Yes we can!? Yes, we want (pace, uguaglianza e multipolarismo)Tribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Yes we can!? Yes, we want (pace, uguaglianza e multipolarismo)

Yes we can!? Yes, we want (pace, uguaglianza e multipolarismo)

Un coro antimperialista dalla Germania “modello” di sviluppo socio-economico. Nel nome di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht

Fonte: Marx21.it

I. La notizia

Una commemorazione particolarmente partecipata dell’uccisione di Rozalia (“Rosa”) Luxemburg e di Karl Liebknecht, fondatori, nel capodanno 1918-19, del Partito Comunista Tedesco, ha salutato la nascita dell’anno in corso.

Questo evento commemorativo si svolge ogni anno durante la seconda domenica di gennaio nel cimitero di “Friedrichsfelde”, Berlino. Qui si troverebbero le spoglie di Rosa Luxemburg*. Quest’ultima, dopo essere stata arrestata, assieme a Liebknecht, nel corso della “rivolta di gennaio” del 1919 dai “Freikorps” (un insieme di diverse organizzazioni paramilitari anticomuniste), venne uccisa (dapprima colpita con il calcio del fucile, poi sparata) e gettata in un canale del “Tiergarten”, quartiere centrale di Berlino; il suo corpo venne ritrovato alcuni mesi dopo da un impiegato delle fogne nei pressi di un cavalcavia e, dopo varie tappe, trasportato dalla polizia al cimitero il 13 giugno 1919.
Una guerra sui numeri ha caratterizzato la commemorazione del 12 gennaio 2014: le cifre dei partecipanti offerte dalle fonti mediatiche tendenti a minimizzare l’evento (la polizia e la maggior parte dei quotidiani tedeschi) variano tra le 4.000 e le 10.000 persone. Secondo un testimone oculare, un giornalista della testata comunista “Junge Welt” (Giovane mondo), un numero verosimile è quello di 20.000 per le persone raccolte in silenzio alle ore 10.00 e quello di 50.000-80.000 per l’intera fiumana di coloro che hanno visitato il cimitero fino alle prime ore del pomeriggio (Dietmar Koschmieder, “Junge Welt”, 18/19 gennaio 2014, p. 16).

Si è trattato di una partecipazione comunque ampia; ciò fa riflettere, se si tiene conto del clima spaventosamente anticomunista della maggior parte dell’opinione pubblica tedesca e degli attacchi della polizia al “corteo” avvenuti negli ultimi anni. Bisogna riflettere, inoltre, sul fatto che la partecipazione di massa ha luogo in maniera del tutto spontanea da 24 anni a questa parte (la commemorazione era organizzata dallo stato della Repubblica Democratica Tedesca durante il periodo 1947-89).

Onorare e tenere viva la memoria di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht (protagonisti degli eventi che portarono dapprima alla fondazione della Lega Spartachista, lo “Spartakusbund”, nel 1916, poi alla fuoriuscita di questa dal Partito Socialdemocratico Tedesco e alla fondazione del Partito Comunista Tedesco) ha costituito l’occasione di un ulteriore e importantissimo evento culturale, durante il quale si è discusso di lotta di classe attuale, di lotta antimperialista, di neocolonialismo e di mass-media. Diversi tra leader politici, giornalisti, musicisti, intellettuali provenienti da diversi paesi del mondo hanno dato vita, a Berlino, alla conferenza “Rosa Luxemburg”; fondata nel 1996 da alcuni giornalisti di “Junge Welt”, la manifestazione di quest’anno, tenutasi l’11 gennaio dalle ore 11.00 alla mezzanotte nel centro culturale “Urania Haus” (Casa Urania), ha visto la presenza di circa 2000 partecipanti.

* Sull’autenticità di queste esiste, dal 2009, un dibattito, sollevato inizialmente dal giornale “der Spiegel” grazie alla pubblicazione di notizie secondo le quali il cadavere di Rosa Luxemburg si troverebbe presso un ospedale di Berlino e non a “Friedriechsfelde”; questa ipotesi è basata sulle discordanze anatomiche del corpo di “Friedrichsfelde” rispetto a alcune malformazioni di cui soffriva Luxemburg.

II. Chi c’era?

È da menzionare la presenza di voci di riferimento importanti per il movimento antimperialista contemporaneo:

Denis Goldberg (1933), comunista sudafricano, condannato per attività sovversiva a quattro ergastoli (!) e incarcerato a Pretoria dal 1963 al 1985 durante il processo “Rivonia”, rappresentante dell’African National Congress all’ONU, e impiegato come ingegnere nel Ministero per le politiche economiche agricole e idriche nel governo presieduto da Nelson Mandela.

Michael Chossudovsky (1943), professore di Scienze Economiche presso l’Università di Ottawa, conosciuto per le dettagliate analisi relative alle guerre imperialiste, fondatore del “Centro di ricerche sulla globalizzazione”, destinatario, nel 2003 a Berlino, del “Premio per la pace e i diritti umani” (elargito dalla “Società per i diritti civili e la dignità umana”).

Maria do Socorro Gomes Coelho (1952), attiva in diverse lotte contadine brasiliane, dapprima come consigliera comunale (a Belém dal 1988), poi come membro della “Commissione parlamentare di inchiesta sulla ‘tratta degli schiavi’ nell’agricoltura” (dal 1990), oggi ministro per l’eguaglianza e i diritti umani.

