Vuoi lavorare? Vediamo il tuo privatoTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Vuoi lavorare? Vediamo il tuo privato

Secondo una ricerca di Adecco riportata da “Il Sole 24 Ore” sempre più colloqui di lavoro verrebbero influenzati dalla “Web reputation”. Nella sostanza i reclutatori si fanno i fatti dei candidati su internet, decidendo il vostro futuro sulla base delle vostre convinzioni politiche o della vostra vita privata. E tutto questo avviene alla luce del sole, senza che apparentemente nessuno vi si opponga. 

Siete mai andati a un colloquio di lavoro a cui dopo le solite strette di mano e i sorrisi di circostanza non ha fatto seguito un esito positivo? Magari avranno visitato il vostro profilo Facebook vedendo come e con chi passate le serate, e vi avranno reputato conseguentemente poco affidabile o simpatico, scegliendo qualcun’altro. La “Web reputation” altro non è che la reputazione che ciascuno di noi crea online attraverso le proprie azioni e interazioni, peccato che siano pochissimi coloro che sono consapevoli del fatto che ogni volta che mettono un “Mi Piace” su Internet stanno in realtà lasciando una traccia sul web che potrebbe essere utilizzata a proprio svantaggio.

Adecco, una delle agenzie  di risorse umane più famose a questo riguardo ha pubblicato uno studio circa l’influenza del mondo digitale nella ricerca di lavoro, e gli esiti sono stati sorprendenti e non certo positivi. Secondo lo studio sempre più colloqui di lavoro andrebbero male per colpa di Facebook dato che i reclutatori vanno sistematicamente a farsi un giro nel privato delle persone che si presentano a sostenere i colloqui. E dato che il reclutamento online sta diventando sempre più una realtà è necessario fare i conti con questo modus operandi da parte dei reclutatori. Il peso dei social network sta divenendo sempre più determinante, anche perchè un’azienda che cerca una determinata figura potrà a questo punto contattarla dopo averla scelta direttamente, magari avendo cura di selezionare qualcuno senza interessi considerati “pericolosi”.

Secondo l’indagine i reclutatori adoperano i social network per cercare candidati passivi, verificare i curricula vitae ricevuti, controllare la rete di amicizia del candidato e soprattutto i contenuti pubblicati e la digital reputation. Indagine alla mano almeno il 35% dei responsabili delle Risorse Umane avrebbero dichiarato di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social. Insomma il vostro privato diventa pubblico anche se voi non siete personaggi pubblici. Se avete pubblicato foto di manifestazioni o quant’altro il consiglio è quello di rimuoverle o di rendere i vostri profili protetti per evitare che qualcuno possa farsi i fatti vostri.

Insomma il “Grande Fratello” di Orwell, che secondo i contemporanei doveva essere una denuncia del comunismo sovietico, sembra assomigliare invece molto ma molto da vicino al futuro “democratico” che viene costruito ormai da diversi anni.

@Dc

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