Voci dalla Turchia. Duranadam, l’uomo fermoTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Voci dalla Turchia. Duranadam, l’uomo fermo

Voci dalla Turchia. Duranadam, l’uomo fermo

Lettera aperta di Luca, nostro corrispondente da Istanbul. In piazza, come molti giovani, nelle manifestazioni dell’ultimo mese, in una lettera aperta una viva testimonianza di una contestazione mai doma, più forte della violenza e della censura e che comincia a partorire i suoi eroi e i suoi simboli. 

Fonte: Oltremedia

Non ho resistito. Sono colpevole. Ho acceso la tv e sono andato a farmi un giro sulle televisioni italiane. Tra un reality e una soap sono riuscito a beccare un talkshow, molto show e poco talk. Tra la disfatta di un nano e di un grillo parlante, c’era pure un po’ di spazio per parlare della Turchia. Mi sono emozionato, davvero. Allora non sono il solo a parlare e scrivere di quello che succede qui. Ho avvicinato le orecchie al tubo catodico per vederci meglio. È stata una carneficina. Ma possibile che nel servizio non c’era nemmeno un piccolissimo spazio per la gioia, la speranza e l’amore? E vabbè che il sangue tira più di un carro di buoi, ma non era il caso di mostrare anche qualche immagine di çapulcu in festa?Ce ne sono state, in questi giorni, d’immagini di “rivoltosi” in armonia con il mondo, in armonia con se stessi. Perché non mostrarle? I canti, i balli, i baci… questa resistenza è passata anche per una strada chiamata felicità. E guardate che non è finita.

Comunque il talkshow italiano non è stato male, lo ammetto. Almeno fino a quando non hanno tirato fuori la domanda da cento milioni di dollari, cancello, di euro. Che cosa sarebbe successo se la Turchia fosse già entrata in Europa? La Turchia è pronta a entrare in macelleria o altrove? Lo so. Per un istante avete avuto paura di Pasolini e della lotta di classe, ma era la Rai e l’abbiamo fatta franca. C’è andata bene. Fiuuu. Pericolo scampato. Vi risparmio le argomentazioni degli pseudo giornalisti che affollavano un importante salotto. Ho spento la tv quando uno ha detto che in Italia non sarebbe mai potuto succedere.

Ora posso dirlo: Carlo Giuliani, al G8 di Genova, è morto in gita di piacere.

Pericolo. Dannunziano quello che si prova a rimanere immobili davanti a schiere di poliziotti che non vedono l’ora di ricordarti chi ha il bastone dalla parte del manico. E pensare che la L del mio nome sembra proprio un manganello mosso da un fiero braccio; vorrà dire che mi rifugerò nella T del mio cognome, nell’ombrello.

Scampato. Della stessa fortuna non possono fregiarsi i quarantacinque avvocati che, nei giorni scorsi, sono stati fermati con accusa di “favoreggiamento alla ribellione”. Io, per una volta, sono d’accordo con il primo ministro. Ma ti pare che chi protegge la legge si metta con questa gentaglia? Io posso capire musicisti, letterati, artisti e altri debosciati; ma come fa un avvocato a schierarsi contro questi “fuorilegge”? È, forse, una catarsi a scoppio ritardato per non aver partecipato alle proteste degli anni Ottanta? Non si sa, ma se avete abiti macchiati da qualcosa che assomiglia ad acqua naturalmente frizzante potete sempre portarlo a qualche avvocato che non è finito al gabbio. Ma fate attenzione. Se beccate l’avvocato sbagliato, al gabbio ci finite voi.

Anche i seguaci d’Ippocrate, per non essere da meno, stanno facendo visita alle patrie galere. Anche loro, i medici, sono degli ingrati. Dopo che il presidente del consiglio turco gli aveva dato il privilegio di curare le carie e gli acciacchi di molti dei paesi del Medio Oriente, che fanno? Si mettono in piazza a curare i çapulcu. A che pro non si sa. Due botte in testa non sembrano ragioni sufficienti né a me né al presidente del consiglio; l’analista mi guarda storto, forse ho scritto una cazzata. Espierò, ma adesso la decisione di rimuoverli dall’incarico all’istante non potrà che giovare ai pochi delinquenti, quelli veri, che sono rimasti nelle carceri turche insieme ai militari destituiti.