Zivadin Jovanovic (1938), giurista, diplomatico in Angola e Kenia e ministro degli esteri jugoslavo dal 1998 al 2000 durante la guerra condotta dalla NATO al suo paese; attualmente presiede il Forum di Belgrado “per un mondo di uguali”, organizzazione attiva nel campo della pace, della cooperazione e dell’ “uguaglianza tra le nazioni”.

Jörg Kronauer (1968), giornalista tedesco esperto di temi legati alla politica estera e all’antifascismo, attualmente redattore della testata online www.german-foreign-policy.com.

Da segnalare anche il dibattito condotto circa la relazione tra mass-media e guerra da alcuni relatori “tecnici”, ex-impiegati della NATO (Rainer Rupp) e dei servizi di sicurezza danesi (Andres Kaergaard), coordinati dal sostituto redattore capo di “Junge Welt”, Rüdiger Göbel.

È doveroso ricordare anche il contributo portato alla conferenza da esponenti di partiti politici e movimenti tedeschi sui temi della distruzione dello stato sociale, della pace e della resistenza antifascista e antimilitarista: Bernd Riexinger e Heike Hänsel per il partito “die Linke” (rispettivamente segretario e parlamentare); Laura von Wimmersperg per il “Coordinamento berlinese per la pace”; Ulrich Schneider, segretario della “Federazione internazionale per la resistenza” e Monty Schädel, coordinatore politico della “Società tedesca per la pace e l’obiezione al reclutamento militare”.

In una sala più piccola (sala von Kleist) si sono tenuti incontri del Partito Comunista Tedesco e dei “Giovani lavoratori socialisti tedeschi”.

Verso sera sono stati letti i messaggi di saluto inviati dai cinque agenti segreti cubani detenuti con accuse infondate negli Stati Uniti d’America dal 1998 e da Arnaldo Otegi, segretario del partito di sinistra basco “Sortu”, attualmente in carcere a Logroño, Spagna. Jamal Hart ha letto e commentato il saluto inviato da suo padre, l’attivista afro-americano Mumia Abu Jamal, ingiustamente detenuto dal 1981 e condannato all’ergastolo.

Le esibizioni artistiche del gruppo “Tendenzen” (tendenze), autore di sculture e foto contro la guerra, hanno accompagnato inoltre le discussioni; quattro gruppi musicali, provenienti da Germania, Turchia e Portogallo, hanno chiuso infine la conferenza, seguiti da cori collettivi dell’Internazionale, cantata in diverse lingue.

III. Conclusioni

Alcuni messaggi emanano con chiarezza dalla conferenza (i testi integrali delle singole relazioni saranno pubblicati in una edizione a sé stante prevista per marzo 2014):

1. un forte e compatto “no” alle guerre.

2. il tentativo di evidenziare come una gran parte dei media attuali rappresentino le guerre in maniera distorta, piegando gli eventi a interessi politici bellicisti e, in pratica, dipingendo le azioni militari di una delle due parti come “missione umanitaria” (un esempio approfondito in modo particolare durante le due discussioni tenutesi sul palco – alle 13.00 e alle 17.30 – è la cosiddetta “guerra al terrorismo”).

3. un messaggio politico generale, consistente nel tentativo di identificare i legami che uniscono la lotta antifascista alla lotta antimilitarista e alla lotta contro lo smantellamento dello stato sociale, processi evidenti nella storia recente di molti paesi europei.

4. la volontà di esercitare pressioni sul governo tedesco per il ridimensionamento delle forze armate e della loro presenza internazionale (in una dozzina di paesi al giorno d’oggi).

I temi menzionati, segnalati dalla conferenza all’opinione pubblica, testimoniano l’attualità dell’analisi economico-politica emergente dagli scritti di Rosa Luxemburg. Questa analisi può essere riassunta nella seguente maniera: esiste una linea che lega l’accumulazione di capitale al militarismo, all’imperialismo e alla guerra. In parole povere, le guerre vengono preparate e condotte dalle borghesie dei paesi capitalisti al fine: A) di generare capitale attraverso la produzione di armi; B) di mettere a frutto il capitale attraverso la creazione di nuovi mercati.

Quanto accade attualmente in Siria è accaduto l’altro ieri in Libia, Irak e Jugoslavia, quanto sembra prepararsi per la Corea del Nord (una miscela di false informazioni, di dichiarazioni politiche e diplomatiche, di finanziamenti più o meno coperti a gruppi non meglio definiti di “ribelli” e di azioni militari, vere e proprie o paventate) sembra ribadire l’intuizione basilare di Luxemburg, per chi voglia trarre una lezione dalla conferenza.

La presenza numerosissima al cimitero di Berlino “Friedrichsfelde” e la conferenza rappresentano al tempo stesso i germi di un capillare e fruttuoso insieme di proposte e soluzioni politiche in parte già in atto in diversi paesi del mondo, dirette a costruire quanto la barbarie del capitalismo imperialista è impossibilitata, per sua stessa natura, a offrire: lavoro, diritti e pace.

 Vito Bongiorno* 

*linguista, etnologo

Fonti:

Junge Welt, 18/19 gennaio 2014
Junge Welt, 29 gennaio 2014
Rosa Luxemburg. Denken und Leben einer internationalen Revolutionärin. Fritz Keller / Stefan Kraft (ed.), Promedia, Wien, 2005.
Wikipedia (in tedesco e in italiano): Rosa Luxemburg.

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