dell’organizzazione e arginare la caduta dei prezzi. Proprio il ribasso dei prezzi dell’energia ha obbligato Caracas a rivedere tutti i piani di investimento e a guardarsi intorno per ottenere nuovi canali di rifornimento di valuta estera. Ovviamente impossibile non pensare alla Cina, anche perchè dall’inizio del crollo dei prezzi del petrolio le entrate del Venezuela sono scese di circa 700 milioni di dollari all’anno. Il 30 dicembre Maduro ha annunciato un piano di recupero economico per il Paese che dovrebbe assicurare una crescita più o meno stabile al Paese. Il piano da lui presentato è stato diviso in tre parti, una di sei mesi, una di due anni e l’altra di quattro anni. I principali obiettivi sarebbero quelli di garantire la crescita dell’investimento nel campo del sociale, dove Chavez ha basato molto del suo modello vincente; ma anche quello di aumentare il mercato interno rifornendolo di nuovi beni e di combattere la “guerra economica” per espandere industrie straniere e aumentare l’iniziativa nazionale nel mercato. Non solo, Maduro vorrebbe anche cambiare la politica del cambio e aumentare i fondi negli investimenti sociali oltre che ottimizzare le finanze dello Stato e aumentare le riserve del Paese in dollari. Piani ambiziosi ma che se il Venezuela riuscisse a piazzare il proprio petrolio a un prezzo decente potrebbero venire conseguiti senza difficoltà. Del resto le conquiste sociali ottenute dal bolivarismo di Chavez e Maduro hanno creato un diffuso consenso nel Paese, soprattutto tra i più poveri, che sono ben consapevoli che una volta ritirata l’eco della rivoluzione bolivariana pagheranno in prima persona tornando allo status quo ante, esattamente quello che vorrebbero i potentati internazionali.

Dc

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