Wikileaks. Manning assolto per aiuto al nemicoTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Wikileaks. Manning assolto per aiuto al nemico

Una buona notizia per Bradley Manning, il soldato accusato di essere stato l’informatore di Julian Assange. Manning è stato assolto dall’accusa di aiuto al nemico ma è stato condannato per spionaggio.

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Ricordate Bradley Manning? Il predecessore di Edward Snowden, il soldato 25enne accusato di aver passato informazioni riservate a Julian Assange, l’altro grande ricercato che ha fondato Wikileaks.  Per una volta è arrivata una buona notizia: Manning è stato scagionato dall’accusa di connivenza con il nemico. Manning è stato invece condannato dalla Corte Marziale di Fort Meade, in Maryland e riconosciuto colpevole di spionaggio. Il soldato 25enne è accusato di aver inviato almeno 700.000 documenti classificati a Wikileaks, realizzando la più grande fuga di documenti riservati della storia americana. Durante il processo, la presidente della Corte, il Colonnello Denise Lind, aveva rifiutato la richiesta dei suoi legali di far cadere il capo d’accusa più grave, quello di ‘aiuto al nemico’. La pubblica accusa ha accusato Manning di essere un traditore, accusandolo di aver messo in pericolo la sicurezza americana. Chiaramente esagerazioni e la difesa ha avuto buon gioco nel sostenere che Manning altro non sarebbe che “un ingenuo mosso da buone intenzioni“, convinto che la diffusione di queste informazioni avrebbe provocato un dibattito più intenso sulle ragioni diplomatiche e militari dell’intervento armato in Iraq e Afghanistan. Manning si trovava in Iraq e ha ammesso di aver inviato i documenti a Wikileaks. Grazie a Manning l’opinione pubblica mondiale è riuscita a venire a conoscenza di clamorose violenze commesse dai soldati americani. Ad esempio Wikileaks ha pubblicato un video chiamato “Collateral Murder”che testimoniava come nel luglio del 2007 un elicottero americano Apache sparò su civili inermi e giornalisti dell’agenzia Reuters. Manning è stato arrestato nel maggio del 2010 in Iraq, subito dopo aver confessato in una chat di aver passato i documenti a WikiLeaks. Nei primi 11 mesi di detenzione è stato tenuto 23 ore al giorno in isolamento, privato della luce del sole e della possibilità di fare anche solo una camminata all’aperto.

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