Vent'anni dopo la scomparsa del "maestro" VolontèTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Vent’anni dopo la scomparsa del “maestro” Volontè

Vent’anni dopo la scomparsa del “maestro” Volontè

Il 6 dicembre 1994 Gian maria Volontè morì di infarto durante le riprese del film “Lo Sguardo di Ulisse”. Aveva solo 61 anni e ha lasciato un vuoto incolmabile nella scena cinematografica italiana. Volontè era un gigante, un artista e anche un militante, uno dei migliori attori della storia del cinema che ha saputo recitare nei panni di oltre 57 personaggi. 

Io accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un’invenzione dei cattivi giornalisti. Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c’è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita“.

(1984; citato in Un attore contro. GianMaria Volonté. I film e le testimonianze., a cura di Franco Montini e Piero Spila, ed. BURsenzafiltro)

Gian Maria Volontè non è stato solo un attore, sarebbe oltremodo riduttivo parlarne solo in termini artistici dal momento che nessuno come lui, o forse pochissimi, hanno saputo unire l’interpretazione artistica alla rivendicazione di certi valori morali e sociali. Milanese, nacque nel 1933 e ci ha lasciato, prematuramente, il 6 dicembre del 1994, ovvero vent’anni esatti fa. Vent’anni sono tanti e Volontè ci ha lasciato un vuoto incalcolabile, un vuoto cosmico che nessuno è riuscito anche solo lontanamente a colmare. Volontè era un attore a tutto tondo, ha saputo recitare qualcosa come 57 personaggi e lo ha fatto in modo mai banale sapendo lasciare una traccia di se sè stesso ad ogni interpretazione. Ce lo ricordiamo nei panni del bandito Cavallero, e ancora nei panni di Aldo Moro, di Enrico Matteo, di Bartolomeo Vanzetti, di un povero operaio, del tenente Ottonenghi nel capolavoro “Uomini Contro“, e poi ancora negli storici “Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto“, “Sbatti il Mostro in Prima pagina” e “La Classe Operaia va in Paradiso“. Un attore straordinario, quasi mimetico che ha saputo incarnare senza difficoltà sia personaggi di potere sia cittadini semplici, sempre riuscendo a lasciare il segno e sempre tenendo fede a quella “funzione politica” del proprio ruolo professionale. Intrecciò il suo percorso anche con un altro gigante, il regista Sergio Leone, e infatti il risultato del loro sodalizio sono due film straordinari “Per un pugno di dollari” e “Per qualche dollaro in più”. Ma Volontè, il cui padre peraltro era un milite delle Brigate Nere morto in carcere, collaborò anche con Monicelli con “L’Armata Brancaleone” e poi con il maestro Elio Petri, vedi A ciascuno il suo (’67); Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (’70) ; La classe operaia va in paradiso (’71);Todo modo (’75). Per non parlare de “I Sette Fratelli Cervi“, capolavoro indimenticato nel quale Volontè è riuscito a raccontare anche le terribili vicende della Seconda Guerra Mondiale. 

Politicamente Volontè scelse la via opposta a quella del padre aderendo alle fila del Pci con il quale diventerà consigliere comunale nel 1976 per poi rinunciare alla poltrona dopo solo pochissimi mesi.  “Mi accorsi che esisteva un baratro tra il mio bisogno di comunismo e la carriera politica che loro mi proponevano. Volevano fare di me un funzionario, un animale politico invischiato nella partitocrazia; io avevo bisogno di ricerca, di critica, di democrazia. Ho capito che stavo perdendo la mia identità e ho scelto il rapporto con me stesso”, commentò a riguardo. Insomma Volontè era anche un militante politico nel vero senso della parola, ovvero militava per le sue idee e soprattutto era un libero pensatore. Le sue simpatie a sinistra e comuniste, probabilmente, hanno rappresentato una sorta di marchio cui si deve il vergognoso oblio con il quale, nei vent’anni dopo la sua morte, si è cercato di avvolgere le sue opere. I suoi film vengono fatti vedere, certo, ma nessuno parla di lui come di uno dei più grandi, se non il più grande, attore della storia italiana. Quanto ci manca Gian Maria Volontè, forse troppo. Per fortuna che ci ha lasciato talmente tanti film che il suo ricordo rimarrà sempre vivo.

Gracchus Babeuf 

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