Yemen. Paese nel caos tra presidente in fuga e armi Usa nelle mani sbagliateTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Yemen. Paese nel caos tra presidente in fuga e armi Usa nelle mani sbagliate

Lo Yemen precipita nel caos della guerra civile, un tutti contro tutti che rischia di portare a una escalation militare imprevedibile. I ribelli houthi infatti hanno effettuato un vero e proprio colpo di mano costringendo il presidente Hadi a fuggire dal Paese. Come se non bastasse almeno 500 milioni di dollari di armi americane sarebbero finite nelle mani sbagliate, forse quelle di Al Qaeda. 

Difficile capire esattamente quello che sta accadendo in Yemen, paese che da tempo è letteralmente nel caos, diviso da lotte settarie e dall’insorgenza jihadista. Secondo gli ultimi sviluppi però la situazione sarebbe precipitata molto velocemente negli ultimi giorni dopo che ai terribili attentati  kamikaze rivendicati dall’Isis contro la comunità sciita di Sanaa che hanno provocato almeno 130 morti. E infatti sembra proprio che lo Yemen sia stato travolto da una vera e propria ondata di lotte settarie che potrebbero portare a una pericolosa escalation militare. Le milizie sciite Houti infatti hanno effettuato un vero e proprio colpo di mano nella capitale Sanaa costringendo il presidente Hadi a riparare ad Aden, nel sud del Paese, da dove nei giorni scorsi ha continuato a lanciare comunicati bellicosi, rinunciando di arrendersi e rivendicando di essere l’unica autorità legittima dello Yemen. I ribelli Houthi però non hanno fermato la loro avanzata e Hadi è stato costretto nelle scorse ore a lasciare il palazzo presidenziale in una fuga precipitosa che, secondo fonti locali, lo avrebbe portato in Gibuti. I ribelli Houthi però avrebbero comunque messo le mani sul ministro della Difesa di Hadi e sembra che il presidente yemenita abbia scritto di suo pugno alla comunità internazionale prima di fuggire per invocare un intervento militare degli altri Stati del Golfo, in primis l’Arabia Saudita che, guardacaso, ha subito allertato l’esercito al confine. Cosa succederà nelle prossime ore è difficile a dirsi dal momento che l’appello di Hadi alle Nazioni Unite richiede l’istituzione di una “no-fly zone” per impedire agli Houthi di utilizzare le basi aeree su cui hanno messo le mani. Insomma una scontro settario tra sciiti e sunniti che sembra riguardare da vicino l’Arabia Saudita che non avrebbe alcuna intenzione di tollerare che gli Houthi egati a doppio filo con Teheran mettano le mani sul Paese. Intanto è anche difficile comprendere quanto lo Stato Islamico sia effettivamente riuscito a stabilirsi nel Paese, quello che sembra invece sicuro (fonte Al Arabiya) è che gli americani hanno abbandonato lo Yemen in fretta e furia e che una loro base non lontano da Aden sarebbe finita nelle mani dei ribelli Houthi, anche se chiaramente dal Paese arrivano notizie frammentarie di cui è difficile controllare l’attendibilità.

Il terzo incomodo tra le truppe fedeli ad Hadi, sunnite, e i ribelli sciiti Houthi sono proprio i jihadisti di Al Qaeda e dello Stato Islamico, tra i quali peraltro non mancherebbero le rivalità, particolarmente accese proprio in Yemen. Secondo il Washington Post inoltre il Pentagono avrebbe perso di vista qualcosa come 500 milioni di dollari di forniture militari che sarebbero finiti nelle mani sbagliate. Si parla di almeno 200 fucili d’assalto M-4, 200 pistole Glock, ma anche strumentazioni di vario tipo, giubbotti antiproiettile, kit per visione notturna, 2 aerei Cessna, 4 elicotteri Huey II e molto altro. Tutte armi scomparse nel nulla che in passato erano state inviate dalla Casa Bianca al governo dello Yemen. In passato infatti gli Usa avevano utilizzato lo Yemen come base di appoggio per gli attacchi con i droni, ma dopo che la situazione nel Paese è degenerata ecco che gli Usa hanno abbandonato l’ambasciata di Sanaa a febbraio, rimpatriando anche i navy seals e i berretti versi che si trovavano nel Paese ufficialmente come addestratori delle forze regolari. In questa situazione frammentaria e drammatica ecco quindi che si aprono diversi scenari, tutti di guerra, che potrebbero portare il caos a livello regionale in tutti i paesi del Golfo, facendo ulteriormente esplodere la violenza settaria tra sciiti e sunniti.

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