Russia. Putin si scaglia contro i revisionisti della Seconda Guerra MondialeTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Russia. Putin si scaglia contro i revisionisti della Seconda Guerra Mondiale

Russia. Putin si scaglia contro i revisionisti della Seconda Guerra Mondiale

Il presidente della Russia, Vladimir Putin, accusato da più parti di essere illiberale quando non addirittura fascista, ha dichiarato di essere completamente contrario al revisionismo storico circa la Seconda Guerra Mondiale, ovvero alla riabilitazione dei fascismi. In particolare Putin ha sottolineato come questo sia avvenendo in Ucraina, ma chi lo ascolterà? 

Una premessa per fugare ogni dubbio dal momento che su internet si trova sempre troppa gente pronta a pontificare: questo articolo non vuole essere in alcun modo un articolo apologetico nei confronti di Vladimir Putin, personaggio su cui ogni lettore si sarà fatto un’idea aderente o meno alla realtà. Noi rispettiamo il pensiero di tutti, anche quando non collima col nostro, siamo abituati ad argomentare con rispetto le nostre convinzioni, e a confrontarle civilmente con gli altri. Sull’Ucraina abbiamo notato invece un atteggiamento insopportabile di una certa “sinistra” volta a tacciare Putin a priori come “cattivo” e quindi a prendere posizione apertamente a favore di Kiev come risposta. E se gli fate notare che a Kiev l’Occidente sta appoggiando bande di estrema destra e neofasciste, loro risponderanno che si tratta di una semplificazione in quanto Putin sarebbe lui stesso un “fascista”. Costoro però non sanno, o fingono di non sapere, che Putin di difetti ne avrà molti, moltissimi, ma di certo non lo si può accusare di simpatie fasciste dal momento che il suo governo ha varato una legge antinazista ferrea che ci sogniamo nella “democratica” Europa, dove i neonazisti sono tornati a operare ovunque alla luce del sole, cavalcando un insopportabile revisionismo volto a considerare l’estrema sinistra e l’estrema destra due facce della stessa medaglia.

I tentativi di distorcere i risultati della Seconda Guerra Mondiale sono estremamente pericolosi, come testimoniano i tragici eventi in Ucraina, dove le forze neonaziste più oltranziste hanno scatenato un vero e proprio terrore contro i civili“, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista con i principali media cinesi alla vigilia della sua visita nel Paese asiatico. Si tratta di affermazioni chiare e nette che indicano come a Mosca sul fascismo non si scherzi. Beninteso Putin non sarà certo un’emblema di democrazia, ma almeno per quanto riguarda “l’antifascismo” avrebbe da insegnarne e molto anche allo stesso Obama. Se pensate che siamo troppo di parte come mai allora l’Occidente appoggia un governo provvisorio a Kiev che ha preso il potere grazie a un autentico Golpe e che annovera tra le sue fila ministri apertamente neonazisti? Sempre Putin ha ricordato come quattro anni fa, in occasione del 65° Anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, la Russia e la Cina avevano rilasciato una dichiarazione comune,in base alla quale entrambi i Paesi si mostrano uniti nella critica al revisionismo storico, ritenuto inaccettabile. Continueremo a resistere ai tentativi di riscrivere la storia, di mitizzare i nazisti e i loro alleati e di infangare la memoria e il buon nome degli eroici liberatori”, ha affermato ancora Putin, mettendo così in difficoltà  molti benpensanti dell’Occidente, in prima fila nell’andare contro la Russia sui diritti gay e umani, (vedi la questione delle Pussy Riot, peraltro legate all’Nsa americano) e non pervenuti quando si tratta di prendere posizione contro il nazismo, quello vero.

Gracchus Babeuf

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5 commenti

  1. Però, considerando che nel world wide web i siti horror-pornografici sono diffusi quanto gli altri, se si cercasse di indirizzare questi movimenti neo-fascisti, neo-nazisti, neo-terroristi ecc… verso comportamenti che possano convivere nella società (cioè che si diluisca il mito della violenza, della sottomissione degli altri e della guerra fino a farlo diventare una componente secondaria di quell’ideologia)… quando io visitai la Bulgaria, nel 2006 a Varna ho visto un mercatino dell’usato che vendeva souvenir nazisti (oltretutto di ottima qualità), quando visitai la Sardegna, in Italia nel 1994, vidi un mercatino in cui comprai un orologio del KGB: quindi, spero che Putin abbia la visione globale di questo fenomeno, secondo me questo fenomeno si potrebbe definire “Feticismo di souvenir vintage”…

    • io non ci sto a questo rigurgito nazifascista! IO ho un sogno,quale? il sogno di una stalingrado globale! putin se sei antifascista prepara un’ondata di purghe a questi nemici della patria!

