Aida si ribella: scontri nel campo profughi palestineseTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Aida si ribella: scontri nel campo profughi palestinese

Aida si ribella: scontri nel campo profughi palestinese

Proseguono da oltre un mese gli scontri a Aida. La vita, già difficile in un campo profughi, è resa impossibile dalla costante presenza militare che sorveglia dall’alto la zona e impedisce qualsiasi movimento.

Fonte: Oltremedianews

Il campo profughi di Aida, che si trova a 2 kilometri a nord di Betlemme ed è appena fuori le mura che circondanoGerusalemme, è stato istituito nel 1950. Il campo ospita più di 5 mila rifugiati. Nonostante si trovi in Area A, che significa piena giurisdizione dell’Autorità Palestinese per quanto riguarda sicurezza e ordine pubblico, Aida è costantemente sotto controllo israeliano a causa della sua posizione strategica, adiacente all’Area C. È stata una zona celebre per la sua resistenza fatta di cultura e l’opposizione non violenta all’occupazione israeliana, poi le cose sono cambiate. La frustrazione ha portato i profughi a reagire in qualche modo e il loro campo da metà marzo è diventato una zona militare. I suoi abitanti non sono liberi di uscire di casa, andare a scuola o all’ospedale.

È stato proprio il muro che isola il campo la causa scatenante di tutto ciò. Alcuni profughi con l’aiuto degli attivisti sono riusciti ad aprire un buco che ha scatenato la reazione israeliana. Un numero sconsiderato di militari è stato impiegato per tenere sotto controllo la situazione. I cecchini sulle case del campo minacciano chiunque esca per strada. Gli scontri sono iniziati il 22 marzo e molti sono i feriti. I soldati israeliani hanno sparato anche sulla macchina di Iyad Hamad, fotografo diAssociated Press, che stava immortalando gli scontri. Tra i feriti anche una fotografa italiana, collaboratrice di NenaNews. Altri tre giornalisti, due palestinesi e un americano, sono stati catturati dall’esercito e usati come scudo umano contro il lancio di pietre.

Pause
Le incursioni israeliane sono continuate anche ad aprile. È di due giorni fa l’irruzione nel campo con tanto di spari di candelotti di lacrimogeni. Una donna è morta soffocata per aver inalato il gas dei lacrimogeni. Si chiamava Noha Qatamish, aveva 50 anni, dei figli e, letteralmente, una vita trascorsa in un campo profughi.

Gli scontri hanno giustificato, secondo le forze israeliane, l’arresto di decine di profughi. Abu Aker, responsabile FPLPdell’Università di Betlemme è stato arrestato insieme con altri 6 membri della sua famiglia. Questo è il metodo più efficace per Israele, imprigionare i giovani attivisti e far loro passare anni in galera, senza neanche un processo. La maggior parte dei leader politici palestinesi in questo momento si trova in carcere. Nessun passo in avanti è possibile con questa politica, accompagnata inoltre dalla sempre verde, campagna d’insediamenti. Il dialogo si può costruire solo sulla base del rispetto e della reciprocità e Israele dovrebbe impararlo.

 Elda Goci

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