Vent' anni di lotta di classe contro il Lavoro. Un primo bilancio..Tribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Vent’ anni di lotta di classe contro il Lavoro. Un primo bilancio..

Negli ultimi vent’anni la fine del mondo bipolare e della contrapposizione tra “capitalismo” e “socialismo reale” ha portato a un mondo unipolare dove l’unica ideologia è divenuta quella del neoliberismo unipolare basato sul mito del profitto. Sono stati vent’anni di feroce “lotta di classe” portata avanti con pervicace tenacia, una “lotta di classe” tanto più efficace in quanto condotta in modo spietato contro gruppi di persone atomizzate e prive ormai di qualsivoglia legame sociale. Per rispondere occorre quindi ridefinire cosa si intende per “proletari”, adeguando questo termine millenario al mondo globalizzato in cui ci troviamo.

La lotta di classe viene comunemente denigrata come un inutile e ingombrante orpello del XX secolo, niente altro che un vecchio cappotto che merita di essere defenestrato al primo cambio di stagione. Questa visione viene propagandata a piene mani da intellettuali, think tank e quant’altro in quanto negli ultimi vent’anni le classi sociali che si sentivano minacciate proprio dal concetto di lotta di classe (e dalla visione marxista in generale) nel corso del Novecento hanno provveduto ad adottare le armi dei loro nemici facendole proprie. Quanto stiamo dicendo non è nulla di nuovo in quanto è abbondantemente dimostrabile come persone che si trovano nella stessa condizione economico-sociale tendono a percepire se stessi come facenti parte di una stessa classe a lavorare per perseguire il proprio utile e mantenere i propri privilegi. Nel Novecento esisteva l’Unione Sovietica che, pur con tutti i suoi difetti e limiti, rappresentava in forma statuale l’interesse e la forza della classe dei lavoratori. Non era dunque possibile per il potere costituito schiacciare i lavoratori senza rischiare contromisure e rappresaglie più o meno pericolose. Una volta crollato il socialismo reale il mondo è divenuto unipolare con il risultato che la fine delle ideologie è divenuta essa stessa una ideologia (1). In questo contesto le classi che hanno guardato con ostilità al marxismo e al socialismo per tutto il corso del XX secolo lo hanno però studiato e sviscerato, mutuando il concetto di lotta di classe e applicandolo per il proprio tornaconto. In particolare si è proceduto con la finzione della fine delle ideologie per porre fine allo straordinario e tumultuoso processo di messa in discussione dell’esistente. A cominciare dal 1991 più nessuno ha più riconosciuto il capitalismo come qualcosa di superabile, con il risultato che è divenuto l’unico orizzonte possibile. Le varie sinistre, ormai spogliate di ogni anelito rivoluzionario, sono divenute una versione metaforica del “poliziotto buono”, quello cioè che fa quello che va fatto in modo cordiale, ma lo fa. Ogni conflittualità sociale viene svuotata e superata in una sorta di organicismo sociale basato sulla finzione dell’esistenza del “merito”, altro capolavoro del capitalismo ormai maturo e forse senescente che domina il cosiddetto Primo Mondo.

Negli ultimi vent’anni si è quindi assistito a una vera e propria lotta di classe contro le classi lavoratrici volta a distruggere ogni legame sociale che riusciva nel corso del Novecento a far percepire i lavoratori come facenti parte della stessa “squadra”. Una lotta di classe talmente efficace che oggi le società si dividono nuovamente lungo le linee di faglia dell’etno-nazionalismo, operando così un regresso di oltre un secolo che porta a considerare le frasi di rivoluzionari del primo del Novecento di una modernità devastante se confrontate con il nulla odierno. Le classi dominanti hanno dunque studiato a fondo il concetto gramsciano di “egemonia” (2) applicandolo in modo quantomai efficace nella società odierna. Parlando più concretamente dunque le persone che dispongono di capitali, e che dunque sono una minoranza, hanno percepito nel corso del XX secolo come una minaccia alla propria stessa esistenza e al proprio stesso privilegio la diffusione di idee socialiste in grado di coinvolgere i lavoratori nella costruzione di una nuova società in grado di annullare le differenze tra gli uomini derivanti da una differenza di capitali. Da qui la comprensione che per evitare l’inevitabile, ovvero che gli sfruttati percependosi come tali si alleassero per un nuovo ordine mondiale, essi dovevano allearsi tra di loro dividendo il campo avverso fino a portarlo all’implosione. E hanno talmente bene applicato i concetti di “egemonia” e lotta di classe da averne da un lato dimostrato l’esistenza (della lotta di classe), dall’altro di averli utilizzati ottenendo la vittoria sulle classi avverse, ovvero quelle dei lavoratori (3). 

