Venezuela. Maduro rilancia e invita il popolo a occupare le fabbriche contro i sabotaggiTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Venezuela. Maduro rilancia e invita il popolo a occupare le fabbriche contro i sabotaggi

In una situazione estremamente difficile per il Sudamerica in cui in Brasile si consuma un tentativo di golpe ai danni della presidente Rousseff, in Venezuela il presidente Maduro ha annunciato che le fabbriche che hanno interrotto la produzione verranno “occupate dal popolo”. Tale provvedimento è stato preso dal governo venezuelano per andare contro il sabotaggio di cui sono accusati alcuni settori della borghesia filoamericana del Paese.

Per i nostri media i paesi che non piacciono per diversi motivi a Washington vengono sempre presentati in modo quasi caricaturale. Se poi sono di sinistra e anticapitalisti come il Venezuela, ecco che i media si accaniscono con particolare pervicacia. In un momento estremamente difficile per il Sudamerica con i media già mobilitati e all’attacco sul Brasile della Rousseff con il tentativo di golpe contro la legittima presidente del Paese, in Venezuela la situazione politica ed economica non è delle migliori ed è chiaro che alcuni settori che avevano in odio la svolta bolivariana di Chavez oggi hanno tutto l’interesse a fare pressioni per un “regime change” a Caracas, magari sostituendo Maduro con qualcuno più gradito ai fantomatici “investitori internazionali”. La situazione nel Paese è comunque molto difficile con il governo che ha prorogato per altri 60 giorni lo stato di emergenza economica. Lo ha fatto proprio il presidente Maduro parlando ai cittadini in diretta Tv e annunciando tra le altre cose che tutte le fabbriche che hanno interrotto la produzione verranno occupate dal popolo. Un proclama roboante che ha suscitato l’entusiasmo di migliaia di sostenitori che si sono accalcati per le strade di Caracas. La misura è stata presa come spiegato dallo stesso Maduro per andare contro i continui sabotaggi messi in atto da parte di alcuni settori della borghesia per sgretolare il consenso del governo venezuelano: “Nell’ambito di questo decreto in vigore prendiamo tutte le misure per recuperare l’apparato produttivo paralizzato dalla borghesia. Chiunque voglia fermare la produzione per sabotare il Paese dovrà andarsene e chi non lo fa va ammanettato e inviato alla Pgv (prigione generale del Venezuela ndr)”. “Fabbrica ferma, fabbrica restituita al popolo!” ha gridato il presidente. “Mi aiuterete a recuperare tutte le fabbriche paralizzate dalla borghesia“.

Sarebbe fin qui troppo facile accusare Maduro di essere in difficoltà e di tentare di distogliere l’attenzione dalla difficile situazione economica, ma molti dei sabotaggi sono stati ampiamente provati e infatti Maduro ha fatto riferimento ai quattro stabilimenti della “Cerveceria Polar“, ovvero una delle fabbriche di birra più importanti del paese sudamericano che circa tre settimane fa ha annunciato lo stop della produzione in quanto sarebbe stata nell’impossibilità di accedere alle valute estere per importare le materie prime necessarie alla produzione. Ovviamente in molti pensano che si tratti di scuse strumentali per aumentare la rabbia popolare e creare un clima di sfiducia intorno al governo di Maduro, indebolito dalla sconfitta alle urne di qualche mese fa. Il presidente bolivariano ha annunciato anche di voler “radicalizzare la rivoluzione” in campo economico e ha lanciato un appello alle forze armate invitandole a tenersi pronte a qualsiasi scenario nell’immediato futuro.

Vi è poi l’aspetto per nulla secondario del fatto che il Venezuela ormai da anni subisce le “attenzioni” degli Stati Uniti, ovviamente interessati alle sorti del Paese per via delle sue immense riserve petrolifere. Maduro ha accusato gli Stati Uniti nel corso del suo discorso e ha detto che lo stato di eccezione ed emergenza economica si tratta di una misura presa per “sconfiggere il colpo di Stato e la guerra economica, in modo di stabilizzare il Paese e affrontare le minacce contro la nostra patria“. Del resto gli Usa sono stati anche accusati di fomentare la destra venezuelana, e questa non è una novità basti ricordare il golpe antichavista del 2001. Intanto la destra venezuelana continua a incalzare con un referendum per chiedere le dimissioni di Maduro ma il vicepresidente Isturiz ha tranquillizzato la piazza dicendo che il presidente venezuelano non lascerà il potere a seguito di un referendum in quanto l’opposizione averebbe commesso errori e tentato di ricorrere a vari imbrogli pur di rendere comunque il processo referendario valido. Del resto il leader della destra venezuelana non ha certo usato giri di parole a riguardo: “Se abbandonerete la via democratica, non sappiamo cosa accadrà in questo Paese. Il Venezuela è una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento” . Ma si sa che i governi “nemici” della Casa Bianca possono essere abbattuti anche con la violenza, e i media cercheranno di giustificare ogni rivolta antidemocratica.

Tribuno del Popolo

 

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