Verso la fine dell'egemonia americana o un conflitto globale?Tribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Verso la fine dell’egemonia americana o un conflitto globale?

Verso la fine dell’egemonia americana o un conflitto globale?

Si fa un gran parlare, e a ragione, della fine dell’egemonia americana e occidentale nelle relazioni internazionali. Entro pochi anni la Cina supererà gli Stati Uniti come prima potenza economica e si andrà verso la fine del mondo “unipolare”. Ma tutto questo non è inevitabile dal momento che nulla è più pericoloso e pronto a tutto di una bestia ferita messa con le spalle al muro..

Entro pochi anni l’economia della Cina supererà senza ombra di dubbio quella degli Stati Uniti sotto tutti i punti di vista inaugurando una stagione nuova e ponendo sostanzialmente fine a un’era, quella dell’impero americano e dell’Occidente, che sembra ormai essere giunto al tramonto. L’economista Giovanni Arrighi tempo fa scrisse un saggio nel quale trattò a latere il tema del predominio di un sistema economico e delle fasi di transizione. In sostanza Arrighi ha ipotizzato l’esistenza di cicli sistemici interni al capitalismo nei quali in un primo tempo si assiste a una fase di espansione materiale nel quale il soggetto egemone coordina letteralmente a proprio vantaggio il mercato mondiale, e poi una seconda fase di espansione finanziaria dove  la potenza egemone declinante abbandona il campo della produzione diretta per dominare il sistema attraverso la finanza, mentre nel frattempo nuove realtà si scontrano  tra di loro per emergere come leader del ciclo sistemico successivo. E’ fin troppo chiaro come attualmente ci troviamo proprio nella seconda fase dell’ultimo ciclo sistemico del capitalismo, ovvero quello degli Stati Uniti come potenza egemone. Non solo, Arrighi arrivò a teorizzare che il concetto stesso di “egemonia mondiale” si riferisce al potere di cui dispone un singolo Stato di esercitare funzioni di leadership e governo su un sistema di diversi stati sovrani. Ma non c’è solo il dominio di uno Stato sugli altri, c’è anche il concetto di egemonia: “mentre concepiremo il dominio come basato principalmente sulla coercizione, l’egemonia sarà intesa come il potere aggiuntivo che deriva a un gruppo dominante dalla sua capacità di porre su un piano «universale» tutte le questioni intorno alle quali ruota il conflitto” (G.Arrighi, The Long Twentieth Century, cit. pp. 49-51.). In sostanza gli Stati Uniti non sono solamente la potenza egemone, ma negli ultimi decenni hanno anche ultimato una colonizzazione culturale che costruisce essa stessa l’egemonia del sistema capitalistico, ormai percepito come l’unico sistema possibile in Occidente. 

Ma la parte interessante del lavoro di Arrighi arriva quando si parla della transizione da un ciclo economico all’altro, che avviene, secondo l’economista italiano, quando al dominio della potenza dominante si sostituisce una nuova egemonia capace di porre rimedio al caos scatenato dai problemi del sistema precedente. Insomma il nuovo potere non deve solo saper dare risposte dal punto di vista economico, ma anche saper gestire il potere militare adeguandolo al nuovo sistema. Non a caso a ogni passaggio di ciclo economico le dimensioni territoriali della potenza egemone si dilatano esponenzialmente, e i nuovi modelli che si affermano finiscono per recuperare anche parte dei modelli sconfitti in precedenza dagli Stati che sono diventati egemoni. nell’opera “Il Lungo XX Secolo“, Arrighi ha anche provato a individuare dove potrebbe gemmare una nuova egemonia in grado di sostituire il dominio americano e l’ha individuata nell’Asia orientale. Va però detto che Arrighi scriveva tutto questo nel 1994 quindi ben si comprende come all’epoca guardasse al Giappone più che alla Cina, e a tutta la rete manifatturiera e finanziaria creatasi nell’area sotto la sua influenza. Arrighi però si sbagliava dal momento che è stata la Cina e non il Giappone lo stato traino dell’area, e infatti ora è proprio la Cina il paese più accreditato a scardinare il dominio sul mondo degli Stati Uniti. Proprio due anni prima di morire Arrighi a questo riguardo pubblicò “Adam Smith a Pechino”, volume dedicato alla Cina. In questo volume controverso Arrighi sosteneva che nonostante la Cina sia il principale centro manifatturiero del mondo gli Stati Uniti continuino a conservare il controllo mondiale dell’esercizio della forza militare. Questo impedisce de facto la transizione creando un precedente che non si era mai visto prima. Non, solo, Arrighi sosteneva anche che per la prima volta nella storia dei cicli sistemici la potenza declinante, ovvero gli Stati Uniti, non sono anche prestatrici mondiali di liquidità, bensì epicentro del flusso di capitali mondiali. Tutto questo secondo l’economista avrebbe aperto a uno scenario di caos sistemico, come infatti è effettivamente successo.  Quindi cosa ci riserverà il futuro? Quasi certamente la Cina nei prossimi anni porrà le basi per la propria egemonia mondiale ma gli Stati Uniti, forti di una supremazia militare cui non corrisponde più quella economica, accetteranno il passaggio di testimone senza protestare? Purtroppo la storia dell’uomo ci suggerisce un altro esito, ovvero che il capitalismo a guida Usa e Occidente utilizzerà anche la guerra pur di conservare la propria egemonia, anche se questo potrebbe sostanzialmente portare alla fine dell’umanità così come la conosciamo.

Gracchus Babeuf

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