Yemen. La guerra prosegue nonostante la treguaTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Yemen. La guerra prosegue nonostante la tregua

Da qualche ora in teoria in Yemen dovrebbe essere attiva una tregua di cinque giorni ma i combattimenti tra la coalizione sunnita a guida saudita e i ribelli Houthi alleati dell’Iran continuano senza esclusione di colpi. Il rischio è che questa tregua fallisca allo stesso modo delle precedenti mentre Amnesty International segnala che gli attacchi sauditi non rispettano il diritto internazionale umanitario.

Di Yemen si parla molto poco forse perchè si tratta di un piccolo paese o forse perchè la guerra in atto in quel paese da marzo viene in qualche modo ritenuta meno importante da quella in atto in Siria o in Iraq. Eppure in Yemen si muore, e il risultato dei bombardamenti della coalizione sunnita a guida saudita che si è incaricata di annientare i ribelli sciiti Houthi finora è stato di oltre 4000 morti, molti dei quali civili. E sono proprio i civili infatti a pagare il prezzo maggiore per i bombardamenti effettuati dall’Arabia Saudita, che peraltro finora non sono serviti a sconfiggere i ribelli sciiti che continuano a tenere sotto controllo la capitale Sana’a. A partire dalla mezzanotte di ieri è stata indetta una nuova tregua da parte della coalizione ma la sensazione è che non verrà rispettata e in molti temono che diventerà lettera morta come le precedenti. Intanto le forze lealiste fedeli al presidente in esilio Mansour Hadi continuano a combattere ad Aden e tutto lascia presumere che si sia ancora molto lontani da una soluzione alla crisi in Yemen.

Intanto i ribelli Houthi hanno fatto sapere d aver respinto la proposta di tregua di cinque giorni saudita in quanto poche ore prima proprio i sauditi hanno bombardato la città portuale di Mokha uccidendo ben 141 persone. Abdel Malek al-Hoithi, il leader dei ribelli Houthi ha risposto duramente con un tweet:  ”La tregua richiesta dall’aggressore saudita  ha come obiettivo quello di dare spazio di manovra per mobilitare Daesh e al Qaeda. La battaglia continua e la guerra non è finita”.

Amnesty International peraltro ha condotto alcune ricerche in Yemen evidenziando come le bombe saudite abbiano colpito i civili in tutto il paese senza rispettare il diritto internazionale umanitario. In particolare Amnesty ha segnalato ben otto attacchi aerei lanciati tra il 10 e il 16 giugno e che avrebbero ucciso 54 civili tra cui 27 bambini. In questo senso Donatella Rovera, alta consulente per le crisi di Amnesty International presente in Yemen, ha detto a “Repubblica” che “Il diritto internazionale umanitario dice chiaramente che i belligeranti devono adottare tutte le misure possibili per evitare o ridurre al minimo le perdite civili. Tuttavia, i casi che abbiamo analizzato evidenziano uno schema di attacchi contro edifici civili, che hanno causato numerosi morti e feriti. Non vi è alcuna indicazione che la coalizione a guida saudita abbia fatto qualcosa per prevenire queste violazioni”. Peccato che la comunità internazionale taccia sull’operato dell’Arabia Saudita mentre, al contrario, accusava Libia e Siria di ogni singola violazione per creare un clima internazionale atto a giustificare un azione contro quei paesi. Sempre Amnesty ha ricordato come qualche settimana fa i sauditi abbiano sganciato persino una bomba da una tonnellata che ha ucciso un bambino di 11 anni e due delle sue sorelle. Ma  i casi di violazioni commesse sono talmente tanti da lasciar pensare a delle violazioni sistematiche. Dal 25 marzo 2015 infatti, Amnesty ha indagato su 17 attacchi aerei in diverse zone del paese appurando la morte di almeno 223 persone di cui quasi duecento civili.

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