Viaggio nella "comunista" Marinaleda, dove la crisi è stata sconfittaTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Viaggio nella “comunista” Marinaleda, dove la crisi è stata sconfitta

Nella Spagna piegata dalla crisi grazie a un sindaco esuberante il villaggio di Marinaleda ha deciso di dare avvio a un esperimento comunista. Che possa essere questa la risposta dell’Occidente alla crisi del capitalismo?

Viviamo in un periodo convulso nel quale la crisi economica sta lentamente, ma progressivamente, cambiando il mondo come lo conoscevamo. Anche il nostro benessere conquistato nel corso di decenni di espansione economica potrebbe essere giunto al capolinea, e taglio dopo taglio vengono meno anche i servizi offerti dallo Stato ai cittadini. In queste condizioni, che fare? In Spagna, a Marinaleda, hanno le idee chiare. Siamo in Andalusia, una delle regioni più povere delle Spagna e d’Europa, posta all’estremo sud della penisola iberica. Qui, nel paesino di Marinaleda, il sindaco assieme ai cittadini hanno deciso di dare avvio a un vero e proprio esperimento comunista con fattorie rivoluzionarie e una distribuzione innovativa del lavoro. In pochi però lo hanno visitato il paese comunista, anche se in Spagna tutti conoscono l’eccentrico ma carismatico sindaco, con la sua barba da rivoluzionario e il suo piglio da leader, Juan Manuel Sànchez Gordillo. Quando Marinaleda cominciò la sua lotta per dare avvio all’esperimento marxista erano i tardi anni Settanta, quando si trovava in una condizione di povertà assoluta. Il villaggio infatti ha sofferto anche del 60% di disoccupazione, con gran parte degli abitanti che erano coltivatori e contadini senza terra che erano costretti ad andare avanti senza mangiare per giorni proprio nel periodo subito successivo alla morte del dittatore fascista Francisco Franco. Nessuno avrebbe mai scommesso che la sfida di Marinaleda avrebbe retto all’urto della storia, e oggi, dopo decenni, si può dire che il “comunismo” abbia vinto almeno qui. Nel 1985 Gordillo disse ai microfoni di El Paìs: “Abbiamo imparato che non è abbastanza definirla utopia, nè è abbastanza combattere contro le forze reazionarie. Uno deve costruire qui e ora, mattone dopo mattone, pazientemente ma in modo tenace, finchè non potremo trasformare i vecchi sogni in realtà: qui ci sarà pane per tutti, amicizia tra i cittadini, e cultura; e essere capaci di le leggere con rispetto la parola ‘pace’. Noi crediamo sinceramente che non ci sia futuro che non possa essere costruito nel presente.” Inutile dire che uno dei miti di Gordillo è proprio Ernesto Che Guevara, uno degli uomini che lo ha ispirato nella costruzione del progetto Marinaleda.

