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martedì , 25 luglio 2017
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Voto degli erasmus e fuorisede, si riaccende la polemica.

Si avvicinano le elezioni e le polemiche circa il problema del voto degli studenti erasmus e fuorisede crescono di giorno in giorno. 

Fonte: Oltremedianews

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Dopo le rimostranze degli interessati mosse nelle scorse settimane si sono moltiplicati gli appelli alla politica affinché il diritto a partecipare alla tornata elettorale sia garantito anche a chi si trova al di fuori del territorio nazionale per motivi di studio o di lavoro non continuativo. La questione sembra di poco conto ma non è così. Come riportato in un nostro precedente articolo gli studenti italiani che hanno partecipato al progetto Erasmus e che oggi si trovano all’estero senza possibilità di votare dai rispettivi paesi sono circa 25mila. Un piccolo esercito che si somma ai circa 300mila studenti che in Italia non studiano nella loro città di residenza e che si vedranno costretti a tornare presso i propri comuni per recarsi alle urne. Ovviamente gli spostamenti saranno a carico degli interessati e, se per chi si trova in Italia affrontare un viaggio di andata-ritorno può risolversi in un centinaia di euro, quanto dovranno sborsare coloro che invece si trovano all’estero? Senza contare il disagio di dover perdere alcuni giorni che, si sa, in tempo di esami sono davvero preziosi.

Un disagio inaccettabile se si pensa che esprimere il proprio voto è un diritto oltre che un dovere e sembra concettualmente assurdo che al tempo di internet e delle tecnologie che consentono comunicazioni veloci e sicure da una parte all’altra del globo non si trovino i modi per consentire ai ragazzi che studiano al di fuori del proprio comune di residenza di votare dai rispettivi domicili. E che dire di chi lavora saltuariamente lontano da casa? Si fa tanto per combattere l’antipolitica e poi non si trovano modi per far esercitare un diritto costituzionale senza eccessivi oneri.

Sulla questione è intervenuto anche Antonio Ingroia, che dalle pagine del sito di Rivoluzione Civile ha lanciato la sua accusa: “La Costituzione garantisce il diritto di voto e difende la parità dei diritti. Le norme attuali non consentono però un’effettiva partecipazione di tutti i cittadini alle elezioni politiche.Rivoluzione civile chiede che ilGoverno emani con la massima urgenza un decreto legge che consenta a tutti gli studenti di poter votare il 24 e il 25 febbraio 2013”. Così l’ex-pm che non si è fermato per solo a criticare ma ha provato a lanciare qualche proposta. “Rivoluzione civile chiede che il documento attestante la qualifica di studente fuori sede o Erasmus costituisca titolo esecutivo per poter viaggiare dalla residenza di studio al luogo dove esercitare il diritto di voto. Consentire ai circa 300 mila studenti fuori sede di viaggiare gratuitamente in treno per raggiungere il comune di residenza, ipotizzando un costo medio di 100 euro e al netto delle agevolazioni previste, costerebbe allo Stato per il 2013 circa 9 milioni di euro. Somme che potrebbero essere recuperate con un infinitesimale aumento dello 0,08% sul prelievo fiscale applicato al volume delle giocate sulle slot machine (PREU). Si può ipotizzare di voler rimborsare ai circa 25 mila studenti Erasmus un biglietto aereo di 300 euro. Questo costerebbe allo Stato altri 7,5 milioni di euro per il 2013, recuperabili a loro volta con un altro infinitesimale aumento dello 0,05% sul PREU”. “Non sarebbe male – conclude infine la nota – in linea di principio, che i proventi del prelievo sul gioco d’azzardo aiutassero i ragazzi a partecipare alla vita democratica dell’Italia”.

E ci auguriamo tutti che si possa fare qualcosa per evitare che tanta gente venga esclusa dal voto o debba soppotare eccessivi oneri per l’esercizio del proprio diritto politico. Quelli del voto, infatti, e della partecipazione alla vita democratica del paese, sono diritti doveri del cittadino, ma è anche compito delle istituzioni fare in modo che la partecipazione sia realmente possibile.

M.T.

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