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giovedì , 19 gennaio 2017
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Venezuela. La campagna della Exxon contro Maduro

Venezuela. La campagna della Exxon contro Maduro

La Exxon Mobil è una delle ultime multinazionali che sta cercando di intervenire nelle dinamiche politiche interne a un governo considerato “sgradito” come quello del Venezuela di Maduro. L’oggetto del contendere è la zona dell’ “Esequibo”, una regione di confine tra Venezuela e Guyana ricca di petrolio che evidentemente fa non poca gola alle multinazionali. Del resto in Sudamerica esiste una lunga tradizione di “golpe” eseguiti per conto di multinazionali senza scrupoli, vedi il Guatemala nel 1954 con la United Fruit. 

Le multinazionali nel mondo globalizzato in cui ci troviamo hanno assunto un ruolo crescente, assumendo dei poteri importanti che permettono loro di inserirsi dappertutto, sfidando anche i governi nazionali che si mettono di traverso ai propri affari. Le multinazionali infatti hanno giovato più di altri della globalizzazione accumulando un potere finanziario incalcolabile e soprattutto giovandosi di una sorta di impunità dovuta alla protezione diplomatica e militare che godono negli stati di riferimento. A questo riguardo Corporate Watch ha pubblicato una analisi molto dettagliata dei crimini di una di queste multinazionali, la Exxon Mobil, una compagnia petrolifera che è stata accusata da più parti di gravi violazioni dei diritti ambientali.  Già in passato, decenni fa, ogni qual volta dei governi hanno deciso di opporsi alle richieste sempre più esose delle multinazionali abbiamo assistito a vere e proprie punizioni, a volte veri e propri colpi di stato come quello realizzato anche dalla United Fruit in Guatemala nel 1954. Anche multinazionali come Anaconda e Itt ebbero un ruolo importante nell’appoggiare il golpe di Pinochet in Cile nel 1973, per non parlare del golpe realizzato, questa volta in Asia, dall’ Anglo Iranian Oil Company a Teheran con il rovesciamento di Mossadeq nel 1953. Come ha ricordato anche Marcelli su “Il Fatto Quotidiano”, esiste un connubio consolidato tra multinazionali e servizi segreti occidentali, con la Cia che ovviamente riveste un ruolo di primo piano in moltissimi casi.

E ora l’ultimo governo sgradito agli interessi delle multinazionali sembra essere quello del Venezuela di Nicolas Maduro che, sull’onda delle riforme di Chavez, ha spostato il Paese nettamente a sinistra, andando quindi contro i potentati finanziari e le multinazionali. Lo stesso Maduro di recente ha accusato proprio la Exxon Mobil di finanziare e supportare attività volte a destabilizzare il governo, e anche qui nulla di nuovo dato che Maduro proprio come Chavez ha fatto di tutto per statalizzare le ricchezze naturali del Venezuela in modo da utilizzarne i proventi per la redistribuzione, la costruzione di infrastrutture, servizi pubblici e soprattutto per costruire una rete di cooperazione internazionale con tutti i paesi del Sudamerica e del mondo. A dare fastidio alla Exxon però è un caso specifico, quello della regione di Esequibo, una zona di 160.000 chilometri al confine tra Venezuela e Guyana. L’oggetto del contendere sono i diritti di sovranità, con la Exxon che opera pressioni sul governo della Guyana. Esiste un accordo a riguardo stipulato tra Caracas e Londra il 17 febbraio del 1966, in vista della prossima indipendenza della Guyana.  Secondo tale accordo si stabiliva una risoluzione pacifica delle controversie esistenti mediante la formazione di una Commissione mista oppure con i mezzi paicifici dell’art.33 delle Nazioni Unite. Non solo, l’accordo dichiarava anche come destituiti di fondamento eventuali azioni sulla sovranità che non passino attraverso il reciproco riconoscimento.

Sempre Marcelli, noto giurista internazionale, ha anche ricordato che sulla vicenda dell’Esequibo bisognerebbe tenere conto del principio internazionale dell’ “Uti Possidetis”, che prevede il rispetto delle frontiere coloniali preesistenti in caso di disputa. E infatti, in attuazione di tale principio, l’art.10 della Costituzione della Repubblica bolivariana del Venezuela ha stabilito che vengono considerati territori della Repubblica quelli “corrispondenti al Capitanato Generale del Venezuela prima della trasformazione politica iniziata il 19 aprile del 1810“. In sostanza se la Guyana si appropriasse unilateralmente della zona dell’Esequibo commetterebbe una palese violazione dei trattati e del diritto internazionale, sancendo inoltre lo strapotere delle multinazionali sulla politica.

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