Venezuela. I cittadini uccisi dalla destra "non contano"Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Venezuela. I cittadini uccisi dalla destra “non contano”

Fabio Marcelli, giurista internazionale, ha scritto sul suo blog de “Il Fatto” un articolo sul Venezuela molto interessante in cui ha parlato delle vittime delle “guarimbas”, ovvero dei tumulti scatenati dall’estrema destra in Venezuela nei mesi scorsi per portare alle dimissioni del governo Maduro. Ma delle vittime delle “guarimbas” non sembra interessarsi nessuno. 

Morti di Serie A e Serie B? Brutto da dire ma purtroppo reale in quanto certi morti ottengono le prime pagine dei quotidiani mentre altri no. Prendiamo ad esempio il caso del Venezuela dove nei mesi scorsi una accorta campagna mediatica occidentale ha letteralmente martellato con notizie di repressione da parte del governo di Maduro contro manifestanti democratici e ovviamente pacifici. A questo proposito Fabio Marcelli, noto giurista internazionale che scrive spesso sul suo blog de “Il Fatto Quotidiano” della situazione a Caracas, ha scritto un articolo dal titolo emblematico: “Venezuela. Nessuno parla delle vittime della destra“. Ci sarebbe a questo punto ben poco da aggiungere, basterebbe ad esempio incontrare il Comitato delle vittime delle guarimbas che proprio in queste ore sono passati per l’Italia per incontrare vari rappresentanti delle forze politiche a cominciare dal Movimento Cinque Stelle, ma anche Scelta Civica, Pd e Gruppo Misto.

Il gruppo vuole informare l’opinione pubblica circa quanto successe in Venezuela negli scorsi mesi, con dei veri e propri disordini che hanno causato 43 vittime, soprannominate le vittime delle “Guarimbas”. La “Guarimba” in venezuelano è una sorta di nascondino, ed “è il nome dato alla peculiare forma di guerriglia urbana cui la destra si è dedicata per tutto un periodo, con lo scopo dichiarato di ottenere l’estromissione dal governo del presidente legittimamente eletto Nicolas Maduro”, come ha mirabilmente spiegato Marcelli. Peraltro l’opinione pubblica occidentale prima ancora di raccogliere informazioni ha deciso che il governo di Maduro rappresentasse l’oppressore anche se aveva vinto democraticamente le elezioni, anche questo dovrebbe far riflettere, e molto, sull’etica di certi think tank in Occidente. Maduro però è riuscito a conservare il suo posto, e tutti si sono dimenticati di quello che successe il giorno in cui vinse le elezioni, il 13 aprile 2013, quando alcuni sostenitori di Maduro che festeggiavano vennero uccisi da oppositori di destra armati.

Come ci spiega Marcelli dopo aver perso democraticamente le elezioni la destra venezuelana decise di tentare una tattica insurrezionale, peraltro approvata da Stati Uniti e altri paesi occidentali. In questo periodo drammatico Leopoldo Lopez, uomo dell’estrema destra venezuelano e molto vicino a Washington, invitò i cittadini a scendere in piazza per dare una spallata anche violenta a Maduro. La cosa più grave inoltre è che delle 43 vittime censite, alcune sono state uccise da dei franchi tiratori non identificati, altre da agenti della forza pubblica, e altre ancora da scoppi di bombe mentre tentavano di rimuovere le barricate dell’opposizione. “Secondo il Comitato delle vittime della guarimba la maggioranza delle vittime è responsabilità diretta dei manifestanti violenti, fra di esse si trovano ben nove funzionari dei corpi armati dello Stato. Si sono altresì registrati assalti armati ad asili infantili e centri di salute. In alcuni casi le vittime sono manifestanti. Alcuni agenti della forza pubblica sono sotto processo per uso illegittimo delle armi in relazione a tali episodi“, ha spiegato ancora Marcelli. Tra le vittime delle guarimbas non ci sono solo militanti di sinistra o agenti della forza pubblica, bensì anche gente comune come German Oscar Carrero, autista quaranteseienne che ha perso un braccio per una bomba lanciata da alcuni manifestanti anti-Maduro mentre trasportava dei medicinali, o come “Elvis Duran De la Rosa, decapitato da un filo di ferro mentre attraversava in motocicletta una barricata, Rosiris Reyes Rangel, uccisa mentre difendeva un Centro di salute da un assalto, Giovanni José Pantoja, sergente della Guardia nazionale boliviariana, ucciso a colpi di arma da fuoco mentre rimuoveva una barricata, Julio Gonzalez Pinto, pubblico ministero incaricato delle indagini sugli scontri, morto in un incidente stradale dovuto a una barricata, Hender Bastardo Agreda, ucciso mentre festeggiava la vittoria di Maduro, Henry Rangel La Rosa, morto in circostanze analoghe“.

Per fortuna però le vittime delle guarimbas stanno riuscendo in qualche modo a farsi sentire e a diffondere la loro verità, questo nonostante la stampa occidentale abbia cercato in tutti i modi di diffondere un’immagine totalmente mistificatoria del Venezuela, addossando ovviamente ogni colpa su Maduro. Marcelli invece ricorda come la scelta della violenza sia stata effettuata da settori apertamente fascisti della destra sconfitta assieme a settori organizzati come esponenti dei paramilitari colombiani che sono da sempre molto attivi nelle zone di confine tra Venezuela e Colombia. Le vittime delle guarimbas hanno anche pensato bene di inviare una lettera aperta ad Amnesty International criticando aspramente la sua decisione di schierarsi accanto a Leopoldo Lopez, definito senza prove un prigioniero di coscienza e non il responsabile di un tentato golpe eversivo. Come finire questo articolo meglio delle parole dello stesso Marcelli:

Sconfortante, a tale riguardo, il fatto che la sede romana di tale associazione abbia deciso di non incontrare il Comitato delle vittime della guarimba adducendo incredibilmente il fatto che l’agenda del suo Direttore fosse già piena. Elementi di forte riflessione per un’Associazione che ha fatto indubbiamente molto per i diritti umani ma che rischia oggi di perdere la sua credibilità e la sua autorevolezza, in relazione a tali episodi e altri, come le ingiustificate critiche nei confronti delle milizie curde del Rojava

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