Yemen. L'Arabia Saudita continua a bombardare con il placet OnuTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Yemen. L’Arabia Saudita continua a bombardare con il placet Onu

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sembra quasi benedire l’intervento militare dell’Arabia Saudita in Yemen e soprattutto impone l’embargo militare sulle armi solamente alle milizie Houthi. Da parte sua l’Arabia Saudita trae da questa decisione l’autorizzazione a continuare i bombardamenti. 

In Yemen è in corso ormai una vera e propria guerra che sta provocando peraltro centinaia e centinaia di morti anche e soprattutto tra la popolazione civile. Difficile riuscire a capire cosa stia accadendo nel paese dopo che i ribelli sciiti Houthi hanno sostanzialmente cacciato il presidente Hadi considerato un fantoccio degli interessi sauditi e quindi anche occidentali nell’area. Quello che i media non hanno sufficientemente evidenziato è che dietro gli Houthi non ci sono solamente gli sciiti ma anche diversi gruppi di interesse e di cittadini yemeniti che sono semplicemente stanchi di Hadi e che vorrebbero un futuro per lo Yemen lontano dall’Arabia Saudita. Intanto però proprio i sauditi hanno deciso una vera e propria azione militare in Yemen per piegare gli Houthi e supportare i lealisti di Hadi, presenti soprattutto nella zona di Aden. Nelle scorse settimane si sono concentrati bombardamenti navali e aerei da parte dei sauditi in tutto il Paese ma i gli Houthi non sembrano disposti a mollare, almeno nell’immediato. E proprio i ribelli Houthi hanno urlato allo scandalo commentando la decisione presa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di porre l’embargo alle armi in Yemen, ma solamente alle milizie sciite. Questo implica nella sostanza che persino i ribelli sunniti di Al Qaeda potrebbero mettere le mani su forniture di armi e soprattutto autorizza il governo saudita e la coalizione sunnita che sta partecipando alle operazioni addirittura a intensificare l’azione di guerra. In sostanza i sauditi si sentono quasi “spalleggiati” da parte delle Nazioni Unite che ha approvato la risoluzione 2216, redatta dai paesi aderenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo, e che sostanzialmente è stata approvata con il voto di 14 paesi  su 15 con la sola eccezione della Russia secondo cui la risoluzione non sarebbe sufficiente ad adeguarsi alla richiesta della comunità internazionale sulla crisi in Yemen. Insomma anche a Mosca si attendevano una risoluzione con un embargo che riguardasse entrambe le parti in causa, mentre così appare del tutto sbilanciata a favore dei sauditi. Con l’approvazione di tale risoluzione i ribelli Houthi non potranno più procurarsi armi e soprattutto suggerisce l’idea di realizzare ai danni dello Yemen un vero e proprio blocco navale che potrebbe mettere in difficoltà soprattutto la popolazione civile. Non solo, gli Houthi a detta delle Nazioni Unite dovranno riconoscere l’ex presidente Hadi senza fiatare, accettando quindi una sostanziale sconfitta su tutta la linea. Insomma la risoluzione da un lato chiede alle parti di sedersi e di cominciare un dialogo, ma dall’altro stabilisce sanzioni ed embargo solo contro una delle parti in campo, e soprattutto non dice nulla contro le azioni di guerra realizzate dai sauditi, che ormai continuano a bombardare quotidianamente lo Yemen ormai da tre settimane. Intanto peggiorano anche le relazioni tra Iran, che secondo molti sarebbe il vero finanziatore degli Houthi, e l’Arabia Saudita. Il ministro degli Esteri saudita, Saud Al Faisal, ha respinto al mittente la richiesta di Teheran di sospendere i combattimenti in Yemen dal momento che la monarchia saudita sarebbe intervenuta “per aiutare l’autorità legittima“. La tensione resta molto alta ma intanto sul campo si continua a combattere a Taiz, nella parte centrale del Paese, con i sauditi che fronteggiano sia gli Houthi sia le milizie fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh.

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