E sempre con ’sta mania di fare le crocerossine. Le crocerossine nel paese della mezzaluna… ma ve le vedete?

E che dire di quegli imam che, ignorando la voce del nuovo califfo, hanno deciso di aiutare i rivoltosi? Andranno in carcere anche loro? Hanno disubbidito alla volontà divina? Erdoğan, pochi giorni fa, ha accusato l’imam della moschea di Dolmabahçe di fornire da bere alcolici ai ribelli. Si è poi venuto a scoprire che il liquido color rosso rubino non era vino ma sangue.

Per quanto riguarda la categoria “eroi” abbiamo delle aggiunte da fare. Dopo la “donna in rosso”, abbiamo avuto un uomo che completamente nudo ha affrontato un Toma, emulando il suo collega cinese; una “donna in nero” che ha aperto le braccia al cielo e ha invitato i poliziotti a raffreddare i suoi bollenti spiriti con acqua naturalmente frizzante; poi ci sono stati i “pinguini” (persone vestite da), un altro simbolo di questa resistenza, che sono andati nelle emittenti televisive e hanno chiesto se potevano essere ripresi poiché è da tempo che non trasmettevano le “vere” notizie; e c’è stato anche un politico, donna, che ad Ankara si è schierato con i manifestanti e ha affrontato un blindato come tutti gli altri. Questa donna si chiama Emine Ülker Tarhan, e questa mossa coraggiosa lascia ben sperare per il futuro, poiché il CHP non può vivere solo della dialettica borghese del suo leader Kemal Kılıçdaroğlu. Ci vogliono gli attributi, cari miei, quelli che aveva Mustafa Kemal Atatürk, e quelli che non hanno avuto i suoi seguaci, i fascisti della deriva kemalista.

Nessuno è profeta in patria, lo so.

Gezi Park è stato attaccato, dilaniato, sgomberato, stuprato, annientato… ci mancava solo volessero spargerci sopra il sale come a Cartagine. Un cordone di polizia impressionante presidia quello che prossimamente sembra sarà la sede del PKK. Non si sa se Ocalan sarà il presidente perché, con una strana mossa a mio avviso, ha dato la sua solidarietà aiçapulcu; e quindi Erdoğan, giustamente, l’ha cazziato di brutto. Niente sauna per un mese, minimo.

curdi con cui ho avuto modo di parlare in questi giorni non hanno cambiato le loro idee; chi credeva che Erdoğan fosse un bugiardo è rimasto della sua idea, e chi lo credeva un condottiero valoroso, continua a seguirlo. Oserei dire che questo pensiero lo possiamo elevare all’ennesima potenza per tutto il popolo turco, teorie.

Non è cambiato nulla? Non è detto. E poi due negazioni danno una somma positiva. Io non ho cambiato la mia idea, la prima, dalla fine di maggio in Turchia si sta scrivendo una pagina importante di storia. In ogni caso, la gente sarà costretta a capire o a ignorare come mai almeno un milione di “vicini” è sceso in strada per protestare. È inevitabile. Il fatto che i mass media ancora tacciono non farà altro che rallentare questo “processo di consapevolezza”, ma poi come l’elastico di una fionda la Verità salterà fuori e allora, forse, sarà il caso di ritirare fuori dalla naftalina una parola abusata come Rivoluzione. O giù di lì. Almeno gli scheletri dall’armadio, per favore.

Ma non ascoltatemi, sapete bene che sono in analisi.

Stasera, c’è un solo uomo a Gezi Park. Quest’uomo sta fermo. Aspetta. E guarda la bellezza delle rovine. È venuto qui per testimoniare. È venuto qui per ricordare. È venuto qui per non dimenticare. Ma non è solo, è un solo uomo. Il suo nome, che presto verrà dimenticato dai media, è Erdem Gündüz. Arriva la polizia, controlla la sua borsa, è a posto. Non ci sono armi, maschere antigas o altri giocattoli. La polizia se ne va, è contenta, pensa sia un pazzo. E forse è vero. Ma se è vero, non è solo. Perché ci siamo anche noi, con lui. E ci siamo adesso, poiché ora non è più un solo uomo.

Qualcuno, ispirandosi a un film turco, l’ha chiamato duranadaml’uomo fermo. E così siamo noi. Noi, anche, siamo iduranadam. Per quanto tentino di spostarci, non ci muoviamo un millimetro dalla parola Democrazia.

Luca Tincalla

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