Venezuela. In arrivo da Pechino prestito da cinque miliardi di dollariTribuno del Popolo
domenica , 17 dicembre 2017
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Venezuela. In arrivo da Pechino prestito da cinque miliardi di dollari

Caracas potrebbe ricevere un prestito di 5 miliardi di dollari dalla Cina per un fondo investimenti statale recentemente in perdita a causa della frode di alcuni dipendenti. In questo modo la Cina rafforzerebbe il suo legame con il Venezuela, cosa che non farà felice la Casa Bianca. 

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Ben presto Pechino potrebbe erogare un prestito da cinque miliardi di dollari alla volta del Venezuela. Cina e Venezuela stanno discutendo della terza rata di finanziamento del Fondo congiunto sino-venezuelano, che investe in progetti edilizi e infrastrutturali, ripagando il debito in petrolio. “Nelle prossime due settimane ci sarà a Caracas un altro round di negoziati ad alto livello con la China Development Bank“, ha spiegato Temir Porras, presidente della banca per lo sviluppo Bandes alla Reuters. La Cina in realtà già da parecchi anni ha cominciato a stringere legami economici con il Sudamerica, e l’elezione di Xi Jinping come presidente della Repubblica popolare cinese ha permesso di inaugurare una nuova stagione di alleanze con l’America Latina. Uno dei primi appuntamenti dove i rapporti tra Cina e Sudamerica si sono rinsaldati è stato l’ Asia Pacific Economic Cooperation di Lima, in Perù, nel 2008, ma le relazioni da allora sono continuate. A godere della strategia cinese finora sono stati i settori agricolo, minerario, energetico di paesi come il Venezuela e il Cile.  Il lato negativo rischia di essere l’eccessiva dipendenza di questi paesi dalle esportazioni di risorse, ovvero il rischio di cominciare a perdere competitività a causa dell’eccessivo afflusso di contante per la vendita di materie prime. Chiaramente Pechino è interessata e non poco dal settore energetico del Sudamerica, e la cosa interessante è che proprio il continente dell’America Latina vuole affrancarsi dal gioco degli Stati Uniti ed è quindi ben pronto a discutere con la Cina. Recentemente l’agenzia di intelligence privata Stratfor ha fatto un’analisi secondo cui il colosso statale China National Petroleum Corp acquisterà il 30% della ecuadoriana Rafineria del Pacifico capace di lavorare 300.000 barili di greggio al giorno. Non più denaro liquido in cambio di petrolio quindi, bensì rapporti sempre più complessi che garantiscono alla Cina di reperrire le materie prime per il mercato interno. Al momento Ecuador e Venezuela hanno approvato questo meccanismo, al punto che dai 50.000 barili al giorno verso Pechino del 2005, siamo arrivati oggi a 500.000 al giorno. La China National Petroleum Corp e la Petroleos de Venezuela hanno poi cominciato una joint venture per produrre nella falda petrolifera dell’Orinoco. E’ dal 2007 che Venezuela e Cina hanno cominciato a stringere legami sempre più stretti, con tecnici sudamericani che sono stati inviati in Cina per studiare. Insomma la strategia del colosso comunista è semplice: flusso di liquidità in cambio di forniture a condizioni di favore, per la gioia di Washington che potrebbe inalberarsi e provare a destabilizzare nuovamente il Sudamerica. Del resto il mancato golpe di Capriles nel marzo 2013 nelle elezioni del post-Chavez hanno subito mostrato gli appetiti di Washington sull’area.

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