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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Venezuela. Prospettive per il socialismo anche senza Chàvez

Dopo la tragica morte di Hugo Chàvez in molti negli Stati Uniti hanno esultato, pensando evidentemente alla fine della Rivoluzione bolivariana.  Centinaia di migliaia di venezuelani scesi in piazza dopo la sua morte però, rappresentano un chiaro segnale alla comunità internazionale: il socialismo in Venezuela andrà avanti anche senza Chàvez.

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A pochi giorni dalla morte di Hugo Chàvez, il cordoglio dei venezuelani e non solo è ancora tantissimo. Chàvez è stato un uomo straordinario, un uomo capace di sfidare l’ordine costituito e capace di liberare il suo Paese, il Venezuela, dal giogo delle multinazionali. Chàvez ha fatto tutto questo senza uccidere nessuno, subendo un golpe, vincendo tutte le elezioni cui ha partecipato. In modo ostinato e per certi versi eroico ha nazionalizzato tutto quello che poteva, infierendo un durissimo colpo alle multinazionali, e ha dato al suo popolo tutto quello che poteva investendo cifre ingenti nella Sanità, nello Stato Sociale, nella cultura. Insomma Chàvez è stato un grande socialista del XXI secolo da cui bisognerebbe prendere esempio per rinnovare la “sinistra” nel suo complesso. Ovviamente alla sua morte in molti hanno esultato, chiamandolo dittatore, caudillo, populista, ma forse il modo migliore per capire chi è stato Chàvez lo ha indicato Fidel Castro: “Se volete sapere chi è stato Chavez, guardate chi piange la sua scomparsa e guardate quelli che gioiscono: così avrete la vostra risposta.“. A piangerlo sono migliaia di persone del popolo, decine di migliaia di venezuelani che prima di lui non avevano nemmeno la speranza nel futuro, a esultare sono affaristi, latifondisti, benestanti, giornalisti stranieri e multinazionali.

Quale futuro per il Venezuela dopo la sua morte? Innanzitutto il governo di Caracas ha avuto tempo per prepararsi all’eventualità della morte di Hugo Chàvez, e quindi il suo successore, Maduro, non è certo rimasto con le mani in mano in attesa dell’inevitabile. La Revoluciòn bolivariana quindi continuerà anche senza il Libertador, e continuerà democraticamente, a dispetto di quanto abbaiano i cani da guardia del mainstream. Maduro entro trenta giorni porterà il Paese a nuove elezioni, e saranno i cittadini venezuelani a decidere sul futuro della Rivoluzione. Obama potrà quindi mettersi il cuore in pace, non saranno i media a decidere il futuro del Venezuela, saranno libere elezioni democratiche, e dal momento che anni fa Chàvez, prima ancora di ammalarsi, aveva detto della sua Rivoluzione: “Io non sono la causa, sono la conseguenza“, appare chiaro che il chavismo ha attecchito in profondità nella società venezuelana trasformandosi in voglia di socialismo da parte del popolo. Difficile quindi che l’influenza statunitense possa tornare nel Paese, nonostante i giornalisti del mainstream continuino a vomitare bugie, come se il Venezuela prima della Rivoluzione fosse un paradiso opulento e democratico. L’Alba (l’Alleanza bolivariana dei popoli latinoamericani), e l’Unasur  (l’Unione delle nazioni sudamericane) continueranno, e anzi verranno rilanciate, così come i rapporti diplomatici con paesi come Cina, Russia e Iran in chiave anti-imperialista. Ora però che Chàvez non c’è più, il Socialismo del XXI secolo dovrà riuscire a rinnovarsi, con il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, già pronto a continuare nel solco di Chàvez per l’esportazione della Rivoluzione in tutto il continente. Si può aprire quindi una nuova era, l’era della conferma del socialismo, l’era della vittoria delle idee oltre la figura carismatica del leader, l’era che potrebbe rappresentare la vittoria finale del socialismo in tutta l’America Latina. Aspettino quindi gli Stati Uniti a tirare un sospiro di sollievo..

D.C.

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