Verso il congresso del PCE: il dibattito internoTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Verso il congresso del PCE: il dibattito interno

Nel primo articolo è stata fatta una breve panoramica sulle vicende degli ultimi anni riguardanti il Partito comunista spagnolo (PCE) e Izquierda Unida (IU). In questo articolo, si vuole evidenziare quale è lo stato del dibattito interno al PCE in vista della prima fase del congresso che si terrà il 9 aprile e, per come si sta svolgendo, il dibattito proseguirà almeno fino alla seconda fase del congresso prevista per giugno (la data è ancora da definire, ma sarà dopo l’assemblea di IU del 5 giugno).

Prima di entrare nel dettaglio, voglio far notare che nel PCE si cerca di non arrivare al congresso con tesi contrapposte, bensì si cerca di trovare una linea comune.

Il documento presentato per il congresso è diviso in 7 paragrafi e contiene 22 tesi, ognuna delle quali può essere emendata, in parte o nella totalità.

La discussione sopra il documento si è rapidamente focalizzata intorno a due temi principali: il ruolo del PCE in IU (e più generalmente cosa fare con IU) e il ruolo del PCE nel mondo del lavoro.

In particolare riguardo al lavoro, nonostante la tesi presentata sia stata piuttosto breve e generica (cosa che ha ricevuto numerose critiche da parte della militanza e di gran parte dei  dirigenti locali), il tema ha sviluppato un dibattito piuttosto intenso. Durante il franchismo, il PCE, nonostante dovesse operare nella clandestinità, era diviso in sezioni per categorie di lavoro: gli operai tessili avevano la sezione del PCE tessile, gli operai automobilistici la sezione del PCE dell’auto e così via. Dopo il franchismo e durante la cosiddetta “transizione democratica”, il PCE si ristrutturò in sezioni territoriali, abbandonando le sezioni per categorie del lavoro. La linea fu quella di creare un sindacato di classe (la Comisiones Obreras, CCOO) che portasse avanti le rivendicazioni delle classi lavoratrici, mentre il partito si occupava di dare una linea politica generale.

Dopo 40 anni, in molti nel PCE sono convinti che questa scelta è stata fallimentare. Perchè innanzitutto ha creato una separazione tra il partito e i lavoratori, ha allontanato il partito dai luoghi di lavoro, quindi da chi doveva rappresentare. Inoltre, negli anni, si sono avute situazioni anche imbarazzanti, dove sindacalisti iscritti al PCE, durante alcune vertenze sindacali si trovavano su fronti opposti.

Da molti militanti e dirigenti è richiesto di ricreare sezioni per categorie di lavoro. Non c’è una richiesta di abolire le sezioni territoriali, ma di ristrutturarle in modo tale che esse possano intercettare quella fascia di lavoratori che non rientrino nelle categorie classiche del mondo del lavoro. Inoltre, vi è una richiesta di una maggiore inclusione, nei vari gradi di dirigenza, di militanti che vengono direttamente dal mondo del lavoro e un maggior impegno da parte del partito nel promuovere una formazione di classe nei luoghi di lavoro.

Dal mio punto di vista, la segreteria sembra disponibile ad un ripensamento di tutta la linea finora condotta, però sembra che in questa prima fase del congresso la segreteria sia più interessata al ruolo del PCE in IU e al ruolo del PCE in un eventuale superamento di IU (tentativo già portato avanti con Unidad Popular)

Per quello che riguarda il PCE e IU, un punto su cui tutti sono d’accordo è il fallimento della linea approvata nel XIX congresso (2013): ”Il PCE deve creare le condizioni per cui si abbia una convergenza di IU con tutti i settori sociali e politici coinvolti dalla crisi [...] Dobbiamo essere coscienti che le organizzazioni sono strumenti che stanno al servizio di una politica, di alcuni obiettivi e di una strategia. E questo obiettivo è la costruzione del potere popolare che confronti le elites. La questione quindi non è come cambiare IU in modo tale che funzioni così come fu inizialmente concepita, bensì di quale strumento abbiamo bisogno, di quali alleanze e di quale forme organizzativa per la costruzione di un blocco sociale alternativo”.

