Venezuela e Ucraina, stesso schema "Made in Usa"Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Venezuela e Ucraina, stesso schema “Made in Usa”

Secondo diversi punti di vista si potrebbe sostenere che gli Usa stiano utilizzando le stesse tattiche di destabilizzazione usate in Ucraina un anno fa anche in Venezuela. Lo schema delle cosiddette “rivoluzioni colorate” utilizzate per screditare un governo considerato “nemico” per gli interessi della Casa Bianca è stato ormai ben oliato e collaudato. 

In Ucraina circa un anno fa è andato in scena un vero e proprio “regime changing” nel quale specialisti e addetti ai lavori hanno visto applicare vere e proprie tattiche di destabilizzazione che oggi potrebbero essere utilizzate anche in Venezuela. Lo sostiene ad esempio Schetinin, direttore del ministero Esteri russo per i rapporti con l’America Latina, che, intervistato da RIA NOVOSTI ha parlato apertamente di operazioni di Washington volte a cambiare la struttura del Paese in Venezuela incoraggiando l’opposizione interna con “tecnologie politiche e rivoluzioni colorate“. Lo schema oramai in effetti sembra essere ben oliato, basti pensare a quello che successe in piazza Maidan a Kiev, quando gli Usa esercitarono tutta la loro influenza per destabilizzare il governo di Yanukovich contribuendo alla diffusione della “narrazione” del popolo che scende in piazza per la propria libertà contro il dittatore corrotto e spietato di turno. A distanza di un anno si può verificare come più che alla “libertà” degli ucraini, a Washington interessasse il vantaggio geopolitico della destabilizzazione di Kiev per mettere in difficoltà la Russia. Oggi secondo molti analisti gli Stati Uniti avrebbero cominciato ad esercitare pressioni su quei paesi dell’America Latina che hanno aumentato la loro cooperazione con Mosca, e infatti stiamo parlando del Venezuela di Maduro e del Brasile della Rousseff, guardacaso due paesi sotto attacco da parte dei media. Del resto proprio la Russia negli ultimi tempi ha dimostrato di avere legami di amicizia con molti paesi dell’America Latina e questo potrebbe aver indotto la Casa Bianca ad aumentare le pressioni su quei governi considerati “sgraditi” come quello di Maduro in Venezuela. Lo schema comunque sembra essere il solito: individuare un governo sgradito, cominciare a finanziare l’opposizione in diversi modi oppure creando comunque un contesto mediatico internazionale favorevole all’opposizione, screditare in ogni modo il governo in carica meglio se facendo diventare i manifestanti dei martiri, e infine arrivare all’ora X magari creando un casus belli di vario genere oppure mettendo il governo con le spalle al muro. Del resto Yanukovich al momento della sua destituzione aveva firmato tutto quello che l’opposizione gli aveva chiesto, eppure non bastò dal momento che pochi giorni dopo i manifestanti, senza attendere le nuove elezioni, fecero un vero e proprio “Golpe” culminato con i cecchini del Maidan che diedero poi il pretesto per il “regime changing”. Peccato che venne poi fuori che i cecchini misteriosi non potevano essere filogovernativi dal momento che quel pomeriggio a Kiev vennero uccisi sia poliziotti che manifestanti dalle stesse pallottole. Del resto quel che conta è semplicemente ingannare l’opinione pubblica per pochi giorni, il tempo necessario ad autorizzare atti di violenza contro l’ordine costituito ammantandoli come “lotta per la libertà”. Ci viene in mente anche un altro esempio pensando alla Libia di Gheddafi dove il Colonnello venne accusato di aver bombardato con gli aerei la sua stessa gente salvo poi, qualche mese dopo, capire che forse semplicemente non era vero. Intanto però era tardi, Gheddafi era già considerato un criminale di guerra e il mondo aveva già accettato l’idea di vederlo destituito. Lo stesso schema è stato provato in Siria, ma la resistenza dell’esercito siriano alla fine ha impedito l’uscita di scena di Assad, accusato persino di aver ordinato un attacco chimico contro i civili a Ghouta senza che però ne venissero trovate le prove. Anzi da quel poco che se ne è saputo emerse che probabilmente potevano essere stati i ribelli stessi a realizzare l’attacco per favorire un intervento internazionale contro Damasco.

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