Venezuela. Maduro vince nel nome di ChavezTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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Venezuela. Maduro vince nel nome di Chavez

Alla fine Nicolas Maduro, il delfino di Hugo Chavez, ha vinto con il 50,66% contro il candidato dell’opposizione Capriles. Una vittoria risicata ottenuta in un contesto precario di destabilizzazioni e pressioni esterne per porre fine all’esperimento bolivariano. Il Consiglio nazionale elettorale intanto fa appello ai cittadini affinché rispettino il responso delle urne. 

Alla fine Nicolàs Maduro ha vinto, ha vinto nonostante tutte le pressioni messe in campo dagli Stati Uniti e dall’Occidente per favorire il candidato dell’opposizione, quell’Henrique Capriles che ha svolto il ruolo del giovane rampante che doveva rappresentare l’alternativa al delfino del defunto leader bolivariano indicato come successore proprio da Chàvez il 5 marzo scorso. Alla fine Maduro ha vinto con il 50,66% dei voti contro il 49,07% di Capriles, e come prevedibile l’opposizione non ha accettato la sconfitta chiedendo il riconteggio delle schede. Dal conto loro esercito e Consiglio nazionale elettorale hanno confermato la regolarità dell’esito elettorale. La “rivoluzione bolivariana” quindi andrà avanti, e lo fa democraticamente grazie al risultato delle urne, così come sempre democraticamente Chàvez ha sempre vinto ogni appuntamento elettorale che è stato chiamato ad affrontare. C’è chi dice che 235.000 voti di vantaggio non siano sufficienti per continuare con la rivoluzione bolivariana, Omero Ciai de “La Repubblica” ad esempio è in prima fila nel dipingere come una sconfitta quella di Maduro. Anche lui inganna o comunque non vuole dire la verità, ovvero che Maduro ha vinto e che quindi la maggioranza dei venezuelani vuole ancora continuare con il progetto che fu di Chàvez e che ora Maduro è stato incaricato di portare avanti, pur tra mille difficoltà. “Sarò il presidente dei poveri“, ha detto Maduro chiudendo la campagna elettorale, ed è proprio grazie a loro, grazie alla parte più umile del Paese che è riuscito a conseguire una vittoria che, pur essendo di misura, riveste un’importanza straordinaria all’interno del contesto sudamericano. Con la morte di Chàvez infatti erano molti a temere che si fosse esaurita anche la spinta rivoluzionaria del bolivarismo, erano molti a credere che, morto il leader, alla fine lo stesso movimento di sbandasse. Non è stato così e Capriles dovrà tenerne conto dopo le consuete frasi di rito in cui si chiede il riconteggio delle urne voto per voto. Leader rampante dell’opposizione, Capriles è stato coccolato dai media di tutto il mondo che hanno oggettivamente creato un clima positivo a una sua affermazione elettorale. Così si crea una situazione grottesca nella quale esultano tutti: esultano i bolivaristi di Maduro nel nome di Chàvez, ma esultano anche i sostenitori di Capriles, forti di una opinione pubblica mondiale che vuole a tutti i costi vedere un arretramento della Rivoluzione, anche di fronte a una sua vittoria democratica. Alla fine Maduro ha vinto di 300.000 voti, ma è l’unico che, pur vincendo, secondo i media occidentali, non ha vinto. Questo fa capire il potere mediatico nella società della globalizzazione, dove i media finiscono per modificare la realtà, o perlomeno tentano di farlo.

La mia vittoria dimostra che Chavez vive e continua a vincere le sue battaglie“, ha detto Maduro parlando dal palazzo presidenziale di Miraflores, a Caracas. E così è stato. Chàvez ha vinto la sua ultima battaglia pur avendo perso la vita, e Maduro nonostante tutto proverà a traghettare il Venezuela nella modernità. I suoi detrattori parlano del rompicapo legato all’economia venezuelana, dopo che Chavez negli ultimi anni avrebbe distrutto l’iniziativa privata producendo sempre di meno e importando sempre di più. Il Venezuela però dispone di risorse petrolifere sconfinate, e soprattutto la politica bolivariana ha tirato fuori dalla povertà centinaia di migliaia di venezuelani. Capriles e i capitalisti rampanti avrebbero fatto lo stesso? Probabilmente no, ma agli analisti economici e politici occidentali chiamati a giudicare i governi che non si allineano al mainstream, tutto sommato, che cosa importa? Così, forte dei media mondiali che non aspettavano altro, Capriles ha scelto di non riconoscere subito la vittoria di bolivarismo e di urlare ai brogli e agli scandali, ignorando quanto detto dalle autorità, che invece hanno parlato di elezioni regolari. Tanto meglio seminare il dubbio, far credere che dopo la morte di Chàvez fosse impossibile per Maduro vincere in modo democratico. Capriles però, ancora una volta, è stato sconfitto, e ora l’ex autista di bus e sindacalista di Caracas sarà chiamato a continuare quello che solo la morte impedì di continuare a Hugo Chàvez. “La commissione d’inchiesta è benvenuta“, ha detto Maduro dal palazzo Miraflores, il tutto mentre Capriles alimenta i venti del disaccordo civile non accettando la sconfitta elettorale fino al riconteggio voto per voto.

Avanti Maduro.

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