Egitto. Le proteste continuano tra mediazioni e cortei | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Egitto. Le proteste continuano tra mediazioni e cortei

Ancora tensione in Egitto, dove il palazzo presidenziale di Morsi, al Cairo, è tornato di recente nel mirino dei manifestanti. Il governo islamista non ha convinto i movimenti rivoluzionari egiziani, e così lo spettro di nuove tensioni resta all’orizzonte.

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Non conosce pace l’Egitto dopo l’ultima settimana di scontri tra manifestanti e polizia che hanno provocato diversi lutti e un numero imprecisato di feriti. Il governo islamista di Morsi non ha convinto i movimenti rivoluzionari egiziani, perlopiù laici, che hanno visto come una sorta di beffa la fine del governo di Mubarak e l’avvento al potere dei Fratelli Musulmani, considerati per certi versi persino peggio dell’ex Raìs. Uno dei luoghi del potere che è stato preso di mira come una sorta di simbolo del potere è proprio il palazzo presidenziale, già in passato teatro di imponenti manifestazioni lo scorso novembre proprio contro Morsi. Nelle scorse ore diversi manifestanti hanno cercato di scavalcare le mura che circondano il palazzo, e il risultato è stato di decine di feriti. I Fratelli Musulmani a quel punto hanno subito lanciato accuse su Twitter contro presunti agitatori e sabotatori, incolpati di provocare gli scontri.  Stesso scenario si è registrato nei pressi dell’Ambasciata degli Stati uniti in piazza Simon Bolivar nel quartiere di Garden City. Nei tafferugli tra manifestanti e forze di polizia sono state lanciate bottiglie incendiarie e lacrimogeni. Ma manifestazioni imponenti contro Morsi sono state organizzate in tutte le principali città egiziane, Port Said e Suez su tutte. Rispetto a una settimana prima però la situazione appare leggermente migliorata anche grazie alla mediazione di Ahmed el-Tayeb, gran muftì della moschea di Al-Azhar. Come riferisce Nena News, infatti “Il centro dell’Islam sunnita, che ha acquisito speciali poteri nel dirimere controversie con l’entrata in vigore della nuova Costituzione lo scorso dicembre, ha proposto un’iniziativa di dialogo tra i movimenti politici per la fine delle violenze.” In tale documento si è fatto riferimento anche all’uso di milizie colpevoli di aver attaccato e torturato i manifestanti. Anche l’opposizione nasseriana, guidata da Hamdin Sabbahi, ha deciso di sottoscrivere l’iniziativa ma ha chiarito di non accettare l’equiparazione tra martiri per “mano dello Stato”, e le reazioni alle violenze subite da parte dei manifestanti.
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