Venezuela, sconfitto il chavismo, esultano gli UsaTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Venezuela, sconfitto il chavismo, esultano gli Usa

 

Inutile cercare di addolcire la pillola, l’opposizione di destra in Venezuela ha trionfato nelle elezioni legislative e il presidente chavista Maduro ha dovuto ammettere la sconfitta. Esultano gli Stati Uniti che si sono sempre opposti alla “rivoluzione” democratica del chavismo mentre agli eredi di Chavez non resta che recitare il “mea culpa”, consapevoli di aver fronteggiato una vera e propria “guerra economica” diretta contro il Paese. 

E’ stato proprio il presidente venezuelano Nicolas Maduro a riconoscere la sconfitta subita e la vittoria dell’opposizione di destra nelle elezioni legislative. Il presidente erede di Chavez lo ha fatto lanciando un messaggio televisivo a commento dei risultati ufficiali diramati dalla Commissione elettorale nazionale che hanno certificato la vittoria dell’opposizione del Tavolo dell’Unità Democratica. Una vittoria che appariva per la prima volta probabile anche perchè il governo di Maduro, pur tra mille difetti, di certo non ha mai goduto d una stampa internazionale positiva, anzi. Tramonta il chavismo dunque? Sicuramente è stato un colpo durissimo che sancisce una fine momentanea della rivoluzione bolivariana cominciata ormai 17 anni fa da Chàvez, con il popolo venezuelano che evidentemente ha accusato il duro colpo della morsa dell’inflazione, della scarsità di beni primari e della destabilizzazione continua. In teoria ora Maduro rimane in carica ma l’opposizione si è aggiudicata 99 seggi contro i 46 dei chavisti, il che significa che potrà in Parlamento ostacolare in ogni modo il governo in vista delle elezioni presidenziali. Non solo, nel 2016 potrebbe anche essere fatto un referendum sul chavismo e potrà persino venire modificare la Costituzione, un’altra minaccia terribile per il governo di Maduro che ora non può fare altro che recitare il mea culpa, consapevole di avere contro poteri molto forti che non hanno esitato a mobilitarsi in tutta la loro pericolosità in occasione delle elezioni.

A esultare è soprattutto la stampa occidentale che descrive il governo di Maduro come una sorta di moloch terribile che ha rovinato il Paese, una visione terribilmente parziale e scorretta dato che in molti fingono di non vedere in che condizioni versasse il Paese prima dell’avvento del chavismo. Certo, Maduro non è Chàvez, e alla fine l’onda lunga dell’ entusiasmo scatenato dal defunto leader si è estinta, ma quanto sono state forti le spinte destabilizzanti della destra eversiva, della stampa internazionale e degli Stati Uniti ? Sembra quasi che i milioni di proletari che vivevano in condizioni vergognose nei campi e nelle città degradate prima di Chavez e che sono stati reinseriti dal chavismo nella vita sociale siano dei fantasmi, ma del resto nessuno si stupisca, secondo gli Usa e altri attori internazionali non sono certo questi i risultati che dovrebbe portare un governo. Ci si dimentica che proprio i proletari venezuelani prima di Chàvez venivano massacrati nelle piazze dalla polizia con un governo corrotto che era al servizio della finanza internazionale. Sembra quasi che il Venezuela prima di Chàvez fosse un Paradiso, e invece era probabilmente vero il contrario, ma tant’è.

Uno dei fattori che ha portato alla sconfitta se vogliamo potrebbe essere la dipendenza dal petrolio. Gennaro Carotenuto, esperto di Sudamerica e di Venezuela, sul suo blog ha commentato la sconfitta di Maduro parlando esattamente di questo: “17 anni nella Storia sono un periodo medio, non lungo rispetto a ritardi plurisecolari, ma neanche breve per impostare una trasformazione di lungo periodo. Il Venezuela ha reso meno ingiusta ma non ha trasformato la propria economia, non ha creato né una base industriale forse fuori tempo, né riattivato la propria produzione agricola in senso cooperativo e artigianale, in larga misura perdendo (e forse è un bene) anche il treno della velenosa trasformazione agroindustriale che tanto danno fa dall’Argentina alla Colombia passando per il Brasile. Il Venezuela , in buona sostanza, non si è liberato della rendita petrolifera come unica risorsa con la quale si fa tutto il bene e tutto il male della storia di questo paese“.

Insomma la dipendenza dal petrolio ha permesso ai nemici del Venezuela di utilizzare l’oro nero come “cavallo di Troia” per portare avanti l’aggiottaggio e la guerra economica, quella che ha permesso alle destre di sabotare dall’interno il chavismo. Lo stesso Carotenuto infatti ha spiegato il procedimento in modo esemplare: “Al nemico si può legittimamente dare nome e cognome, nei tagliagole della guarimba, i Leopoldo López e le María Corina Machado, la parte di opposizione eversiva ed assassina che solo la malafede dei media mainstream ridipinge come democratica, ma questi vedono solo la faccia visibile di un’aggressione mai arrestata in 17 anni e che per molti versi, non solo col golpe dell’11 aprile 2002, ricordano l’esperienza di aggressione, demonizzazione, delegittimazione, vissuta da ben prima di essere eletto il 4 settembre 1970 dal presidente Allende in Cile, attaccato da destra e da sinistra esattamente come si è fatto in questi anni con Chávez, per poi rimpiangerlo dopo l’epilogo dell’11 settembre.” Insomma non sorprende che alla fine una guerra economica in atto da anni, il ribasso dei prezzi del petrolio, una destra aggressiva e golpista finanziata dall’estero abbiano alla fine fatto breccia nella società venezuelana indebolita dalla difficoltà economica e dalla scarsezza di beni di prima necessità dovuta anche ai sabotaggi di quella stessa opposizione che l’Occidente vede come “democratica” ma che nemmeno un anno fa provocò decine di morti nelle “guarimbas”.

Gracchus Babeuf

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