Yemen. L'attacco saudita entra in una nuova faseTribuno del Popolo
giovedì , 21 settembre 2017
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Yemen. L’attacco saudita entra in una nuova fase

Dopo settimane di bombardamenti da parte della coalizione militare a guida saudita l’operazione “Decisive Storm” contro i ribelli Houthi in Yemen è stata ritenuta ultimata. Si vara dunque ora una seconda fase, chiamata “Restoring Hope”, ma la sensazione è che i ribelli Houthi non siano ancora stati sconfitti. Dopo un migliaio di morti e centinaia di feriti dunque, l’Arabia Saudita non allenta la sua morsa sullo Yemen. 

Qualche settimana fa l’Arabia Saudita lanciò l’operazione “Decisive Storm” in Yemen, volta a reprimere e soffocare la rivolta sciita guidata dai ribelli Houthi. Secondo molti dietro la ribellione degli Houthi ci sarebbero gli interessi geopolitici dell’Iran, anche se l’ex premier Hadi era considerato una sorta di fantoccio corrotto degli interessi dell’Occidente nell’area. Guardando le folle oceaniche di Houthi ammassate a Sanaa si è visto che evidentemente i ribelli sciiti avevano un consenso non solo settario ma anche di massa all’interno del Paese. I sauditi con la loro coalizione sunnita hanno comunque bombardato in modo spietato il paese per diverse settimane, con un bilancio che parla di un migliaio di morti e centinaia di feriti, tra cui troppi civili innocenti. Ora però la “Decisive Storm” sembra essere ultimata, come confermato dal comando saudita, anche se gli Houthi sono ancora al loro posto in Yemen pur avendo subito diverse vittime. Ora le operazioni saudite entreranno in una nuova fase chiamata “Restoring Hope”, come citato dal media saudita Arabiya Tv. Il ministero della Difesa saudita ha anche informato di volersi ora concentrare sull’antiterrorismo, sulla sicurezza e sulla ricerca di una soluzione politica alla crisi. Secondo gli analisti militari questa potrebbe anche suonare come l’ammissione che i sauditi non siano sostanzialmente in grado con i bombardamenti aerei di far capitolare gli Houthi, e che ora dunque vogliano provare nuove soluzioni.  La coalizione comunque continuerà a colpire gli Houthi se necessario, come confermato dal portavoce dell’esercito saudita, il Generale Ahmed Asseri. Attualmente l’ex presidente Hadi deposto dai ribelli si trova a Ryadh, in Arabia Saudita, da dove continua a spronare alla guerra contro gli Houthi, promettendo di essere disposto a tornare nel Paese per cominciare la ricostruzione. In ogni caso sembra che, almeno per poco, i bombardamenti cesseranno, e tale notizia è stata salutata con soddisfazione dall’Iran, con il ministro degli Esteri iraniano che ha detto chiaramente che il conflitto in Yemen “non può essere risolto con la forza” e che “un cessate-il-fuoco rappresenterebbe un significativo passo in avanti che interromperebbe l’uccisione di innocenti e civili indifesi” [Fonte TASS]. Gli Houthi da parte loro negano che i sauditi abbiano avuto successo con i loro bombardamenti, e un loro portavoce ha sottolineato come lo stop delle operazioni suadite sia in realtà l’ammissione del loro fallimento. Ad aggravare ulteriormente il quadro inoltre Washington ha detto che lunedì invierà altre due navi da guerra nelle acque dello Yemen, un chiaro segnale volto a intimidire sia gli Houthi che l’Iran e che potrebbe portare a potenziali nuove escalation.

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