Via dei Fori Imperiali, conti col passato e sguardo al futuroTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Via dei Fori Imperiali, conti col passato e sguardo al futuro

Non sarà certamente ricordato come il sindaco più amato dai romani ma bisogna ammettere che a Ignazio Marino il coraggio non manca. Dalle polemiche per la pedonalizzazione del Tridente alla continua querelle per questioni contrattuali con i 25mila dipendenti del comune, passando per gli scandali di ”Mafia Capitale” e per la questione delle periferie, il 2014 non è stato un anno da ricordare per il sindaco-chirurgo. E il 2015 rischia di non essere da meno. Al primo posto nell’agenda del nuovo anno c’è una vecchia proposta su via dei Fori Imperiali: la sua rimozione.

Fonte: Oltremedianews

In tema di viabilità romana, va detto, in qualunque modo ci si muove si sbaglia. Ecco perché molti sindaci spesso più furbi di Marino hanno preferito rinviare il problema. In merito il primo cittadino aveva sin da subito anticipato la pedonalizzazione del Tridente e di via dei Fori Imperiali, suscitando un vespaio di polemiche tra chi è pro e contro. Il rapporto tra esigenze della modernità e la memoria dei fasti dell’antichità è da sempre croce e delizia di una città come Roma, più adatta al ruolo di museo a cielo aperto che a quello di vera metropoli contemporanea stante la sua conformazione originaria. Per rendere più archeologicamente sostenibile il destino di una città del XXI secolo la politica non ha mai proposto nulla e laddove si è mossa ha fatto danni, facendo apparire agli stessi romani quella tra modernità e antichità un’antitesi irrisolvibile.

Spesso è mancata la sensibilità, più volte il coraggio ma soprattutto la competenza. Così in una città abbandonata al caos anche una semplice discussione sull’utilità del cd. sampietrino nelle arterie destinate alla viabilità è stata preda di facili isterismi. Toccare poi via dei Fori Imperiali significa affrontare questi problemi tutti insieme aggiungendovi quel pizzico di strisciante dissapore ideologico che surriscalda gli animi dei pochi nostalgici fascisti ogni qual volta si discute delle opere del loro amato duce. Un mix esplosivo chenon ha spaventato Marino, il quale non sarà un grande comunicatore ma spesso sa essere, nel bene e nel male, molto testardo. Questi, infatti, molto candidamente già all’indomani della sua elezione a sindaco aveva annunciato: pedonalizzeremo il quadrante archeologico e forse rimuoveremo via dei Fori Imperiali.

La dichiarazione era in realtà passata sotto traccia perché è da vent’anni che se ne discute di tanto in tanto ma come troppo spesso accade a Roma non se ne era mai fatto nulla. Marino però, come detto, è un sindaco testardo ed è andato avanti: ha in parte pedonalizzato l’arteria (non senza far arrabbiare gli automobilisti romani) e poi ha avviato una discussione con il Ministero dei Beni Culturali. La relazione della commissione paritetica MiBACT-Roma Capitale non è tardata ad arrivare e il 30 dicembre scorso è stata pubblicata: si all’attribuzione della ”denominazione di area archeologica centrale di Roma al quadrilatero costituito da Piazza Venezia, Fori Imperiali, Colosseo, Colle Oppio,Campidoglio-Teatro di Marcello, Foro Romano, Palatino e Circo Massimo”. La pronuncia del Ministero su via dei Fori Imperiali è stata, a dir la verità, piuttosto vaga; si parla di ”pedonalizzazione riduzione della fascia carrabile”, il che non vuol dire eliminazione ma sicuramente che non c’è più quel vincolo che in passato impediva di toccare qualsiasi cosa dello stradone che oggi collega Piazza Venezia al Colosseo.

Il resto l’ha fatto l’assessore all’urbanistica Giovanni Caudo, il quale in un’intervista aRepubblica dei giorni scorsi ha chiarito la posizione del Comune: «la rimozione dello stradone tra piazza Venezia e largo Corrado Ricci per liberare e dare continuità ai Fori Imperiali non può e non deve più continuare ad essere un tabù». Nelle idee del Campidoglio c’è infatti la volontà di far coincidere una maggiore fruibilità dell’area dei Fori Imperiali con la rimozione della via che, secondo esperti, con la sua carreggiatacoprirebbe circa l’80% dei ruderi più antichi, con la preservazione delle stratificazioni urbanistiche realizzatesi nel tempo. Sarebbero così uniti (finalmente) Mercati Traianei, Foro di Traiano, Foro di Augusto, Foro di Nerva e Foro della Pace, mentre il restante tratto tra largo Ricci (incrocio con via Cavour) e Colosseo conserverebbe la struttura urbanistica attuale pur con una generale pedonalizzazione.

Si apre il 2015, quindi, con questo bel dibattito che, pur senza dimenticare ben altre criticità consegnateci dal degrado e dalla depressione economica, preso con la giusta coscienza può restituire un minimo di dignità ad una città troppo spesso abituata ad annaspare fra i suoi mille problemi volgendo rari sguardi di ammirazione ed impotenza rispetto ai fasti di un tempo. Evitando isterismi è giusto e doveroso discutere del rapporto tra modernità ed eredità storiche, tra i problemi urbanistici di oggi, le scelleratezze del passato (chi nel mondo avrebbe mai pensato di costruire un’arteria su un sito archeologico?), le idee per il rilancio del turismo e del tessuto economico romano del futuro. Al netto di tante criticità di questa amministrazione forse è da qui che bisogna ricominciare e, perché no, con una maggior coscienza del nostro passato stimolare un dibattito sull’intera concezione urbanistica della capitale, sul ripensamento del rapporto tra periferie e centro, sulla decentramento dei servizi, su un rilancio dei progetti per la viabilità.

Michele Trotta

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