Del resto come ha ricordato Domenico Losurdo nel suo lavoro “La Lotta di classe, una storia politica e filosofica” (4) in molti oggi discutono dell’esistenza della lotta di classe ignorando che forse, semplicemente, essa non è mai scomparsa dal nostro mondo. Losurdo nel suo lavoro ha ricordato come a metà del Novecento negli Stati Uniti, ovvero l’architrave del cosiddetto “mondo libero”, intellettuali di vario genere cominciarono a propagandare la teoria della fine delle differenze di classe. A questo proposito Ralf Dahrendorf (4) nel 1963 aveva a dichiarare: “L’attribuzione delle posizioni sociali è divenuta oggi sempre più una prerogativa del sistema d’istruzione…la posizione sociale di un individuo viene ormai a dipendere dalle mete scolastiche“, in questo modo si voleva quindi dimostrare come fossero finite le differenze materiali tra le classi, quello che lo stesso Dahrendorf definiva un “livellamento delle differenze sociali“. Peccato che si trattasse di semplice propaganda volta a destrutturare il piano “nemico”, non a caso lo stesso Losurdo ricordava come il fatto che negli anni del Boom del Secondo Dopoguerra in Usa andassero per la maggiore i cosiddetti “yellow-dogs contracts”, ovvero contratti che vincolavano i lavoratori al momento dell’assunzione a rinunciare a ogni rappresentanza sindacale. Questo voleva dire che la lotta di classe era finita in quanto erano finite le differenze tra le classi, oppure era semplicemente diminuita la libertà sindacale a conferma della lotta di classe realizzata ai danni dei lavoratori? Ed è forse casuale che il Welfare State sia nato proprio come risultato della mobilitazione dei lavoratori in Europa, improntato nel Novecento da una forte matrice marxista e dall’esistenza di partiti comunisti di massa e dell’Urss? Non casualmente infatti una volta esploso il comunismo il welfare viene picconato pezzo dopo pezzo, come risultato appunto di una pervicace lotta di classe condotta dalle classi privilegiate ai danni di quelle subalterne.

Insomma utilizzando l’egemonia e la lotta di classe, due concetti nati in antitesi alle proprie posizioni, le classi dominanti hanno realizzato il “divide et impera” annullando quindi nelle classi lavoratrici la coscienza di sè come classe. Non percependo più se stessi come membri del macrogruppo degli sfruttati, i cosiddetti “proletari” divengono dei semplici atomi, anzi dei concorrenti per la sopravvivenza che si dividono a livello linguistico-familistico accettando come modelli quelli che vengono imposti dalle classi dominanti che diventano anche le uniche classi organizzate presenti nella società. E dato che in politica o una cosa è organizzata o non è, ecco che la non esistenza di una opposizione ha portato le classi dominanti a plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza. Così nella macroclasse dei proletari, che potrebbe essere chiamata degli “sfruttati” per semplicità, sono scivolate figure un tempo privilegiate come gli intellettuali (oggi ridotti nell’impossibilità di vivere del proprio ingegno), e altre di nuova invenzione come i precari. L’importante è che precari, migranti, giovani, disoccupati e intellettuali non si riconoscano tra loro come facenti parte di un unico gruppo, di una unica “classe”.

DC

Photo Credit

Tribuno

1- http://www.tribunodelpopolo.it/la-fines-della-fine-delle-ideologie/

2-http://www.gramscitalia.it/html/egemonia.htm

3- http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858111079

4- La Lotta di Classe, Domenico Losurdo, Editori Laterza, pg.3

 

 

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