Zizek, le Pussy Riot e l'interesse "interessato" dei media occidentaliTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Zizek, le Pussy Riot e l’interesse “interessato” dei media occidentali

Dopo la liberazione di Khodorkovsky e delle Pussy Riot da parte di Vladimir Putin, in molti in Occidente individuano nella Russia uno Stato autocratico e dittatoriale da combattere con ogni mezzo in nome di una non meglio specificata libertà. Noi non vogliamo assolutamente difendere la Russia, ma ci chiediamo se questo non sia un modo di nascondere altre, meno nobili, finalità.

“Le Pussy Riot espongono alla luce del sole la continuità fra lo stalinismo e il capitalismo mondiale contemporaneo.” (Slavoj Zizek). Questa frase del filosofo marxista sloveno sta girando su diversi siti di informazione, anche di sinistra, per etichettare la Russia come un paese estremamente negativo. Noi del Tribuno non abbiamo alcuna intenzione di prendere le parti di Vladimir Putin, tuttavia di fronte all’enormità di alcune bugie o superficialità che invece vengono assunte per vere dalla stampa non possiamo rimanere in silenzio. Innanzitutto va chiarito che si sta parlando del caso dell’amnistia fortemente voluta dal Cremlino e che ha portato alla scarcerazione, tra gli altri, anche dell’ex magnate Khodorkovsky e delle Pussy Riot, le ragazze divenute famose per aver inscenato una canzone rap contro Putin all’interno di una chiesa ortodossa e che sono state arrestate per poi venire liberate appunto solo qualche giorno fa. Dunque le Pussy Riot sono state liberate, ma questo è stato visto dall’Occidente come parte di un piano machiavellico di Putin per riabilitare la figura della Russia in prossimità delle Olimpiadi invernali di Sochi, che già in tanti hanno dichiarato di voler boicottare a causa delle leggi considerate illiberali e ingiuste contro gli omosessuali.

Inutile dire che tutti i giorni i diritti umani vengono violati in centinaia di paesi, senza però che gli organi di stampa che si indignano per quanto succede in Russia prendano mai posizione. Prendiamo quanto successo in Siria, dove l’Occidente ha finanziato e organizzato bande islamiche radicali senza scrupoli per destabilizzare e far cadere il governo di Assad, saldo alleato di Mosca. In questo caso è stata solo la presa di posizione del Cremlino a evitare che nel settembre 2013 gli Stati Uniti e la Nat0 bombardassero Damasco in nome di un attacco chimico addossato alle forze di Assad ma che probabilmente è stato invece responsabilità ribelle. La realtà ci sembra piuttosto che chi controlla l’informazione e la cultura può anche modificare la realtà, e in questo senso, ovviamente secondo noi, la frase di Zizek è emblematica. Vista la scarsità di eroi da spendere per la propaganda, la macchina dei media è alla disperata ricerca di personaggi da giocarsi sul tavolo delle relazioni internazionali, così si cerca di nascondere interessi economici e geopolitici dietro una lotta per i diritti umani, che guardacaso interessano solo quando riguardano alcuni paesi e non altri.

Così le Pussy Riot, Khodorkovsky, gli ucraini pro Ue, diventano tutti eroi per decreto, mentre nessuno parla dei prigionieri politici nelle carceri americane e occidentali. Anche il paragone operato da Zizek tra il capitalismo internazionale e lo stalinismo ci sembra particolarmente farraginoso e debole, nonchè privo di alcun significato dal momento che sono due cose che ci sembra una semplice forzatura volta a “cogliere due piccioni con una fava”. Insomma al posto che cercare improbabili eroi da utilizzare nel teatro mediatico per accalorare gli animi di cittadini benpensanti contro questo o quello, chi ha realmente a cuore i diritti umani dovrebbe prima chiedersi se chi comunica queste notizie è in buonafede, e soprattutto perchè lo fa. Sarà che la Russia rappresenta una minaccia dal punto di vista geopolitico e che la Nato, da anni, continua lucidamente un progetto di espansione verso Est? Sarà che pur con tutti i suoi limiti la Russia di Putin ha invertito la rotta rispetto a quella di Eiltsin e ha riconquistato al suo Paese indipendenza e autonomia nello scenario internazionale? E soprattutto, ha senso dichiararsi pro libertà e attaccare a testa bassa quanti vedono qualcosa di torbido e poco chiaro dietro la vicenda delle Pussy Riot?

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/maitea6/7807011110/”>maitea6</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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