Yoani Sanchez la “mercenaria” dei diritti umaniTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Yoani Sanchez la “mercenaria” dei diritti umani

Non vogliatecene ma proprio non riusciamo ad accettare che la figura della dissidente cubana Yoani Sanchez assurga a paladina dei diritti umani. Si tratta dell’ennesima distorsione mediatica atta ad agitare le acque per occultare la verità.

Viviamo in un Paese che tende a mistificare, anno dopo anno, il significato della lotta della Resistenza. Non c’è quindi da stupirsi se la blogger Yoani Sanchez, dissidente cubana famosa in tutto il mondo, assurga a eroina dei diritti civili. Il tutto in modo acritico, senza nessun controllo delle fonti e della realtà, perchè si sa, il topos dell’artista o del dissidente  messo all’indice dal regime di turno è molto romantico, e vende. I personaggi come la Sanchez vengono creati a tavolino e dati in pasto all’opinione pubblica come se fossero unicamente delle vittime sacrificali, neutrali e senza interessi politici di alcun tipo. Nulla di più sbagliato dal momento  che non esiste niente di più prettamente “politico” della figura di Yoani Sanchez. Lo stesso Gianni Minà in tempi non sospetti aveva denunciato l’enorme macchinazione  elaborata  intorno alla figura della blogger cubana: “C’è un intero continente con tutti i nuovi presidenti finalmente presentabili dell’America latina che non solo chiede agli Stati uniti la cancellazione dell’embargo, ma si sta battendo anche per il rientro di Cuba in tutti gli organismi dai quali l’isola era stata prepotentemente esclusa per volere proprio degli Stati uniti.”, ha spiegato il giornalista italiano, “Questi presidenti, da Lula a Chavez, a Evo Morales, a Correa, ma anche dall’argentina Kirchner alla cilena Bachelet, o all’ex vescovo Lugo, sanno perfettamente che Cuba ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport, che questi premiers ancora sognano per i loro paesi, pur essendo più ricchi e non feriti da un blocco economico insensato e ingiusto.”

Insomma le cose non vanno proprio come dice Yoani Sanchez, i ragazzi cubani non vivono solamente di privazioni come dice lei, e sono consapevoli di avere dei servizi che i loro coetanei sudamericani non possono nemmeno sognarsi. Anche le organizzazioni internazionali del resto hanno finito per ammettere che Cuba  è sicuramente un miglior posto dove vivere per i poveri rispetto ai grandi paesi sudamericani dove le strade sono affollate di bambini randagi, criminali e poveri senza dimora. Minà si è recato a Cuba per chiedere in giro pareri sulla blogger più famosa del mondo, ma sorprendentemente i cubani hanno detto di non conoscerla, e quando anche la conoscevano, di non condividere le sue idee. Nessuno dice che spesso e volentieri queste pasionarie anticastriste ricevono uno stipendio a sei zeri da terroristi anticastristi di Miami (vedi il caso di Martha Beatriz Roque delle Donne in Bianco). Del resto George Bush nel corso della sua presidenza ha stanziato milioni e milioni di dollari “un cambio rapido e drastico a Cuba” (140 milioni nel 2007, 45, data la crisi economica, nel 2008).

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