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martedì , 24 ottobre 2017
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Venezuela. Tra ingerenze e sospetti la tensione resta alta

Tutti i paesi del Sudamerica hanno dato la loro solidarietà a Caracas attraverso l’Alba, il Mercosur e il Celac, riconoscendo tentativi di destabilizzazione della democrazia del Venezuela. In pochi vogliono ricordare che dal 1998 a oggi Chavez e il chavismo hanno vinto democraticamente oltre 13 elezioni, eppure il Venezuela è considerato un “regime”.

Non è facile fare apparire quello di Maduro come un regime dal momento che è stato eletto democraticamente dal popolo venezuelano in elezioni che tutti gli osservatori hanno ritenuto regolari nemmeno un anno fa. Questo, almeno in Sudamerica, lo sanno bene dal momento che sostanzialmente tutti i paesi sudamericani hanno emesso comunicati congiunti attraverso Mercosur, Celac e Alba, per dare solidarietà al governo di Caracas sotto attacco a causa di ingerenze esterne e destabilizzanti sulla democrazia del Paese. Quello che i media non dicono è che Hugo Chavez aveva vinto le ultime elezioni con oltre il 10% di distacco, poi, dal momento che non ha potuto assumere l’incarico, sono state indette  nuove elezioni assieme ad osservatori internazionali che non hanno lasciato dubbi sulla vittoria di Maduro. Tutto questo per ricordare ai media nostrani che il Venezuela è un paese sovrano dove la democrazia non è meno in pericolo che in Turchia, solo per fare un esempio, ma nessuno nella stampa occidentale sembra avere interesse nel portare avanti una campagna contro Erdogan, solo per fare un esempio. Però si è deciso che Maduro è un irresponsabile sulla base del giudizio di opinion leaders di dubbio valore e di dubbia onestà intellettuale. Costoro probabilmente ignorano che grazie alla rivoluzione democratica di Chavez il Venezuela è riuscito ad essere per la prima volta nella sua storia padrone delle sue risorse petrolifere, forse anzi è proprio per questo che la rivoluzione bolivariana ha sempre goduto di una stampa occidentale così critica e prevenuta. Come ci ricorda Esquievel sul Manifesto durante gli ultimi dieci anni il Venezuela ha aumentato la spesa sociale di più del 60% e, a oggi, il Venezuela è il paese della regione con il livello più basso di disu­gua­glianza, per averla ridotta del 54%, e per aver ridotto la povertà del 44%. Per quanto riguarda l’istruzione invece, il governo Chavez-Maduro si situa al secondo posto in America Latina e quinto nel mondo per la maggior proporzione di studenti universitari. Il governo ha inoltre realizzato la costruzione di ben 13271 cliniche nei quartieri disagiati in cui prima lo Stato nemmeno esisteva, e grazie al nuovo sistema sanitario pubblico sono stati formati centomila nuovi medici. Il governo ha anche realizzato qualcosa come mezzo milione di case popolari, un altro successo che ha guadagnato a Maduro intere zone del Venezuela da sempre dimenticati dal governo di Caracas. Per fortuna almeno nel caso italiano non tutti i media hanno scelto una linea assolutamente filoamericana, ci sono anche significative eccezioni come Il Fatto Quotidiano, e appunto il Manifesto, dove a volte si può leggere qualcosa di interessante sulla situazione venezuelana. Quel che viene omesso, in sostanza, è che l’opposizione a Maduro non è in mano a rivoluzionari senza macchia bensì a personaggi, come il leader Lopez, già compromessi in passato per il golpe del 2002 e per i legami oscuri con la Casa Bianca. Del resto Washington ha sempre considerato l’America Latina come il cortile di casa e quindi non si capisce per quale motivo dovrebbe smettere ora, soprattutto che in tutto il continente sono stati votati governi di sinistra che hanno voluto rovesciare il rapporto di subalternità da sempre patito nei confronti degli Stati Uniti. In Venezuela, piaccia o meno agli intellettualoidi da quattro soldi di casa nostra, un golpe c’è già stato nel 2002 ed è partito da quegli stessi settori di destra dal quale, in questi giorni, sono partite le proteste anti-Maduro. Solo coincidenze? Difficile dirlo dal momento che la Casa Bianca non ha mai chiesto scusa per le ingerenze con le quali, da sempre, cerca di determinare il funzionamento delle democrazie sudamericane. Ricordano tutti i Contras in Nicaragua, Pinochet in Cile, tutte ingerenze che hanno provocato decine di migliaia di morti, decine di migliaia di persone incarcerate, torturate, sparite. Eppure tutti se la prendono con il governo di Maduro, un governo definito come un regime, una dittatura, ignorando che il Venezuela è il primo paese nella storia degli Stati a istau­rare e appli­care il sistema di refe­ren­dum revo­ca­to­rio a metà del man­dato pre­si­den­ziale per raf­for­zare la demo­cra­zia. Accadde nel 2004,e in quell’occasione tornò a vin­cere Chá­vez, così come in altre 13 ele­zioni dal 1998 Forse è questo che non va giù ai falchi democratici occidentali, che in Venezuela la democrazia funziona veramente, nel senso letterale del termine. 

Edgar

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