  2. …Se poi ci si ricorda che nel Mondo le “Narco-mafie” vendono droghe chimiche ecc…, non si farebbe fatica a capire che la popolazione, negli ultimi anni, è molto suggestionabile a quello che vede…

  3. E vorrei aggiungere, in conclusione, che in Europa sono molto diffusi i magazine che rivisitano la storia (con articoli tipo “Cosa sarebbe successo se Hitler avesse vinto la 2a guerra mondiale”, “Cosa sarebbe successo se Jesù Cristo non sarebbe morto”, “Cosa sarebbe successo se quel calciatore non avesse sbagliato un rigore” ecc…: quindi, io seguo con interesse le Nazioni che stanno considerando la Censura (Turchia, Giappone, Corea del Nord, Russia), ma spero che la censura non venga strumentalizzata per alimentare il “Culto della personalità” del leader del momento: perchè questo è stato definito dalla Storia “errore”…

  4. Gianni Sartori

    (Per non dimenticare mai cos’era -e cos’è- il nazifascismo…)

    1944-2014: a settanta anni di distanza, un ricordo di
    SARA CHE NON VOLEVA MORIRE…

    (Gianni Sartori)

    Ci sono storie che insegui inconsapevolmente per anni, o forse sono quelle storie che ti inseguono…
    Una prima volta ne avevo sentito parlare circa trenta anni fa. Un giro in bici, una sosta nella piazzetta di un paese mai visto prima, un casuale incontro con un’anziana che aveva assistito ai fatti di persona. Mi parlò di un evento all’epoca poco conosciuto (“obliterato”), su cui poco pietosamente veniva steso un velo di silenzio: la deportazione in una antica villa padronale di Vò Vecchio (Villa Contarini-Venier) di un gruppo di ebrei rastrellati nel Ghetto di Padova (dicembre 1943). E mi accennò ad un episodio ancora più inquietante, il tentativo di una bambina (forse spinta dalla madre) di nascondersi in una barchessa per evitare la definitiva deportazione (luglio 1944).
    Qualche anno dopo (sempre casualmente) raccolsi altri particolari da una parente, forse una nipote, dell’anziana ormai scomparsa. La bambina sarebbe stata riportata ai tedeschi il giorno dopo, forse per timore di rappresaglie. Fatto sta che emerse nel racconto una precisa responsabilità delle Suore Elisabettiane (incaricate di occuparsi della cucina del campo di concentramento) nel “restituire” Sara agli aguzzini. Ricordo che il controllo del campo di Vò Vecchio, uno dei circa 30 istituiti dalla R.S.I. di Mussolini, era affidato a personale di polizia italiano (presenti anche alcuni carabinieri). Invece la lapide sulla facciata della villa in memoria di quanti non ritornarono (posta soltanto nel 2001) ne parla come di un evento avvenuto “durante l’occupazione tedesca” senza un accenno alle responsabilità del fascismo italiano.
    Il tragitto dei 43 Ebrei da Vò Vecchio verso la soluzione finale è ormai noto e ben documentato. La macchina burocratica funzionava alla perfezione e la pratica di ognuno dei deportati proseguì regolarmente grazie a decine di anonimi complici, esecutori senza volto.
    Fatti salire su due camion, vennero prima richiusi nelle carceri di Padova e poi inviati a Trieste, nella Risiera di San Sabba. Tappa definitiva, Auschwitz.
    Quanto alla bimba, si chiamava Sara Gesses (doveva avere sei o sette anni, ma alcune fonti parlano di dieci) e, questo l’ho saputo solo recentemente, venne riportata a Padova con la corriera (quella di linea) dal comandante del campo in persona, Lepore (in alcuni scritti viene definito “più umano” rispetto al suo predecessore). Anche al momento di salire sulla corriera Sara si sarebbe ribellata, avrebbe pianto, gridato, forse scalciato. Vien da chiedersi come il zelante funzionario abbia poi potuto convivere con il ricordo di questa creatura condotta al macello. Ma in fondo Lepore non era altro che una delle tante indispensabili rotelline dell’ingranaggio, un cane da guardia addomesticato, servo docile incapace di un gesto sia di ribellione che di compassione. Pare che un maldestro tentativo di giustificarsi sia poi venuto da parte delle suore che dissero di aver agito in quel modo “per riportarla insieme alla mamma”. L’ipocrisia a braccetto con la falsa coscienza.
    In precedenza, insieme ai genitori, la bambina era stata catturata vicino al confine con la Svizzera durante un tentativo di fuga e quindi riportata nel padovano. Sembra anche che la madre riuscisse a farla scivolar fuori dal finestrino di un’altra corriera, quella che dal carcere di Padova stava portando i prigionieri a Trieste. Purtroppo invano. Sara venne immediatamente ripresa dagli sgherri nazifascisti.
    In Polonia la maggior parte dei 47 deportati (tra cui Sara) venne immediatamente “selezionata” per le camere a gas. Solo una decina venne momentaneamente risparmiata e di questi solo tre sopravvissero.
    Sara che non aveva incontrato nessun “giusto” sul suo cammino venne avviata alla camera a gas appena scesa dal convoglio 33T sulla rampa di Birkenau, nella notte tra il 3 e il 4 agosto agosto 1944.
    La sua “morte piccina” (come quella della bambina di Sidone cantata da De André) rimane un delitto senza possibile redenzione, ma di cui dobbiamo almeno conservare la memoria.
    Gianni Sartori (settembre 2014)

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