YOU STINK: protesta popolare o destabilizzazione "colorata" a Beirut?Tribuno del Popolo
venerdì , 31 marzo 2017
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YOU STINK: protesta popolare o destabilizzazione “colorata” a Beirut?

Forti manifestazioni anti-governo nella capitale libanese. All’inizio era questione di rifiuti, poi un sommovimento che rischia di sconvolgere gli equilibri post-guerra civile

Da settimane la capitale del Libano è segnata da forti manifestazioni antigovernative. Il motivo iniziale per queste manifestazioni, che appaiono ben organizzate e coinvolgono una media di 20mila o 25mila persone, è la mancata raccolta dei rifiuti, che ha causato indubbiamente disagi alla cittadinanza. Ma è credibile che per un motivo del genere vada avanti da settimane una protesta politica che ora chiede le dimissioni del governo e nuove elezioni? È possibile che solo per questo i manifestanti invochino una “rivoluzione” che sconvolga gli equilibri faticosamente raggiunti con gli accordi tra le fazioni che posero fine alla guerra civile degli anni ’70?

Il Libano è da molti mesi bloccato dal fatto che i due principali schieramenti contrapposti non riescono ad accordarsi sulla nomina del nuovo presidente che per costituzione deve essere un cristiano. Lo schieramento definibile come “progressista” che aveva finora governato è quello che fa capo ai partiti sciiti Hezbollah e Amal ed ai cristiani nazional-progressisti del generale Aoun. Questo schieramento è su posizioni antisioniste e filo-siriane.
Le agguerrite milizie di Hezbollah, sostenute dall’Iran, dopo aver clamorosamente costretto Israele a ritirarsi dal Libano nel 2000 e dopo aver frustrato nel 2006 l’ultimo tentativo di Israele di invadere il Libano, combatte ora a fianco dell’esercito siriano e si oppone ai tentativi dei gruppi jihadisti provenienti dalla Siria (come l’ISIS o Al-Nusra) pronti a fare irruzione anche in Libano. Lo schieramento opposto è quello che fa capo al partito sunnita legato all’Arabia Saudita, egemonizzato dalla potente famiglia Hariri.

Suoi alleati sono i cristiani di estrema destra (già responsabili del massacro di Sabra e Chatila del 1982), ora guidati dal famigerato fascistoide Geagea. Questo schieramento appoggia i cosiddetti “ribelli” siriani e flirta con Israele e con gli USA.

A questo punto non è difficile intravvedere nei disordini in corso un nuovo tentativo di “rivoluzione colorata” come quelli già attuati nel colpo di stato contro il governo di Milosevic in Yugoslavia tramite il gruppo pseudo-rivoluzionario e studentesco “Otpor”; in Ucraina con la “rivoluzione arancione” che portò al potere Yuschenko e la Timoschenko e poi, dopo il fallimento di questa “rivoluzione”, con il colpo di stato di piazza Maidan; in Georgia con la “rivoluzione delle rose”, ecc.

Anche le cosiddette “primavere arabe” rientrano in questo schema: sono state mandate in piazza persone inizialmente attratte da parole d’ordine formalmente “progressiste”, che poi si sono trasformate in incubi jihadisti appoggiati dall’esterno, come in Libia o in Siria, o hanno portato al potere la “fratellanza musulmana” come in Egitto.

Anche a Beirut i manifestanti, organizzati presumibilmente dalle solite ONG “umanitarie” internazionali che in realtà sono iscritte nel libro paga della CIA, esibiscono slogan “progressisti” come quello di richiedere che il sistema elettorale non si basi più sulle tre confessioni principali (musulmani sciiti o sunniti, e cristiani) ma diventi laico.

Dietro questi paraventi ideologici atti a sedurre settori della gioventù borghese progressista si intravvedono però le mire dei monarchi oscurantisti dell’Arabia Saudita e degli altri emirati feudali del Golfo, e dei loro alleati come USA, Turchia, Francia e Gran Bretagna. In questa fase i disordini servirebbero solo a destabilizzare il governo libanese che finora, anche perché spaventato dalla prospettiva di un’estensione della ribellione jihadista anche al Libano, ha di fatto sostenuto il governo di Bashar Al-Assad che resiste ai jihadisti in Siria.

Anche lo slogan assunto dai manifestanti testimonia dell’attenta programmazione della protesta che certamente gode del supporto di abili agenzie pubblicitarie come già le precedenti “rivoluzioni colorate”. A Belgrado lo slogan unificante era “Resistenza!”, a Kiev “È ora!”, a Tblisi “Basta!”. A Beirut è “YOU STINK!”, ovvero “voi puzzate” rivolto al governo libanese (giocando sulla presenza della spazzatura in strada, fenomeno “normale” per un napoletano, come chi scrive).

La strategia del caos in tutto il Vicino Oriente portata avanti dagli USA va avanti inesorabilmente. Ma il Libano degli Hezbollah è un osso duro, così come la Siria di Bashar Al-Assad che resiste ostinatamente da 4 anni e mezzo a una potente coalizione internazionale (cosiddetti “Amici della Siria”, oggi “Gruppo di Londra) che vorrebbe fare a pezzi il paese, come già riuscito in Libia e – parzialmente – in Iraq.

Vincenzo Brandi

Fonte: Marx21.it

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