Una critica condivisa da tutti i militanti del PCE è che Izquierda Unida è un partito che è nato per essere orizzontale e inclusivo ed è diventato verticale ed esclusivo (a titolo di esempio, una persona iscritta ad uno dei partiti che compongono IU non è automaticamente iscritta anche a IU).

Da questi due punti in comune si sono sviluppate, grosso modo, tre linee: 1) la creazione di un nuovo spazio politico che superi/abbandoni IU (linea spinta dalla segreteria); 2) la ristrutturazione di IU, in modo tale che diventi lo strumento di cui si ha bisogno; 3) l’uscita del PCE da IU, tornando a presentarsi alle elezioni da soli col proprio nome e simbolo (linea piuttosto minoritaria, sostenuta in maggior parte da singoli e non da federazioni regionali).

La linea della segreteria è piuttosto ambigua, da un lato punta al superamento di IU in modo che si possa creare una più ampia convergenza, dall’altro non si vuole abbandonare il progetto di IU perchè “[...] IU è una realtà a cui si rivolgono migliaia di persone e che occupa centinaia di cariche pubbliche” (estratto dalla tesi 21). Nella stessa tesi, poche righe sotto,  viene evidenziato il fatto che non si deve trattare di un’ operazione “Matrioska”, anche se come evitare questa possibilità è un problema lasciato ai militanti.

La sezione federale di Madrid del partito comunista (PCM) è stata più chiara, in un documento presentato a inizio marzo (approvato  con 28 voti a favore e 11 contro) c’è scritto: “La militanza del PCM vuole superare l’attuale IU, senza liquidarla. La differenza tra le due poggia sull’utilizzare tutto il capitale politico e umano dell’attuale IU e utilizzarlo per contribuire al superamento della stessa IU e per lavorare alla creazione di un nuovo movimento politico e sociale che non abbia come unico e principale scopo le elezioni”.

Per quello che riguarda la seconda linea (ristrutturazione di IU), il segretario della federazione Valenciana del partito comunista (Partido Comunista del Pais Valencià – PCPV), Javier Parra, ha pubblicato una serie di articoli come spunti di discussione nel partito in vista del congresso. Nell’articolo “Por un PCE con todas las competencias en un nuevo modelo de convergencia político-social” viene presentata l’idea in cui IU dovrebbe essere riorganizzata in uno spazio di convergenza politica e sociale, le cui attività si sviluppino esclusivamente intorno a tre punti: elaborazione di un programma comune, organizzazione delle mobilitazioni intorno al programma e eleborazioni delle candidature elettorali.

Secondo Parra, questo porterebbe ad una serie di effetti positivi: il PCE recupererebbe tutte le sue competenze e avrebbe voce propria in tutti gli spazi; seguirebbe esistendo IU, mantenendo così le cariche pubbliche e verrebbero gettate le basi per un futuro ampliamento di IU; nella nuova configurazione, lo spazio di convergenza potrebbe incorporare le nuove forze a tutti i livelli (dal locale al federale); questo modello accorperebbe la lotta sociale con l’azione elettorale, in modo tale che in ogni momento l’azione istituzionale avrebbe un riflesso nelle piazze e viceversa; si costruirebbe uno spazio deburocratizzato e non verrebbero riprodotti i conflitti interni ai singoli partiti nello spazio di convergenza.

Nel frattempo sono state presentate ed approvate centinaia di emendamenti ai vari congressi locali e regionali, quale linea uscirà dal congresso del 9 aprile, si scoprirà nei prossimi giorni.

In conclusione, in questi giorni si sta svolgendo un nuovo giro di colloqui per formare un governo in Spagna tra il PSOE, da un lato, e Podemos e Ciudadanos, dall’altro. Per il momento non sembra che la situazione si sia ancora sbloccata al punto da poter prevedere la formazione di un governo prima del 1 maggio. Se non si riuscisse a formare un governo si andrebbe di nuovo ad elezioni a fine giugno. La discussione sul futuro di IU potrebbe avere risvolti più vicini di quanto inizialmente pensato.

Riccardo Gatani

Tribuno del Popolo 

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