Venezuela. Il trionfo di Chàvez garantisce la continuità del "socialismo petrolifero" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Venezuela. Il trionfo di Chàvez garantisce la continuità del “socialismo petrolifero”

 

La rielezione del presidente Hugo Chávez significa anche sviluppo del progetto “socialismo petrolifero”. Da anni la compagnia statale Petroleos de () finanzia decine di programmi sociali governativi, così come le onerose alleanze politiche di Caracas tramite l’invio di greggio.

Tratto da www.Atlasweb.it

Domenica il presidente uscente ha ottenuto il 54.4% delle preferenze (7 milioni e 400mila), registrando uno scarto di quasi 10 punti percentuali (6 milioni e 200mila) da Henrique , candidato della Mesa de Unidad Democratica (Mud). Chávez, al potere dal 1999, ottiene il quarto mandato consecutivo di sei anni. Se anche questo mandato verrà portato a termine, saranno 21 gli anni del chavismo alla guida del Venezuela.

I critici di Chávez ricordano che PDVSA non ha avuto flusso di cassa sufficiente per investire nel settore e potenziarsi, e questo per i continui “sprechi” dell’amministrazione chavista. Chávez ha il controllo quasi assoluto dell’impresa, alla quale cerca di dare un orientamento marcatamente socialista.

Dall’industria petrolifera deriva più del 95% degli ingressi del paese (Organization of the Petroleum Exporting Countries). PDVSA vanta le maggiori riserve di petrolio del mondo, anche se non ha mai potuto superare i 3 milioni di barili al giorno.

Ancora una volta al potere, il governo di Chávez avanzerà con una serie di ambiziosi iniziative con partner stranieri nella vasta Faja dell’, una delle più grandi riserve di petrolio del mondo. Dallo storico sciopero del settore petrolifero del 2002-2003, nel 2010 l’estrazione di greggio venezuelano ha registrato i livelli più bassi. L’ diviene fondamentale per per recuperare i barili persi e apportare fino a 2 milioni di barili al giorno di nuova produzione entro il termine del prossimo mandato presidenziale.

In totale, il governo di Chávez -che ha ripetutamente aumentato le tasse al settore petrolifero, mentre ha richiesto per PDVSA una partecipazione maggioritaria in tutti i progetti- prevede nella Faja investimenti per oltre 80.000 milioni di dollari. Ha firmato accordi con la statunitense Chevron, la spagnola Repsol, l’italiana Eni e un consorzio di imprese russe, tra cui Rosneft. I russi, che hanno iniziato a pompare greggio in agosto, puntano ad estrarre 100.000 barili al giorno entro la fine del 2012.

Sotto Chávez, la Cina è diventata un’importante fonte di finanziamento per l’indebitato paese petrolifero. Negli ultimi anni Caracas ha accumulato verso Pechino un debito di oltre 32.000 milioni di dollari. Il Venezuela vende 640.000 di barili al giorno di petrolio alla Cina, 264.000 dei quali destinati al pagamento del debito che il paese sudamericano mantiene con il colosso asiatico. Lo aveva annunciato in agosto il ministro del Petrolio venezuelano, Rafael Ramírez, che è anche presidente di PDVSA .

Inoltre, si prevede che nell’arco del prossimo mandato Chávez permetterà i necessari investimenti esteri per avviare progetti per l’estrazione di gas naturale offshore. Il Venezuela è uno dei 10 paesi con le maggiori riserve di gas del mondo; ciononostante, importa gas dalla Colombia per fornire il suo mercato interno. Gli occhi sono puntati al progetto Perla e alle sue riserve che superano i 15 miliardi di metri cubi. Qui una joint venture tra PDVSA, Eni e Repsol inizierà i lavori di estrazione nel 2013.

Il socialismo petrolifero di Chávez, spiegano gli analisti, rafforzerà i legami con gli antichi alleati ideologici, il che equivale a dire ampliare gli accordi di fornitura di greggio con Cina, Bielorussia, Iran, Siria e più di una dozzina di paesi del Centro e Sudamerica.

Luca Pistone

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