Nella primavera del 2013 la disoccupazione in Andalusia ha raggiunto il 36%, ma per i giovani si parlava di una percentuale ben maggiore, il 55%. Come se non bastasse proprio in quel periodo il governo di destra di Rajoy ha introdotto riforme nel lavoro per rendere più facile agli uomini d’affari licenziare gli impiegati, velocemente e con una compensazione ridotta, e questo ovviamente ha portato a numerosi licenziamenti sia nel settore privato, sia in quello pubblico. Come se non bastasse proprio in Andalusia negli ultimi anni a causa della crisi sono state centinaia le famiglie sfrattate da casa dalle banche. Inoltre dopo lo sfratto secondo la legge spagnola i cittadini devono ancora continuare a pagare, col risultato che il numero di suicidi è aumentato verticalmente. In questo la Spagna è molto simile all’Italia, anche perchè anche nel paese iberico la cittadinanza ha gradualmente perso fiducia nei confronti delle istituzioni democratiche. Un sondaggio condotto dal centro statale di ricerca nel dicembre del 2012 ha stabilito che circa il 67,5% degli spagnoli ha detto di essere infelice di come funziona la democrazia iberica. In una situazione così non sorprende che milioni di spagnoli si siano uniti al movimento degli Indignados per protestare contro il governo e le sue misure. Ma ora torniamo a Marinaleda, il villaggio che resiste sfidando la crisi economica dell’Occidente, mostrando che evidentemente il comunismo ha radici solide quando viene scelto da una comunità di propria spontanea volontà. Con le sue 2700 anime Marinaleda è solo una pagliuzza nel grande occhio della Spagna, ma pian piano il piccolo paese andaluso si sta ritagliando fama e notorietà. Nel 1979 Gordillo aveva solo trent’anni e diventò il primo sindaco eletto di Marinaleda; da allora sarebbe stato continuamente con una schiacciante maggioranza elettorale. Negli anni Ottanta il villaggio lanciò una campagna massiva contro la fame, che ha portato il paese all’attenzione internazionale. Gordillo ha anche scritto un libro al quale ha affidato il suo pensiero, “Andaluces Levantaos”, dove il sindaco ha meglio precisato la sua filosofia: “Io non ho mai fatto parte del partito comunista della falce e il martello, ma io sono un comunista o un comunitarista“, dicendo di ispirarsi tra gli altri a Gesù, a Marx, a Lenin e a Che Guevara. Nel 2012 Gordillo ha attirato di nuovo i riflettori dopo aver occupato un territorio militare  eper aver realizzato una marcia di tre settimana nel sud della Spagna nella quale spronava gli altri sindaci a non ripagare i debiti. In quell’occasione Gordillo aveva partecipato alle espropriazioni dai supermarket assieme ad alcuni sostenitori del sindacato comunista SOC-SAT, una sorta di esproprio proletario con il cibo che è stato distribuito agli andalusi incapaci di procurarselo. Da allora la stampa mondiale si è definitivamente accorta di lui chiamandolo “Robin Hood”, “Don Chisciotte” e “William Wallace”, ma guai a scomodare le icone comuniste cui Gordillo si ispira, ovviamente. I giornalisti che hanno visitato Marinaleda parlando i lavoratori cooperativi e amici tra loro, con il lavoro che viene distribuito in modo razionale per tutti. Una esperienza che viene paragonata a quella delle fattorie sovietiche, con i megafoni che annunciano quale gruppo dovrà recarsi ai campi, una organizzazione del lavoro efficace e rispettosa delle capacità di ciascuno, che almeno per ora funziona eccome. “Il nostro obiettivo non è quello di creare profitto, ma lavoro“, ha detto Gordillo, e questa filosofia colpisce al cuore il fanatismo capitalistico dell’efficienza, una parola che è diventata il baluardo del neoliberismo ma che in Andalusia diventa una parola vuota, soprattutto perchè ritiene anche la dignità umana sacrificabile. Quella di Marinaleda è quindi anche una lotta culturale, perchè deve essere l’efficienza il parametro di valutazione della società umana?

E infatti la città di Marinaleda non distribuisce profitti, e ogni surplus viene subito reinvestito per creare più lavoro. Chiunque prende lo stesso salario, ovvero 47 euro al giorno per sei ore e mezza al giorno di lavoro. Cosa fare nei campi e nelle fattorie viene deciso collegialmente in assemblee generali. A Marinaleda comunque l’iniziativa privata è consentita, ed è una parte accettata della vita. Esistono ben sette bar privati nel villaggio, tranne il bar del sindacato, e se qualcuno desidera aprire un locale o una attività commerciale lo può fare liberamente.Diverso il discorso se un giorno dovessero arrivare le grandi compagnie come Carrefour o Starbucks, in quel caso Gordillo terrebbe chiusa la porta. Girando per le strade di Marinaleda è fin troppo facile imbattersi in splendidi murales che contengono slogan e ritratti di Malcolm X, Zapata e Che Guevara. “Andalusi non emigrate, combattete“, e ancora “La terra è tua, riprenditela“. Quando poi da Marinaleda nel 2012 si è caercato di espandere l’esperimento nella zona di Somonte, in molti sono giunti da Madrid, Siviglia e persino da oltremare per portare il proprio lavoro e le proprie risorse, per aiutare con la terra, a costruire infrastrutture, a dipingere murales e a regalare attrezzature agricole. L’esperimento di Marinaleda quindi si cerca di espanderlo nei villaggi vicini, e in molti sperano che dopo Somonte saranno altri i paesi che cederanno al modello comunista di Gordillo. Insomma, un’Europa ammalata e impaurita dovrebbe guardare qui, a Marinaleda, per trovare la via per il futuro piuttosto che cedere, ancora una volta, alla sirene del razzismo, del nazionalismo e della guerra tra poveri. Pian piano, sotto il solleone andaluso, Marx sta “affilando i coltelli” per consumare la propria vendetta.

DC

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/audiovisualesacampadazgz/6418484085/”>Audiovisuales 15M Zaragoza</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/”>cc</a>

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